Infini

Infini – Recensione

“Il vuoto dell’infinito ha inizio con alcuni rintocchi; poi, tutto tace in un silenzio assordante”. Alle volte il panorama videoludico può essere estremamente complesso da capire. Non sempre un videogioco riesce a riscuotere lo stesso successo di altri più blasonati per tantissimi fattori, in particolare rientra la natura con un budget ristretto (un po’ come i titoli indipendenti) ed una finestra di lancio/campagna marketing non del tutto ottimale. Nintendo Switch è una delle console più ambite per tutti gli appassionati di vari generi, soprattutto dopo l’ultimo periodo che è riuscita a radunare una discreta softeca di titoli indipendenti. Per uno sviluppatore autonomo, Switch è la piattaforma attuale più indicata per proporre il proprio gioco, come accaduto con Stela, Mosaic o persino il recente Infliction: Extended Cut. Ma se da un lato abbiamo prodotti meritevoli e divertenti, dall’altro è possibile trovare dei giochi abbastanza “atipici” e quasi incomprensibili per un pubblico variegato, ma pur sempre originali e stravaganti. Infini è un gioco molto strano, che al primo impatto può innescare tantissime emozioni contrastanti. Eppure limitarsi solo all’aspetto superficiale (ovvero il trailer o dei video gameplay, senza effettivamente provarlo con pad in mano), non può rendere per diverse motivazioni “giustizia” ad un gioco che intende – per questioni anche personali – uscire dai canoni e offrire qualcosa di nuovo. Sviluppato da Barnaque e pubblicato da Nakana.io, Infini è disponibile su Nintendo Switch dal 3 luglio 2020. Un titolo platform arcade bidimensionale psichedelico, un miscuglio bizzarro tra una visione onirica distorta e un gioco con enigmi ambientali alquanto difficili. L’ambiente di gioco è impreziosito da un particolare non indifferente, ossia un comparto musicale e sonorovirtuoso” e che prova a far catapultare il giocatore in un universo alternativo. Scopriamo finalmente insieme di cosa si tratta in questa nuova e stroboscopica recensione.

Infini
Esteticamente poco evocativo e con basse texture. Purtroppo non si riesce a premiare proprio per questo motivo.

L’evoluzione di un gioco psichedelico

La distorsione del tempo e dello spazio sono alcuni degli elementi che vorticosamente girano attorno alla meta-storia di Infini. Un comparto narrativo sconvolgente, capace di estrapolare da più contesti diversi dei concetti e modificarli a proprio piacimento. Non si avverte una linearità del discorso, bensì un grande mosaico formato da tante caselle dove il gioco (con l’idea dell’autore) prende pieghe sempre inaspettate. Un platform fuori dagli schemi, molto simile ad un prodotto realizzato da chi ancora deve affinare la tecnica da sviluppatore, ma che comunque conosce una interessante base di level design. Per poter godere di un gioco del genere, bisogna immediatamente mettere da parte il grande scoglio rappresentato dalla grafica non certamente ottima. Sono più le immagini scontornate male e delle texture in bassa risoluzione, piuttosto che elementi di spicco che potrebbero far risaltare l’intera opera videoludica di Barnaque. La trama esplora sentieri curiosi, un po’ come il sentimento, il senso d’unione ed allontanamento, il tempo e lo spazio. Concetti molto filosofici e non adatti a chiunque: del resto, il gioco preme fortemente l’acceleratore sul voler trovare una caratterizzazione importante a temi poco trattati nel panorama videoludico. Sicuramente merita un plauso per aver osato in quello che normalmente uno sviluppatore eviterebbe di fare, anche per non confondere il proprio pubblico in spiegazioni lunghe e troppo concentrate sui principi astratti. Nel gioco troveremo molta allegoria della vita e della morte: riesce anche a far riflettere il giocatore durante quei momenti di stasi tra una sequenza platform e l’altra.

Il protagonista dell’avventura assume una posizione neutra, riconducibile ad un feto di bambino, e completamente inerme si lascia cadere verso il baratro dell’infinito. Un viaggio di proporzioni notevoli, che non sembra terminare mai: nemmeno per un secondo, il personaggio continua in quello che è un cammino spirituale in direzione della fine dei tempi. Incontreremo in questo folle pellegrinaggio diverse creature e persone stravaganti che, come il protagonista, vengono allietate da questa lenta litania infinita. L’omino controllato dal videogiocatore è interamente bianco e con il viso stravolto, indossa solamente delle ali piumate che non riesce ad usare (da subito). La storia “inizialmente” sembra molto innocua e grottesca, eppure con il passare delle ore diventa sempre più interessante ed inaspettata, con una possibile conclusione dell’intero arco narrativo dopo otto ore di gioco. La veste grafica disordinata non riesce però a rendere onore ad una trama potente e con colpi di scena originali. La caratterizzazione dei personaggi è ben contestuale a quanto è possibile vedere durante lo svolgimento del gioco. I valori migliori di Infini sono sicuramente il coraggio, la voglia di osare in qualcosa di esuberante e il concetto filosofico che getta le basi per una riflessione interiore tra speranza, odio e amore. L’effetto psichedelico è presente in ogni scena d’intermezzo e anche nelle sequenze platform puzzle.

Infini
Lo scopo del gioco è quello di entrare attraverso i globi argentati e continuare la discesa verso l’infinito, scoprendo pian piano la trama.

Un viaggio unico e folle!

Il tratto unico ed indistinguibile di Infini è l’attrazione estetica verso qualcosa di “incomprensibile”. Infatti la grafica non è particolarmente suggestiva, sebbene la trama voglia andare a parare su certe tematiche importanti e riflessive. Dopotutto non è nemmeno corretto giudicare il libro dalla copertina, ed anche in questo specifico caso l’aneddoto ha perfettamente senso. Il gameplay è l’anima pulsante del titolo, solo dopo la storia. Un gioco condito di uno strano puzzle solving misto ad un platform bidimensionale, dove dovremo scappare con l’omino bianco ed alato da qualunque forma di muro presente nella location. Una volta toccata la parete od un volatile posizionato come ostacolo, dovremo premere un tasto per distorcere il tempo ed iniziare dal checkpoint più vicino. Il personaggio tende quindi a cadere verso il basso, ma è possibile spostarlo a destra o sinistra per fargli seguire una traiettoria precisa. Dopo la risoluzione di alcuni enigmi ambientali preliminari, il titolo prende una piega molto più difficile e complessa: per superare l’obiettivo raggiungendo un globo argentato, il gameplay si intensifica e gli scenari diventano in maniera esponenziale sempre più articolati. Ragionare per trovare una via d’uscita è fondamentale, altrimenti si rischia subito di rimanere bloccati e non sapere come procedere. Il gioco richiede inoltre un determinato tempismo nell’eseguire gli spostamenti. Gli sviluppatori hanno aggiunto come funzione la possibilità di rallentare per alcuni istanti il personaggio, oppure di consentire la discesa molto più rapida: a seconda delle nostre esigenze, il gioco si adatta e migliora.

Infini
Il gameplay può raggiungere livelli inaspettati e soprattutto folli.

Infini di Barnaque è una prova di coraggio, speranza e determinazione, che molto spesso si tramuta in poca concretezza per un mancato supporto alle spalle. Un titolo notevolmente complesso sia concettualmente che per quanto riguarda il gameplay puzzle. Tecnicamente è molto semplice, si nota la poca esperienza del team nel cercare di assemblare un’idea alquanto interessante. Per fortuna il frame-rate risulta stabile, avvertibile qualche incertezza in location con troppe immagini sovrapposte. Per quanto concerne il comparto musicale/sonoro, anche in questa situazione il gioco non esprime al meglio ciò che possiede: musiche disturbanti, eccessivamente psichedeliche e male mixate con il resto dei suoni. La differenza con altri giochi di punta è enorme, purtroppo scegliere un prodotto del genere rispetto ad altro solo per una buona storia originale non è sicuramente il massimo delle aspettative. Disponibile attualmente su Nintendo Switch al prezzo di 13.00 euro. Un rapporto qualità/prezzo non classificabile, a meno di non pensare di acquistarlo solo con un considerevole calo di prezzo o sconto. Non è nemmeno disponibile in lingua italiana, sebbene i dialoghi da leggere non siano molti. Per quanto l’arte possa avere tantissime forme diverse e bizzarre, per i videogiochi la base (ovvero l’estetica ed un sistema di gioco più accessibile) è decisamente più importante e non può essere minimamente trascurata.

Infini
Infini – Recensione
PRO
Una storia assurda, ma interessante;
Ci sono notevoli spunti di level design;
Geniale in alcune trovate.
CONTRO
Musiche quasi eccessive;
Gameplay troppo complesso;
Tecnicamente basso e poco apprezzabile;
Meriterebbe sicuramente di più.
6.4
Strano!
Redattore