RUINER

Ruiner – Recensione

Il genere Cyberpunk non è solo brutalità e crudezza, ma anche una branchia dei romanzi fantascientifici con una buona componente narrativa. L’essere umano si è evoluto grazie all’aumento esponenziale delle tecnologie nella vita quotidiana e con l’avvento dell’era cibernetica con i robot come presenza costante in tutti i lavori più comuni. Il panorama cyberpunk può essere accomunato al concetto di “ibridazione”, un incrocio inconsulto tra due organismi di specie diverse in carattere e desiderio. Il metallo fuso con l’acciaio, le luci neon lampeggianti e le strade sporche sono solamente alcuni dei tanti elementi che impreziosiscono l’ambientazione alienante nata per la primissima volta con lo scrittore Gardner Dozois, attraverso una rivista dedicata ad Asimov. Il riflesso dell’universo punk crea in tutti quei titoli variegati come VA-11 Hall-A: Cyberpunk Bartender Action, graphic novel futuristica di ottimo spessore, una grande miscela tra estetica e immaginario videoludico. Nell’ultimo periodo il panorama indipendente si è infoltito di parecchi giochi davvero meritevoli, specialmente da provare per la console ibrida Nintendo Switch. Non è mai semplice comprendere quale sia uno dei titoli migliori da avere assolutamente nella propria softeca, in particolare per coloro che sono appassionati di più generi differenti. Per quanto possa sembrare paradossale, Ministry of Broadcast è una di quelle opere che è riuscita a colpire immediatamente nel segno e sfruttare un’idea molto importante come la prigionia in un reality show stile Grande Fratello di Orwell per divertire e appassionare. Reikon Games, sviluppatori indipendenti polacchi, sono un piccolo team che nell’ultimo periodo ha avuto l’occasione di proporre un gioco con temi cyberpunk molto radicali e profondi per svariate piattaforme diverse. Stiamo parlando di Ruiner: titolo con alcuni elementi da brawler, ma con l’anima da twin-stick shooter con visuale isometrica.

Benvenuti nell’oscurità, dove il male ed i colpi di pistola con raggi fotonici primeggiano sul bene e sull’incolumità della gente comune. La decadenza cyberpunk è una delle tematiche ambientali maggiormente caratterizzati in Ruiner, con una profondità quasi fuori dall’ordinario: la mentalità del gioco si evolve e cambia attraverso alcuni parametri precisi, come ad esempio una scrittura autoriale e soprattutto molto originale. Gli eventi scorrono volutamente in maniera “trasandata“, con tanti rimandi alla vita passata del protagonista e senza uno scopo principale ben delineato (semplice apparenza): il tutto è orchestrato sapientemente per donare al videogiocatore un’impronta specifica del genere cyberpunk utopico, trasformando lo sfondo rosso sangue in scenari con una storia piena di pathos. Il titolo twin-stick shooter del team Polacco e pubblicato da Devolver Digital è disponibile finalmente per Nintendo Switch dal 18 giugno 2020. Un’opera molto complessa, difficile da giocare con i tanti tecnicismi, ma che riesce perfettamente a trasmettere l’idea (ed anche il feeling) di un gioco sviluppato senza ombra di dubbio magnificamente. Scopriamo insieme di cosa si tratta in questa nuova e devastante recensione.

Ruiner
Stilisticamente Ruiner è davvero impressionante: un bel vedere e che persino in modalità portatile non sfigura minimamente!

L’impero cyberpunk: un’opera brutale e hi-tech

“Kill the Boss” è l’ingrediente fondamentale che serve al gioco per orbitare attorno ad una componente narrativa stratificata e piena di soluzioni autoriali. Dopotutto, dietro al titolo polacco ci sono alcuni vecchi esponenti del team di Techland e CD Projekt Red: qualcosa di veramente fenomenale, oltre al supporto costante del publisher Devolver Digital, che negli ultimi anni è riuscito a far affermare nel panorama videoludico dei prodotti indipendenti di ottima caratura. Ruiner è un buon videogioco sparatutto in visuale isometrica, con una trama molto coinvolgente e immersiva. Una volta iniziata l’avventura in una folle città cyberpunk di nome Rengkok City, muoveremo i primi passi in un sistema di gioco classico e facile da comprendere (almeno per quanto riguarda il prologo). Un misterioso uomo ammantato, senza un passato ben definito e con un pittoresco casco con su scritto “Kill You” è il protagonista atipico di Ruiner: una grande organizzazione criminale chiamata Heaven, che detiene il potere su una buona fetta della società di Rengkok, ha reso la terra un vero inferno e minaccia l’essere umano di giungere all’estinzione o alla digitalizzazione. Un hacker di nome Her, che ha risvegliato il nostro personaggio da un torpore infinito (presunta ibernazione cibernetica), vuole distruggere la società dei più forti, con lo scopo di inserire l’uomo cupo nella corporazione e fargli raggiungere l’apice della struttura per uccidere definitivamente il Boss. Non sarà un’impresa semplice, poiché dietro alla società vi sono tantissimi esponenti capaci di arrestare la nostra corsa verso l’ultimo piano. Il prologo ha una durata di circa mezz’ora, dove impareremo tutte quelle tecniche necessarie per muovere “bene” il personaggio a suon di colpi in faccia e ordigni esplosivi.

L’ambientazione del titolo è davvero particolare: una metropoli nell’anno 2091 devastata, sporca e con parecchi neon dipinti di rosso. Dovremo passare in maniera frequente dai bassifondi della città, con persone coinvolte nelle sparatorie che implorano di non ucciderli. Infatti, oltre alle scene d’intermezzo dove il protagonista dialoga brevemente con l’hacker, anche una buona parte dei cittadini possono dare quelle informazioni più da contorno che servono maggiormente per instaurare un feeling con il giocatore e la “lore” semi-nascosta del titolo. Scopriremo durante l’avventura che la corporazione ha rapito ingiustamente il fratello del protagonista, a causa di un diverbio poi tramutato in sparatoria. Non si conosce esattamente il “reale” motivo che lega il personaggio con il casco formato da tanti LED a questo presunto hacker di quartiere. I tanti interrogativi servono soprattutto per supportare la storia e dare un senso di continuità con ciò che è stato spiegato con l’intro prima di iniziare ad uccidere i nemici. Ruiner quindi basa la propria componente narrativa su un pretesto, che trova un significato più ampio e importante nelle ultime fasi conclusive del gioco con l’uccisione del Boss. Troveremo nel corso dell’avventura tantissimi personaggi secondari, un po’ come l’affascinante Daisy, che nel suo piccolo proverà ad aiutare il protagonista ed Her. La caratterizzazione dei personaggi è piuttosto buona, seppur l’uomo ammantato da noi controllato non emette alcun suono e viene chiamato semplicemente Puppy: si tratta infatti di un vero e proprio pupazzo che serve per raccontare “altre storie”. Per quanto possa sembrare assurdo, Ruiner imbastisce un panorama cyberpunk molto canonico ed affascinante, con un tono scanzonato e alle volte esuberante. Un gioco inoltre dal forte carattere e stilisticamente ammirevole: ogni scenario è pieno di dettagli, tra oggetti distrutti e ben modellati ad altri con svariate componenti meccaniche e/o colorate.

L’avventura è condita anche di dialoghi alternativi che si possono sbloccare attraversando aree secondarie, oppure sconfiggendo un determinato nemico. Attraverso il menù principale è possibile leggere un intero codex molto approfondito con la descrizione delle armi, oggetti usati e personaggi incontrati: insomma, un buon modo per conoscere meglio ciò che stiamo seguendo. L’opera del team polacco può essere conclusa in modalitànormale” in circa otto ore piene. In base anche alla difficoltà scelta e alle situazioni più alternative, la longevità del gioco può variare in maniera non del tutto lineare (arrivando quasi a dodici ore), ma pur sempre in positivo. Per quanto riguarda la localizzazione, Ruiner è tradotto interamente in lingua italiana (che tra l’altro, risulta essere una rarità per il publisher Devolver Digital), mentre il doppiaggio di alcune scene è solo disponibile in inglese. Si tratta comunque di un adattamento ottimo e con tante terminologie provenienti dal panorama del genere d’appartenenza fantascientifico.

Ruiner
Si possono effettuare più combo contemporaneamente su più obbiettivi consecutivi, così da massimizzare il danno ed il punteggio finale.

Un twin-stick shooter con visuale isometrica meraviglioso!

Il gameplay di Ruiner è decisamente coinvolgente, assuefacente e molto difficile. Uno dei titoli indie (ed anche per quelli più di rilievo) che mostra apertamente un lato estremamente violento e veloce di un videogioco sparatutto twin-stick con visuale dall’alto. Per quanto possa essere meraviglioso nell’estetica generale ed anche appagante nel movimento fluido del personaggio, è evidente che non sia un gioco indirizzato a chiunque: purtroppo la struttura del titolo è complessa, poiché si basa tanto sulla difficoltà e gli scontri con un utilizzo massiccio delle abilità attive. Non è un dato da trascurare, nemmeno quando il gioco (superato il prologo) capovolge la situazione e consente al giocatore una maggiore libertà di azione tra le varie mappe da affrontare. Questa apertura può però tramutarsi in qualcosa di più straniante al primo impatto, come ad esempio non sapere dove muoversi o come seguire l’albero delle abilità piuttosto corposo per non restare indietro con la trama. Eppure, per chi è abituato ai giochi di ruolo action e/o sparatutto in prima persona, ogni elemento proposto in questo titolo sembra avere un senso specifico: il gioco è strutturato per  avanzare con tre grandi livelli (i settori della corporazione da sconfiggere) ed altre piccole quest secondarie. Dopo aver concluso uno stage, viene assegnata una valutazione che può variare da F a S+ (sistema di valutazione classico americano). Le armi in dotazione variano in base a due modalità specifiche d’attacco: una riguarda quelle da mischia o melee con katane e spade o mazze chiodate, mentre la seconda si tratta di armi a distanza (all’incirca una ventina, tra fucili pesanti, lanciafiamme a pistole doppie). Tra una zona di combattimento e l’altra è possibile rifugiarsi in un piccolo paesino, l’hub di gioco, dove dialogare con alcuni personaggi incontrati e sbloccare nuove funzioni, un po’ come accade in Exit the Gungeon.

Sapere come utilizzare le armi durante l’avventura è molto importante, visto che il gameplay è incentrato proprio su quest’ultimo elemento. Spesso ci troveremo a combattere con armi che non conosciamo, probabilmente cadute dopo aver ucciso un nemico o dopo aver sbloccato con una sequenza di codici (simile al famoso Konami code, ma scritto in modo da risultare più veloce da selezionare) una colonna delle armi dislocata in più location. Esistono delle abilità sempre disponibili come il dash dinamico per scappare con la pressione di un tasto, oppure lo scatto che consente quindi di rallentare o fermare per qualche istante il tempo, scegliendo con quale ordine (massimo tre punti) spostarsi con il teletrasporto a corto raggio. Le altre abilità sono otto in tutto, da sbloccare e migliorare durante la campagna principale tramite l’albo nel menù, e possono essere richiamate tramite una barra circolare con il tasto X: tra le più utilizzabili risulta esserci lo scudo termico, che consuma con il passare dei secondi le tacche dell’energia posizionate sotto la barra della vita, e l’hackeraggio del nemico che consente di farlo scagliare a nostro favore verso altri. Dopo aver sbloccato alcune abilità in particolare, il gioco diventa molto più semplice ed immediato: forse anche un po’ troppo, a causa di alcune skill che aumentano in maniera esagerata il potere del protagonista verso chi vuole invece ucciderlo. Un piccolo calo nel gameplay che comunque può essere accantonato facilmente, preferendo uno stile più fisico e d’impatto.

I nemici sono diversi e con un combat system intrigante, perfino l’IA è molto responsiva, anche se alle volte troppo punitiva con il giocatore non ancora esperto. Nel corso dell’avventura ci imbattiamo in mini-boss con dei pattern poco prevedibili ad altri molto più complessi e devoluti interamente allo svolgimento della storia. La difficoltà in Ruiner cambia secondo tre modalità, ossia semplice, normale e difficile. Quest’ultima è davvero impegnativa e non permette il minimo errore, dunque devi aver giocato almeno una volta tutta l’avventura cyberpunk. Inoltre sono disponibili già da subito alcune modalità secondarie della campagna e che riguardano specialmente chi vuole cimentarsi in una speedrun, oppure concludere il gioco senza morire.

Ruiner
La morte è molto frequente, quindi bisogna anche abituarsi a questo importante dettaglio per poter godere al massimo del gioco.

Benvenuti a Rengkok: la città dove i sogni diventano realtà

Ruiner è senza ombra di dubbio, oltre che assodato, un titolo indie d’avanguardia in questa attuale generazione di console: davvero potente e che può facilmente attirare un pubblico variegato di videogiocatori. Al netto di alcune complessità dovute dalla struttura del gameplay ed alcune sbavature nella trama (per quanto riguarda la caratterizzazione del protagonista e di altri personaggi), il gioco preserva una componente grafica e stilistica meravigliosa. Su Nintendo Switch il titolo gira in maniera fluida e senza avere incertezze sia in modalità portatile che davanti ad uno schermo più grande. Un frame-rate quindi fisso e con una qualità delle texture piuttosto alta. Il titolo assemblato dagli sviluppatori Reikon Games è meritevole di molte lodi, così come per l’ambientazione perfettamente cyberpunk e ben contestualizzata. L’impatto scenico realizzato è probabilmente uno dei migliori e assolutamente accattivante, nulla a che vedere con altre conversioni più blasonate. Il gioco si ispira per tantissimi motivi alla cultura pop degli anni ‘80, con un’estetica generale meno minimalista e quasi pacchiana. L’ideale è quello di presentare un’opera con l’immaginario di Akira o Paprika, entrambi film d’animazione giapponese. Il comparto musicale/sonoro è anch’esso ottimo, pieno di tracce elettroniche (synthwave) e progressive. Sbalorditiva l’impresa di convogliare più strumenti musicali per uniformare il suono e renderlo graffiante: in linea con il gameplay caotico.

Ruiner
Le armi non sono propriamente personalizzabili, eppure è possibile modificare alcuni elementi per migliorare la stabilità e l’uso in game.

In conclusione, Ruiner è un twin-stick shooter stupendo, con tinte variegate ed a tratti noir. Per poter giocare a questo titolo, bisogna però mettere da parte alcuni pregiudizi sulla difficoltà e lanciarsi a capofitto in un’avventura cyberpunk di grande spessore. Il titolo per certi aspetti assomiglia per la struttura del gameplay ad un altro gioco fondamentale nel panorama indie, ovvero Hotline Miami (con il quale condivide anche lo stesso publisher). Le differenze con quest’ultimo sono minime, seppur ci sia in Ruiner una maggior contestualizzazione dell’uso di ogni singola arma e abilità attiva. Disponibile al prezzo di 19,99 euro sul Nintendo eShop di Switch. Un rapporto qualità/prezzo indubbiamente appropriato e che dimostra come una piccola produzione – ma con grandi menti – possa confezionare un titolo divertente, veloce e brutale. Un consiglio: non lasciatevi sfuggire questo titolo, perché merita veramente di essere provato solamente per una prestazione tecnica pressoché ottima in modalità portatile.

RUINER
Ruiner – Recensione
PRO
Ottima trama e buona ambientazione...
Il gameplay è veloce, brutale e complesso;
Esteticamente ottimo e pieno di grandi ispirazioni;
Tecnicamente valido: pochi cali qualitativi;
Musiche sintetiche meravigliose;
La durata è variabile, ma comunque in media sulle otto ore.
CONTRO
... ma con alcune incertezze e una caratterizzazione del protagonista non ottimale;
Può essere troppo difficile;
Attività secondarie lineari.
9.3
Brutale e cyberpunk!
Redattore