Sheltered – Recensione

Sheltered è un titolo che ho voluto fortemente visto che già dalle informazioni che avevo reperito e dal trailer che avevo guardato, mi aveva incuriosito in una maniera assurda. Sicuramente l’aver giocato e recensito il simile, almeno per meccaniche, This War of Mine, ha influito sul mio stato d’animo e sulla mia scelta ma tutto ciò poteva essere pericoloso visto che il titolo di 11 Bit Studios ha lasciato tanto dentro me e tutto quello che viene giocato dopo un capolavoro rischia di subirne il paragone e non essere apprezzato per quello che è.

sheltered
Fortuna il buon Spot che ci da una mano che mamma dorme… ah no… ehm!

Quindi ho dovuto resettare la mia mente per cercare di essere il più sincero possibile e godermi questo titolo nato nel 2016 grazie ad Unicube Studios, una piccola software house formata da quattro persone con sede a Shropshire, nel Regno Unito. Grazie anche a Team 17 che ha collaborato nella lavorazione e poi nella pubblicazione del titolo, Sheltered è approdato dapprima su Steam, riscuotendo un ottimo successo, per poi debuttare su PS4 e Xbox One.

Nintendo Switch era l’unica console “casalinga” che mancava all’appello ed ora anche la piccola ibrida made in Kyoto può accogliere questa creazione, strana, inusuale ed a tratti claustrofobica, che ci porterà in una sorta di The Sims in salsa post-apocalittica. Giocare a Sheltered sarà come vestire i panni di Viggo Mortensen in The Road in uno scenario desolato simile a quello di Io Sono Leggenda ma senza aberrazioni mutanti che vi daranno la caccia, senza zombie in cerca di carne fresca, almeno inizialmente; i veri pericoli saranno la non soddisfazione dei bisogni elementari e gli altri essere umani, pronti a tutto pur di sopravvivere. Occhio che da The Road a Funny Games potrebbe essere un attimo!

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Ahahahah non mi fate paura… nanetti!

Resistere sempre e comunque… vivere!

Avviando il gioco, saremo chiamati alla prima scelta che Sheltered ci chiederà di fare ovvero scegliere quale delle due modalità proposte affrontare; la Sopravvivenza o lo Scenario che a sua volta comprende due episodi giocabili, Circondate e Stasi. Ovviamente ci sarà suggerito di partire proprio con la prima modalità che ci permetterà di immergerci in maniera totale e senza vincoli, nel comando e nella gestione di un nucleo familiare comprensivo di un tenero animaletto domestico.

Tutti a lavorare… grandi e piccini!

Subito dovremo decidere come comporre la famiglia da gestire creando due adulti, anche di sesso uguale, e due bambini. La personalizzazione è completa e avremo modo di sbizzarrirci tra colore della pelle, capigliature, vestiti ma soprattutto una gamma di caratteri che indirizzeranno l’umore dei nostri personaggi come il coraggioso, l’ottimista o l’immancabile dormiglione. Se non abbiamo tanta pazienza e soprattutto vogliamo perdere meno tempo possibile nella personalizzazione, possiamo far decidere al fato attraverso la scelta randomica che in alcuni casi risulterà anche divertente; infatti non sarà difficile giocare con un bambino forte che lavorerà al pari di un adulto.

Oltre che con le persone, dovremo anche interagire con un animale a scelta tra cane, gatto, cavallo, serpente o pesce che aiuterà ad abbassare il nostro livello di stress ma a cui dovremo badare e soprattutto nutrire. Il gatto sarà molto utile per catturare i topi e si ciberà una volta ogni due giorni, il cavallo è importante per gli spostamenti ma è molto dispendioso per quanto riguarda l’alimentazione mentre il cane risulta indispensabile nelle esplorazione ed è una via di mezzo tra il cavallo ed il gatto per quanto riguarda la richiesta di cibo senza dimenticare il viscido serpente che vi aiuterà nella caccia ai topi una volta liberato dal terrario o dell’immancabile pesce rosso, utile solo per lo stress e davvero poco esoso di cibo.

Mmmmh, quella renna è appetitosa… da fare coi ribes!

I nostri personaggi avranno sempre alcune barre che ci indicheranno i loro bisogni e soprattutto la loro salute generale; un personaggio che ha bisogno di dormire difficilmente lavorerà o si ammalerà se non vive in un ambiente pulito o in mancanza di una doccia. Oltre a seguirli in tutto e per tutto, avremo a disposizione anche tavoli da lavoro dove costruire vari oggetti utili per migliorare la nostra dimora. Dal sistema di filtraggio delle acque per convertire il flusso piovano ad un semplice secchio per i bisogni, tante saranno le personalizzazioni da effettuare senza dimenticare la costruzione di nuove stanze o un congelatore per conservare gli animali catturati da mangiare. Ovviamente tutto ciò non sarà gratis e consumerà risorse quindi dovremo stare ben attenti a costruire oggetti utili e inizialmente tirare un po’ la cinghia magari dormendo su scomodi sacchi a pelo per poi più avanti usare dei veri e comodi letti.

Oltre la vita in casa c’è altro ed ecco che dovremo esplorare i luoghi intorno per raccogliere nuovo cibo e materiale ma anche per conoscere nuove persone che potremo reclutare nella nostra famiglia sempre con cautela, c’è un sottile filo da non rompere mai e un estraneo in casa potrebbe rubare anche tutto ciò che abbiamo o semplicemente rompere l’idillio familiare. Dopo ogni esplorazione, ci verranno assegnati dei punti esperienza che verranno divisi tra i vari personaggi per aumentare i loro vari livelli; anche aiutare una persona che busserà al nostro rifugio ci permetterà di vedere le nostre caratteristiche aumentare di XP.

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Anche i vermoni tentano l’assalto… come in Tremors!

Aggiunta non di poco conto per questa versione Switch, è la modalità scenario che, come accennato in precedenza, contiene ben due episodi giocabili. In Circondate, vestiremo i panni di madre e figlio che il marito lascia nel bunker sotterraneo per andare alla ricerca di un posto più sicuro e di rinforzi. A noi non resterà altro che resistere ben cinquanta giorni agli assalti di bande, assassini e altre persone che vogliono prendere possesso del nostro rifugio in una modalità che ha tutto il sapore di un home invasion in salsa videoludica. Potremo ovviamente rinforzare oggetti, costruire armi e trappole ma soprattutto dovremo cercare di soddisfare i bisogni primari per sopravvivere. Il secondo episodio dal titolo Stasi ci vede nei panni di uno scienziato con al seguito la sua famiglia che ha a disposizione settantacinque giorni per costruire un razzo e lasciare così, con tutti loro, la terra ormai inospitale. Qui il tutto prende una piega fantascientifica a tinte horror; dovremo stare molto attenti agli assalti che verranno eseguiti anche da mutanti molto arrabbiati e vermi giganti, ma dalla nostra abbiamo un’intelligenza sopraffina e tanta voglia di vivere.

Considerazioni finali

Sheltered è un The Sims in chiave ansiolitica e post apocalittica sicuramente meno curato di This War Of Mine ma anche con una profondità di trama e di gameplay minore ma non per questo all’acqua di rose. I toni anche qui sono comunque cupi e rendono bene l’idea di un’umanità ai minimi termini ma non esistono suicidi o quella costante ansia che pervadeva la creazione di 11 Bit Studios.

Ai terrapiattisti non piace questa immagine!

 

Sicuramente anche la grafica proposta in un’ottima pixel art, rende meno realistico Sheltered che comunque ha buoni colori e sfondi oltre ad animazioni molto fluide nella loro semplicità. Tutto ovviamente gira a 1080p in docked e 720p in portable con 60fps costanti e granitici. Il gameplay risulta immediato, con un buon controllo dei personaggi e soprattutto adatto ad un vasto pubblico di giocatori abbracciando sia i casual che gli hardcore gamer, comunque davvero molto simile al titolo ideato da Will Wright tendente più alla sopravvivenza.

I comandi sono immediati, semplici e con un’ottima risposta; una freccia da muovere attraverso lo stick sinistro ci permetterà di indicare i punti da selezionare, i pulsanti sono destinati ad attivare le varie azioni mentre i dorsali serviranno nella scelta del personaggio e nell’immancabile velocizzazione del tempo, utile in alcuni frangenti di staticità. Sheltered non è una passeggiata di salute e la difficoltà si attesta su buon livelli con una scelta tra facile, media e difficile ma vi assicuro che già a quella più bassa avrete i vostri problemini da risolvere e soprattutto tanta materia grigia da usare.

Non andare papà… ma niente da fare! MEXICOOOOOOOOO!

Peccato la mancanza di profondità nelle esplorazioni che si risolvono con oggetti trovati randomicamente e con una scelta base su quale portarci a casa, insomma siamo ben lontani dalle gite fuori porta ricche di casualità e pericoli di This War Of Mine ed anche se abbiamo comunque un numero limitato di posti nell’inventario, difficilmente avrete problemi. Ottime le traduzioni testuali in italiano così come molto buono è il sonoro che veste in maniera perfetta il corpo cupo di Sheltered che comunque si dimostra un ottimo gioco che vi catturerà dall’inizio alla fine e vi farà dimenticare del tempo che scorre!

Jagged Alliance: Rage! – Recensione

Negli ultimi tempi, come già ho raccontato nelle mie ultime recensioni, il mondo videoludico è stato attanagliato da un forte vento nostalgico che ha soffiato forte su tutta l’industria e anche sugli utenti finali. Abbiamo visto rinascere capolavori che segnarono un epoca come i vari capitoli dedicati a Crash e Spyro, nuove versioni di console d’epoca come il NES e il SNES ma soprattutto una serie di remastered come Resident Evil 2 che promettono di riportare nuova linfa vitale a giochi invecchiati, alcuni anche non perfettamente.

Ora è il turno di riportare in auge una vecchia serie di giochi, Jagged Alliance, molto famosi tra gli amanti degli strategici a turni che ne fecero un vero e proprio caposaldo del genere grazie all’aggiunta di elementi GDR e una buona dose di salsa stealth.

Sempre questi trafficanti di droga… Plata o Plomo?

Il primo capitolo, titolato solo Jagged Alliance, nasce nel 1995 per PC e ci portava, con alcuni mercenari, su un’isola deserta dove nel 1952 era stato compiuto un test nucleare; scopo del gioco era liberare l’isola dai nemici e conquistare territori. Tra alti e bassi, la serie ha visto la nascita di numerosi capitoli con una netta virata nel 2012 e 2013 alla grafica 3D per rendersi più appetibile al pubblico più giovane, distaccandosi di fatto dai veterani, che hanno fortemente criticato questo cambio di rotta non ritenendo necessari miglioramenti grafici ma bensì un upgrade alle già ottime meccaniche di gioco.

Arriviamo a questo 2018 quando HandyGames coadiuvata da THQ Nordic, decide di far tornare ai fasti di un tempo la serie, scegliendo di innovare totalmente cercando al contempo di non snaturare la serie, nasce Jagged Alliance: Rage! che arriva su PS4, Xbox One e PC lasciando di fatto scoperta solo la piccola ibrida di casa Nintendo, Switch, che sarebbe stata la casa ideale per questo capitolo grazie al suo comparto touch. Ma andiamo a scoprire insieme se questo Jagged Alliance: Rage! riesce nel far risplendere la serie o se sarà un altro passo verso l’oblio.

Jagged Alliance: Rage!
La smetti di guardare e ci salvi???

Mercenari + droga = anni ’90

Appena avviato il gioco, saremo accolti da una sequenza animata che ci mostra un elicottero che precipita schiantandosi al suolo, accompagnati da una musica stile militar rock. Subito entriamo nel vivo dell’azione e siamo chiamati a scegliere i nostri protagonisti, solo due, tra ben sei mercenari ognuno con i propri pregi ma anche con alcuni difetti di non poco conto.

Abbiamo Ivan Dolvich, ex militare dal possente fisico ma purtroppo anche con problemi di alcolismo; Charlene “Raven” Higgens, una dei migliori tiratori della SWAT che ha visto la sua famiglia distrutta e quindi soffre di disturbi psicologici; Kyle “Shadow” Simmons, un ex ranger perfetto per gli attacchi silenziosi ma che subisce ancora gli effetti della leucemia, sconfitta ma che gli ha portato molti danni; Victoria “Vicky” Waters, ragazza molto abile con granate e coltelli che ha visto il suo popolo devastato e quindi non si fida più delle altre persone oltre a soffrire di claustrofobia; Helmut “Grunty” Grunther, ex membro molto popolare degli A.I.M. in grado di maneggiare molto velocemente i grandi calibri ma con molti problemi personali che lo rendono distratto e sbadato; ultimo ma non ultimo Q “DR Q” Huaong, un maestro nelle arti marziali e di varie arti orientali, cinico e disilluso ma anche carente nell’uso di armi da sparo.

Jagged Alliance: Rage!
L’isola, vasta e piena di guai!

Questi sono i nostri protagonisti e grazie a due di questi dovremo salvare i civili di un’isola in mano ad un pericoloso cartello della droga che sta cercando di annientarli per prendere il controllo completo del territorio e non avere più occhi indiscreti, ma non ha fatto il conto con i nostri antieroi pronti come non mai a mettergli i bastoni tra le ruote. Ma ahimè cadranno presto in una trappola cambiando, di fatto, la loro missione che in primis sarà salvare la nostra cara e vecchia pellaccia.

Considerazioni finali

Quindi Jagged Alliance: Rage! riesce nel tentativo di restituire splendore alla serie? La risposta è semplice e ahimé perentoria, no! Questo capitolo si avvicina di molto a serie come Clash of Clans, forse volutamente per conquistare un pubblico di giovani, ma sinceramente non se ne sentiva il bisogno a meno che questo capitolo non fosse stato proposto per dispositivi mobili.

Tutto questo si capisce già dall’impostazione grafica che si presenta in uno stile cartoon gradevole con sfondi ben fatti e animazioni discretamente ricreate ma che ben si distanziano dal realismo che la serie abbracciava. Tutto gira ovviamente a 1080p restituendoci però un frame rate ballerino che in alcuni casi scende ben al di sotto dei 30fps rendendo il gioco difficile da approcciare.

Jagged Alliance: Rage!
Obiettivo? Via dall’area… ma si meglio scappare, anche da questo gioco!

Il gameplay è quello tipico degli strategici a turni con scelte da fare subito muovendo il nostro personaggio all’interno di una scacchiera virtuale con determinate azioni da compiere una volta arrivati al punto X. Ovviamente tutto dovrà essere ben studiato perché i movimenti da compiere così come le molte azioni sono in numero limitato e un movimento affrettato potrebbe portarci ad un veloce game over. Ma la difficoltà non è altissima anzi Jagged Alliance: Rage! risulta fin troppo facile, complice un’IA nemica non ottimale e pregi e difetti dei nostri mercenari che non influiscono minimamente sull’avventura rendendo le loro caratteristiche, superflue.

I comandi sono facili da apprendere anche se, nei casi sopracitati di calo frame rate, subiscono un importante input lag rendendo di fatto Jagged Alliance: Rage! ingiocabile in alcuni momenti. La trama segue il filone di moda negli anni ’90 con un gruppo di persone spedite da qualche parte nel mondo per combattere sicari e cartelli di droga, ma peccando di particolarità e originalità, tende a non farci immedesimare con i personaggi e diventa di contorno e facilmente dimenticabile.

Jagged Alliance: Rage!
E’ proprio il caso di dire… AAAAAHHHH!

Anche il sonoro così come il doppiaggio inglese non brilla richiamando nel nostro cervello i tempi che furono ma soprattutto i peggiori videogames presenti nelle sale giochi, quelli dove mettevi il gettone e poi ti pentivi subito di averlo sprecato. Quello che poteva salvare Jagged Alliance: Rage! rendendolo leggermente appetibile, sicuro di patch da parte degli sviluppatori che mettano una pezza ai vari difetti, sarebbe stato un prezzo budget ma purtroppo neanche questo è presente e il gioco costa tanto, forse troppo, per quello che offre.

Jagged Alliance: Rage! – Steam – Gameplay

Un seguito che purtroppo eredita poco e niente dai capitoli precedenti, lasciano per questo un pò di amaro in bocca. Chi però apprezza gli strategici a turni alla XCOM, di sicuro troverà del buono anche in questo Jagged Alliance: Rage!

Pubblicato da GameScore su Martedì 11 dicembre 2018

 

Peccato, le idee c’erano e il sol pensiero di riportare in auge una serie così forte in questo 2018 era una sfida molto ardua che non si conclude nel migliore dei modi. Riprovateci…

Ultimate Stories – Duck Hunt

Era il 1987 ma a me arrivò più tardi, se ben ricordo cinque anni dopo, il 1991… tra le mie braccia finalmente una scatola nera con all’interno una scatola grigia che avrebbe rivoluzionato l’intera industria videoludica, il Nintendo Entertainment System o meglio conosciuto come NES. Già la confezione faceva sognare con il suo retro pieno di immagini di giochi che erano disponibili alla vendita ma anche l’interno era ricco con a disposizione oltre alla console, i joystick, un doppio gioco Super Mario/Duck Hunt ma soprattutto una Zapper, pistola da collegareper usarla con giochi adatti al suo uso. La NES Zapper era una vera innovazione per l’epoca; al momento dello sparo effettuato tramite un grilletto abbastanza duro, lo schermo diventava nero per un fotogramma e nel successivo fotogramma un rettangolo bianco attorno allo sprite assegnava la zona di sparo poi rilevata da un fotodiodo all’interno della pistola stessa. Per noi bambini dell’epoca tutto questo si chiamava magia ma forse, e sottolineo forse, tutto questo successo non sarebbe avvenuto se in accoppiata non ci fosse stato il mitico Duck Hunt.

 

Duck Hunt ebbe l’arduo compito di essere uno dei cavalli trainanti della nuova console ma riuscì con successo nella sua impresa grazie al divertimento immediato che sapeva regalare a giocatori di tutte le età. Il tutto era molto facile, si impugnava la Zapper, si inseriva la cartuccia e si sceglieva Duck Hunt anche tramite la selezione dalla pistola. Il gioco aveva tre modalità: lo sparo all’anatra singola, a quella doppia e ai più etici piattelli ma i veri protagonisti del gioco erano proprio il volatile verde e un simpatico cane che in caso di successo andava a recuperare l’anatra ma se sbagliavamo il colpo, usciva per deriderci.  Fu successivamente pubblicata anche una versione VS in cui si poteva giocare in due, sparare al cane ma soprattutto conteneva livelli a modalità mista tra anatre e piattelli oltre che varie modalità bonus.

Il duo ha avuto una comparsa graduale su Smash e non è stato da subito un lottatore del noto torneo. La prima apparizione risale a Super Smash Bros Melee in cui l’universo Duck Hunt è rappresentato da un trofeo, la seconda apparizione risale invece a Super Smash Bros Brawl è in questo caso abbiamo un semplice adesivo dell’anatra; il vero e proprio debutto avviene con Super Smash Bros 4 in cui il duo diventa un personaggio sbloccabile con tre mosse finali a disposizione che richiamano l’universo Zapper con le apparizioni di Hogan’s Alley e Wild Gunman oltre che attacchi con la suddetta pistola. Il duo ritorna a furor di popolo anche in questo Super Smash Bros Ultimate sempre come personaggio sbloccabile ed è molto adatto anche come character per i meno avvezzi alla serie ma bisogna imparare a padroneggiarlo. Molto utile per gli attacchi di tipo aereo, lo considero uno tra i più forti della serie ed anche il più sottovalutato, avendo dalla sua anche mosse speciali molto potenti utilizzabili dalla lunga distanza ma soprattutto molto belle da vedere come il cane che lancia il barattolo che poi può venir sparato con la pressione di un altro tasto colpendo il nemico.

PRO

  • Molti attacchi potenti dalla lunga distanza
  • Ideale per chi si avvicina al gioco per la prima volta
  • Attacchi aerei veloci e pratici

CONTRO

  • Debole sugli attacchi ravvicinati
  • Il piccione d’argilla può essere distrutto indebolendo l’attacco
  • Bisogna imparare ad usarlo bene

A pochi giorni dall’uscita questo nuovo capitolo di Smash Bros tutto dedicato alla piccola e portentosa Switch con cui potremo giocare sia comodamente seduti sulla poltrona che ovunque desideriamo. Sicuramente sceglierò il mitico duo sempre pronto a far fuori i nemici con la loro immancabile Zapper e con i loro attacchi in aria, un personaggio davvero sottovalutato ma molto portentoso e che vi permetterà di acquisire bene le basi di questo picchiaduro dall’ardua difficoltà.

Monster Boy And The Cursed Kingdom – Recensione

Guarda che giocone che ti affido, questo è un capolavoro, il popolo videoludico è in fermento per quest’avventura ispirata a Wonderboy. Queste le prime parole che mi hanno detto dopo avermi affidato Monster Boy And The Cursed Kingdom ma poi ci ho pensato un attimo e ho iniziato a pensare… chi è Wonderboy? Da utente Nintendo che quando la scelta era tra Sega Master System e NES mi sono affidato alla casa di Kyoto con totale abbandono, non conoscevo il gioco in questione e fortunatamente la remastered mi è venuta in soccorso anche se mi sarebbe piaciuto giocare all’originale di un tempo.

Devo ammettere che purtroppo, una grande pecca della nostra strabiliante Switch, è l’assenza di un servizio più completo di virtual console; ben venga il servizio gratuito offerto con Switch che permette di godere ancora dei titoli per NES semplicemente abbonandosi al servizio online ma solo allor quando tutto ciò verrà allargato anche a SNES, N64 e magari ad una partnership con SEGA per altri giochi, avremo una vera enciclopedia videoludica a portata di mano.

Monster Boy and the Cursed Kingdom
Oink oink… sono tanto puccioso, perché mi vogliono far fuori tutti?

Detto ciò, ho recuperato quel Wonderboy: The Dragon’s Trap che ha ispirato il gioco arrivato su Switch e devo dire che avevo perso per strada un piccolo capolavoro, divertente ed invecchiato bene ma effettivamente si sentiva il bisogno, e molti lo hanno chiesto a gran voce, di un nuovo capitolo magari con qualche piccola innovazione e soprattutto un design più moderno e devo dire che il prodotto finale è davvero ben riuscito.

Monster Boy And The Cursed Kingdom nasce da un progetto fallito del 2014 frutto di una campagna Kickstarter che avrebbe permesso a Game Atelier di produrre Flying Hamster II: Knight of The Golden Seed, un gioco che si rifaceva al brand del criceto volante ma con forte ispirazione ai giochi della serie Monster World. Dopo che il progetto iniziale era naufragato, Game Atelier coadiuvata da FDG Entertainment ha deciso di cambiare nettamente ambientazione avvicinandosi ancora di più al vero Wonderboy, che festeggia ben trent’anni, ma soprattutto renderlo più interessante e con un protagonista che potesse far carriera nel mondo videoludico. Poi ricordiamoci che tutto ciò è sotto l’egidia di Sega ed è distribuito anche sotto forma fisica in un edizione da collezione che farà venire l’acquolina in bocca a molti di voi. Siete pronti ad immergerci in un fantasioso mondo che vi lascerà a bocca aperta?

Monster Boy and the Cursed Kingdom
Ciao a tutti popolani, siete in buone mani! Vi aiuto io!

Maiali, serpenti e tanta magia

Una volta avviato il gioco, saremo catapultati nei panni di un ragazzo dagli strani capelli blu di nome Jin che come tanti adolescenti della sua età, vive in un villaggio di poche persone aiutando i più grandi nei compiti di tutti i giorni e cercando di vivere in armonia con tutti. Purtroppo un giorno, suo zio Nabu impazzisce e trasforma tutta la popolazione in animali grazie ad una strana magia gettando tutti nel panico.

Monster Boy and the Cursed Kingdom
Sta calmo che a farti fritto ci metto un attimo!

Il nostro ragazzino si armerà di coraggio e partirà all’avventura cercando di fermare il folle zio e soprattutto di riportare tutto alla normalità. Ma tutto questo non sarà propriamente una passeggiata di salute, oltre a numerosi nemici pronti a fermarci una volta e per sempre, il nostro eroe subirà gli effetti della magia di zio Nabu e spesso dovremo fare i conti con trasformazioni che ci daranno del filo da torcere. Se in forma umana, il ragazzo è agile e scattante, nei panni di un maiale, ad esempio, sarà molto difficile anche effettuare un semplice salto ma avremo dalla nostra un fiuto sopraffino.

Troveremo sempre numerosi enigmi da risolvere ma soprattutto tante monete da raccogliere per scambiarle poi nei vari negozi sparsi in tutto il territorio che ci permetteranno di ampliare il nostro arsenale e vestiario. Inoltre è presente una meccanica GDR che ci permetterà, attraverso l’assunzione di alcune radici di potenziare e acquisire nuovi poteri in modo da renderci sempre più forti. Tutto questo ci servirà per poi affrontare i boss finali che sono vari e soprattutto non facili da battere; infatti dovremo combinare varie tecniche per ucciderli definitivamente facendoci anche ragionare e non limitando il tutto ad una forsennata pigiatura di tasti.

Monster Boy and the Cursed Kingdom
Onda energeticaaaaaaa!!!

Considerazioni finali

Monster Boy And The Cursed Kingdom colpisce nel segno donandoci un platform moderno che richiama i fasti di un tempo aggiungendo qualche novità ma soprattutto rendendo il tutto gradevole per i videogiocatori moderni. Tutto questo lo percepiamo già dalla grafica curatissima in ogni dettaglio che ci restituisce uno stile molto vicino a quello degli anime giapponesi con sfondi animati e dettagliatissimi oltre che personaggi e nemici ben caratterizzati. Gli effetti grafici sono ben strutturati specialmente nelle trasformazioni del nostro personaggio che subirà anche dei cambi di movimento a seconda dell’animale in cui ci immedesimeremo. Tutto gira ovviamente a 1080p e 60fps in docked che scendono a 720p e 60fps in portable ma senza il minimo rallentamento o tentennamento.

Il gameplay è quello tipico dei platform con aggiunte di piccoli richiami GDR che faranno la felicità di chi ama questa categoria, in ogni caso Monster Boy And The Cursed Kingdom è un gioco adatto a tutti che vi offrirà molte ore di svago. I comandi sono immediati e basteranno alcuni minuti per padroneggiare perfettamente il nostro eroe sia per quanto riguarda il semplice camminare ma soprattutto nelle tecniche di attacco e difesa. I comandi del movimento sono affidati all’uso dello stick analogico sinistro mentre le azioni sono destinate ai pulsanti, comandi che risultano efficaci e soprattutto senza lag.

E ora sono un leone!!!! Arggghhhh

La difficoltà si attesta su buoni livelli donandoci un ottimo grado di sfida senza risultare mai frustrante ed anche la longevità è molto buona; non basteranno una manciata di ore per finire il gioco… ve ne serviranno davvero molte. Le musiche e il sonoro sono molto buoni, un’ottima soundtrack ci accompagnerà durante l’avventura senza però mai eccellere, qui si poteva fare di più.

Ovviamente molte cose potrebbero avere il sapore del già visto e in tutto il gioco aleggia spaventoso lo spettro di Wonderboy ma trovare un difetto a questo gioco è davvero difficile e Monster Boy And The Cursed Kingdom ha la capacità di far splendere ancora una volta il caro e vecchio platform “all’antica” dimostrandosi un cavallo di razza. Complimenti alla Game Atelier che coadiuvati da Ryuichi Nishizawa (creatore di Wonderboy) non avrebbero potuto fare di meglio.

Asterix e Obelix XXL 2 Remastered – Recensione

Asterix e Obelix sono due noti personaggi della serie a fumetti Asterix, creata in Francia nel 1959 dal duo formato da René Goscinny (testi) e Albert Uderzo (disegni) e che vide la pubblicazione in Italia nel 1968 grazie all’editore Mondadori. Fu da subito un grande successo vista la simpatia dei protagonisti e le trame ben fatte che ci portavano al 50 a.C. quando i romani avevano annientato e occupato militarmente la Gallia ad esclusione però di un piccolo villaggio dell’Armorica che resisteva ad ogni attacco.

Dite quello che volete ma ho sempre preferito Obelix!!!

Ma come fa un popolo minuscolo a difendersi ed uscire vincitore da ogni attacco ad opera del più grande esercito mai creato? Semplice, grazie ad una pozione creata dal druido del villaggio, Panoramix, che regala molta forza in più, a chiunque la beva, per un tempo ovviamente limitato ma che basta a respingere i vari attacchi. A capo di questo gruppo molto simpatico e dai numerosi personaggi buffi abbiamo Asterix, un guerriero piccolo di statura ma astuto e coraggioso, dal riconoscibile baffo biondo e l’elmo con le ali; ed il suo fido compagno Obelix, un bestione molto grosso dotato di una forza sovrumana dovuta dal fatto che da piccolo era caduto nel calderone della pozione di Panoramix. Grazie all’intelletto del primo e la potenza del secondo, il villaggio è una vera e propria fortezza inespugnabile.

Molte sono state le versioni ludiche dedicate al fumetto francese e tante sono state le piattaforme conquistate ma sicuramente i capitoli che vengono ricordati maggiormente sono quelli XXL e XXL 2: Mission Las Vegum, ed è proprio quest’ultimo che è stato scelto per essere rimasterizzato e proposto alle nuove generazioni grazie alla Microids che poi curerà anche il terzo e inedito capitolo. Il gioco che originariamente era uscito nel 2005 su PS2 e PC, viene proposto per Xbox One, PS4 e ovviamente Nintendo Switch e potrà essere acquistato anche in simpatiche edizioni da collezioni contenti anche le action figures. Ma la casa francese avrà fatto un buon lavoro con il vecchio titolo Atari dedicato ad uno dei personaggi più famosi d’oltralpe? Scopriamolo insieme!

asterix e obelix xxl 2
Le action figures sono davvero molto carine!

Asterix ha i pugni nelle mani!

Asterix e Obelix XXL 2 si apre immediatamente con una cut scene che ci mostra alcune navi romane intente a raggiungere il piccolo villaggio gallico e quattro saggi druidi confabulare sui segreti dei galli: Panoramix, Alias, Kerosene e Sessantasix. Un qualcosa di inaspettato è dietro l’angolo e dopo un cenno di Panoramix avviene un’imboscata da parte degli odiati romani che rapiscono i tre druidi con il saggio barbuto che sembra essere in combutta con il piano.

asterix e obelix xxl 2
Un po’ di pulizia grafica è stata fatta ma si poteva dare di più!

Il giorno dopo, un buffo personaggio di nome Sam Shieffer, parodia dell’ononimo protagonista di Splinter Cell, si reca da Asterix e Obelix per comunicare loro che Panoramix è un traditore del loro villaggio e sta aiutando i romani; d’altronde chi meglio di lui, una spia romana, ce lo può dire? Ma i nostri eroi non credono a tutto ciò e partono verso il parco di divertimenti sito a Roma, Las Vegum, per capire meglio la situazione e fermare i malvagi piani di Cesare e forse di Panoramix.

Dovremo combinare bene i nostri eroi e scegliere quale usare sapientemente anche se, per molti enigmi, dovremmo usarli entrambi in un gioco di combinazioni molto divertente. Sia Asterix che Obelix potranno picchiare numerosi romani ma soprattutto, tramite alcune combo, potranno richiamare dei poteri sovrumani che ci aiuteranno a spazzare via molti nemici in un lampo. Sparse in tutti i livelli, incontrerete numerose slot machine con cui letteralmente buttare le varie monete a forma di scudi che raccoglieremo, vincere è davvero difficile. Quello che più ci divertirà, sarà incontrare vari personaggi parodia delle più note saghe videoludiche: Street Fighter, Super Mario Sunshine, Pac Man, Rayman, Tomb Raider e ce ne sono ancora e ancora in un vero festival del videogioco che saprà divertire anche se, personaggi come quello che richiama Super Mario, vi farà penare al punto tale che ben presto lo odierete.

asterix e obelix xxl 2
Eccoli i due amici! Sempre insieme contro i romani!

Considerazioni finali

Mi aspettavo sicuramente meglio e forse, come dice il nostro caro Sisko, a volte i ricordi potrebbero non essere proprio corretti; ai tempi della PS2, Asterix e Obelix XXL 2, mi sembrava nettamente migliore mentre questa remastered mi ha deluso. In primo vorrei capire il significato del termine remastered dato da Microids… la grafica è leggermente meglio definita ma fondamentalmente non sono state rifatte completamente texture e/o personaggi, ma cosa che proprio dall’inizio non mi è andata giù, sono tutte le cutscene rimaste quelle di un tempo, addirittura si vedono in un rettangolino proprio per permetterle di girare a 480p senza sgranare sui televisori di nuova generazione. Io per remastered intendo un gioco completamente rivisto e migliorato e non un mero riciclo, questo è un remake e non una remastered; su questo sono stato deluso e forse il voto finale pagherà lo scotto di ciò.

asterix e obelix xxl 2
Una catena di romani per uccidere altri romani… una combo difficilissima!

Graficamente il gioco ha dei miglioramenti nei giochi di luce e sicuramente in qualche effetto grafico particellare ma troppe cose sono state lasciate indietro effettuando solo una pulizia generale e almeno sulla nostra Nintendo Switch non fa di certo gridare al miracolo; tutto gira a 1080p/60fps con qualche tentennamento nelle scene più concitate mentre in portable tutto scende a 720p con 60fps. Il gameplay diverte anche se ben presto potrebbe annoiare vista una ripetitività costante che permeane questo Asterix e Obelix XXL 2. Tranne alcune sezioni di enigmi e platform ben riuscite, il tutto si limita ad un picchia picchia costante e un azione sempre uguale.

I comandi sono semplici anche se alcune combo non di facile esecuzione, con la levetta analogica sinistra comanderete i due personaggi, con i pulsanti potrete azionare le varie combo e con il dorsale il cambio personaggio. La difficoltà è ovviamente rimasta invariata anche se già era molto buona con la presenza di molte fase ostiche ma mai frustranti. Musiche e sonoro in linea con il gioco, ben fatte e che si sposano ottimamente con l’avventura; ma cosa salva il gioco dalla mediocrità?

asterix e obelix xxl 2
Il Caesar Palace… puntatina?

Semplice, la voglia di divertire con quello spargimento di parodie del mondo videoludico ben riuscito, un canzonare leggero e semplice che vi strapperà più di una risata e il volere incontrare queste varie icone, riuscirà nell’ardua impresa di farvi andare avanti con il gioco. Metteteci pure un’ottima trama ben costruita, raccontata e tutta in italiano. Asterix e Obelix XXL2 è una non riuscitissima operazione nostalgia, un massimizzare economicamente l’operazione XXL 3 con il minimo sforzo ma bastava davvero poco in più per creare un qualcosa di maggiormente gradevole… peccato!

This War Of Mine: Complete Edition – Recensione

Inizio questa recensione con una semplice, ma forse neanche troppo, domanda per voi… un gioco deve far divertire? D’altronde lo direbbe la parola stessa. Anche un videogioco dovrebbe portare emozioni ma soprattutto inondare di gioia l’utilizzatore finale per donargli svago e, per un attimo, permettergli di dimenticare i problemi della vita. Super Mario, Donkey Kong, Sonic e potrei andare avanti all’infinito, sono tutte icone rimaste nel cuore delle persone proprio perché riuscite nel loro intento, hanno accompagnato molte generazioni, stupendo ma soprattutto facendo sorridere tramite le loro avventure.

Adesso mi sono entrati nel cuore altri personaggi e i loro nomi sono semplici e reali: Marko, Roman, Boris, Emilia, Anton e Zlata e solo nominandoli mi scende una piccola lacrima, come se fossero dei miei amici ormai scomparsi. Loro sono i protagonisti di This War Of Mine e dimenticatevi paesaggi colorati, principesse da salvare e anelli da raccogliere; comprando questo gioco sviluppato da 11 Bit Studios, vi arriverà un pugno diretto e forte nello stomaco, una storia su cui pensare e forse commuovervi ma soprattutto un gioco fuori dal comune e sicuramente non per tutti che regala una forte empatia verso i propri personaggi.

This War Of Mine
Guerra dura e cruda, in una grafica superba

I ragazzi della software house polacca hanno deciso che era giunto il momento di regalare al mondo un videogame che si discostasse dai classici gameplay ma soprattutto un qualcosa che possa portare insegnamento alle persone di tutte le età, a fermarci e ragionare su cosa vuol dir veramente la guerra; riflettere e dire… non deve accadere mai più. Sicuramente ci sono riusciti e questo The War Of Mine vi segnerà profondamente e anche se una volta finito lo accantonerete in un angolo, nella vostra memoria tornerà sempre… un gioco per sempre!

Il The Sims della tristezza

Il mio titolo vuole essere una provocazione ma raccoglie quello che fondamentalmente il gioco è, un The Sims in chiave depressione con argomenti crudi e maturi, dialoghi forti ma soprattutto un riuscire a sopravvivere in un mondo dilaniato dalla guerra. Siamo a Sarajevo, anche se non specificatamente indicato, durante uno dei conflitti più cruenti che la storia ci ha dato, e abbiamo sotto il nostro controllo un gruppetto di tre sopravvissuti che durante l’assedio alla città si sono nascosti all’interno di un’abitazione e cercano di sopravvivere; ma tutto ciò non sarà affatto una passeggiata di salute.

This War Of Mine
Casa dolce casa, anche in guerra un rifugio sicuro!

I nostri tre personaggi dovranno assecondare i loro bisogni come dormire, mangiare ed essere di buon umore ma già riuscire sempre ad esaudire le loro necessità fondamentali non sarà sempre facile. Il cibo scarseggia così come il materiale per costruire i letti e spesso saremo costretti a mangiare cibo crudo e scadente oltre che dormire per terra. A tutto questo ci sarebbe una soluzione ed è quella di andare a depredare le abitazioni o edifici rimasti ma tutto ciò si potrebbe tradurre in tristezza e spesso in morte.

Infatti, la maggior parte dei luoghi, è abitata o comunque già occupata e se la fortuna ci assisterà ci troveremo di fronte magari degli anziani inermi ma voi rubereste medicine e cibo a due persone indifese? Liberi di non farlo ma ne dovrete pagare le conseguenze, se non rubate potreste morire di fame mentre se deciderete di portar via tutto, la depressione per aver fatto praticamente morire due persone inermi vi prenderà totalmente. Ma non sempre troverete due anziani ad accogliervi, i luoghi infatti pullulano di gang armate pronte a scambiare i vostri oggetti con i loro ma se cercherete di rubargli materiale, sono pronti anche ad uccidervi sul posto con armi bianche o da fuoco.

This War Of Mine
Brevi racconti di guerra per conoscere meglio i nostri personaggi

Non manca la possibilità di costruire in casa numerose attrezzature come un cucinino per riscaldare il cibo o una falegnameria dove costruire le armi ma tutto ciò dovrà essere ben ponderato; spesso vi ritroverete a costruire armi ma a dormire per terra per mancanza di materiale atto a costruire un letto. Non è facile comunque vivere in tutto questo squallore, un animo buono potrebbe anche decidere di suicidarsi e spesso i miei personaggi lo hanno fatto… ho sempre finito le giornate con nessun sopravvissuto e la guerra ha sempre vinto contro di me.

Considerazioni finali

This War Of Mine è un capolavoro senza se e senza ma, sicuramente per pochi, adatto a tutti ma ai più sensibili rimarrà indigesto ma non perché ingiocabile, semplicemente perché destinato ad essere ricordato, ad abbracciarvi e non lasciarvi più.

Graficamente superbo, il gioco è presentato con un effetto fumetto, con colori volutamente slavati e sbiaditi che aumentano ancora una volta la sensazione di aria malsana che pervade il gioco… d’altronde la guerra non è colore. Ci muoviamo con una risoluzione di 1080p in docked e 720p in portable con una framerate stabile a 60fps. Il gameplay è semplice e ricorda The Sims, muovi i tuoi personaggi, offrigli la possibilità di mangiare e svolgere le regolari funzioni e sopravvivi alla guerra. I personaggi sono gestiti tramite lo stick analogico sinistro mentre le azione tra cui scegliere verranno visualizzate a video e potranno essere scelte tramite la pressione dei tasti. Sempre richiamabile l’inventario, dove troveremo tutte le nostre scorte che potremo spesso barattare quando alla nostra porta si presenteranno degli estranei per proporci numerosi scambi.

This War Of Mine
Un altro giorno è passato… e siamo pronti a vivere ancora una volta!

Oltre la sopravvivenza vera e propria, spesso ci arriveranno richieste d’aiuto anche da personaggi secondari e dovremo scegliere se accettarle o no, con cautela e attenzione visto che potremo anche non tornare mai a casa. Tutto ciò si svolte in un ciclo mattina e sera, il giorno è fatto per svolgere compiti in casa o secondari mentre la notte per cercare in giro scambi o fare razzie. La difficoltà è dannatamente alta ma mai frustrante, è un simulatore di sopravvivenza dalla guerra è come tale si comporta; rimanere vivi sarà davvero difficile e spesso i vostri personaggi moriranno o addirittura si suicideranno.

Le musiche e il sonoro sono minimali ma ben fatti e accompagnano con leggiadria tutte le giornate che affronteremo. La trama è spiegata attraverso la bio dei personaggi ma soprattutto attraverso lettere e parole che via via troveremo nel corso della nostra avventura ma vi avviso che il più delle volte è straziante. Anche la longevità è molto alta visto che, se avrete il coraggio di affrontare più volte la storia, questa vi proporrà momenti sempre nuovi mentre le storie, comprese nei 3 DLC presenti esclusivamente in questa Complete Edition, vi permetteranno livelli extra in grado di mettervi anche nei panni di alcuni bambini per una tristezza senza fine. Un forte plauso alla collaborazione degli sviluppatori con l’associazione War Child che grazie all’ononimo DLC continua a raccoglierne i proventi e a migliorare la vita di veri bambini che purtroppo vivono ancora oggi in zone di conflitti.

Il gioco non ha grandi difetti se non quello di portare molta tristezza quindi vi consiglio di affrontarlo in un momento di forte relax. Non diverte, non fa ridere, fa pensare, fa piangere, è una tragedia… ma non lo mollerete facilmente; This War Of Mine è da avere assolutamente.

Party Hard – Recensione

Alla notizia che anche Party Hard sarebbe arrivato su Switch ho avuto un fremito, finalmente potevo rigiocare a quel piccolo capolavoro e portarlo con me ovunque sarei andato ma soprattutto anche tutta la popolazione Nintendara avrebbe goduto di un gioco che regala un divertimento assoluto a basso costo.

Avete mai sognato di essere, pensare ed agire come un serial killer? Bene, non sporcatevi le mani e la vostra fedina penale, con Party Hard potrete immergervi nei panni di uno spietato assassino senza rischiare la galera o almeno quella reale perché quella virtuale è sempre pronta per voi. Adorate anche gli slasher movie degli anni ’80 come Halloween di Carpenter e Venerdi 13 e avete sempre tifato per Myers o Voorhees? Ottimo, non potete non comprare questo videogame.

Party Hard
Si diano inizio alle danze… ed il solito buttafuori che rompe!!!

Creato sotto il motore Unity ed edito da TinyBuild, publisher molto attivo sotto l’egidia di mamma Nintendo che ci ha portato sulla piccola ibrida buoni giochi come Garage ed Hello Neighbor; Party Hard è nato dalla collaborazione di due piccoli studi, Pinokl Games e Kverta che grazie a tanta fantasia e voglia di stupire hanno estratto dal cilindro il proprio coniglio. Con un’idea semplice e dalla realizzazione tutto sommato elementare, debuttano il 25 agosto 2015 su Steam per poi portare la loro creazione su tutte le altre piattaforme incluso Android e Fire OS… non esiste quindi una persona che possa non conoscere il gioco anche perché merita davvero la vostra attenzione.

Intendiamoci, sicuramente non è privo di difetti ma sicuramente riescono ad essere camuffati da un gran numero di pregi; finalmente abbiamo un videogame che riesce ad intrattenere facendo anche lavorare la vostra materia grigia grazie ad ottime meccaniche stealth. Scordatevi di fare una strage senza ragionare, di alzare il coltello ed uccidere liberamente senza conseguenze… dovrete premeditare l’omicidio per compiere meno errori possibili ma soprattutto per avere pochi testimoni tra i piedi.

Party Hard
Arrivano gli alieni… chissene, uccidiamo anche quelli!

Kill, kill, kill!

Appena avviato il gioco potremo goderci un filmato che ci farà conoscere il nostro protagonista, un simpatico serial killer, che all’inizio degli anni 2000 decide di imbucarsi in numerose feste americane e fare delle vere e proprie carneficine per alcuni motivi che vi verranno svelati grazie a delle buone ed animate cutscene. I luoghi saranno sparsi in tutti gli Stati Uniti e le feste saranno davvero delle più svariate; dal classico party universitario al barbecue in riva al lago passando per un night. L’approccio da utilizzare sarà sempre quello stealth in quanto non è un gioco in cui invadere le feste e agitare il coltello in aria senza la benché minima accortezza ma le cose a cui stare attenti sono davvero tante.

Party Hard
Menu’ semplice e lineare, molto anni ’80 da abbinare con il nuovo album dei Muse!

Per prima cosa dovrete sempre uccidere fuori dagli occhi di altre persone o essere talmente veloci da ammazzare anche eventuali testimoni; se lascerete scappare una persona che ha visto la vostra azione omicida, correranno a chiamare la polizia che si indirizzerà subito verso di voi. Inizialmente la guardia chiamata avrà il passo lento e si stuferà presto di rincorrervi ma dopo varie volte che sarà chiamata ad intervenire, sarà molto veloce fino a catturarvi. Oltre che correre potrete utilizzare varie scorciatoie che però saranno via via chiuse da un simpatico idraulico baffuto… esatto proprio lui, it’s me Mario! Oltre alla classica uccisione con l’arma bianca, potrete sfruttare anche moltissime situazioni ambientali a vostro vantaggio come l’esplosione delle casse acustiche, auto da lanciare contro la folla o spingere la vostra vittima verso il vuoto in un gioco dal forte sapore politically incorrect ma dannatamente divertente.

Potremo inoltre scegliere tra ben cinque personaggi tutti ottimamente rappresentati e ognuno con le sue caratteristiche uniche: quello che semplicemente vorrebbe dormire e invece si trova i party accanto casa, un ninja con la sua eccezionale velocità e i suoi fumogeni, un poliziotto che può accusare altri dei propri omicidi e trasportare cadaveri come nulla fosse, una ragazza che può stordire prima di uccidere e infine un pazzo scatenato armato di motosega. Oltre alla classica modalità, il gioco ci propone anche un’ulteriore modalità come la Dark Castle in cui saremo chiamati a vestire i panni di un uomo simile a Van Helsing intento, in una notte di luna piena, ad uccidere creature oscure con l’aiuto del suo fidato cane. Chi vuole ancora di più è chiamato ad acquistare e scaricare il pacchetto DLC High Crimes che ci metterà di fronte ad ulteriori quattro nuove sfide, davvero ardue, con nuove meccaniche ad un costo tutto sommato, contenuto.

Party Hard
Di violenza non c’è n’è mai abbastanza… viulenzaaaa!

Considerazioni finali

Il gioco diverte anche se bisogna dirlo ancora una volta, è politicamente scorretto, tanto basta a consigliare Party Hard ad un pubblico maturo capace di scindere il gioco dalla vita reale e prendere questa creazione per quello che è. Graficamente il tutto è presentato in pixel art a grana grossa che da un tocco di stile e smorza di molto i toni seriosi iniziali con effetti molto belli e animazioni semplici e ben fatte, tutto gira a 1080p in docked con 60fps stabili mentre in portable abbiamo la solita discesa ai 720p con il framerate che rimane stabile a 60.

Party Hard
Anche gli zombie da uccidere… oppure vi daranno una mano?

Il gameplay è davvero immediato, semplice e con pochi comandi da apprendere; con lo stick analogico sinistro potrete muovere il vostro personaggio mentre con i tasti posti a destra potrete effettuare sia le azioni che attivare i vari omicidi utilizzando i fattori ambientali e anche varie sorprese come zombie e alieni. Molto caratteristici e ben fatti i vari killer tra cui potremo scegliere; ognuno di essi infatti ci metterà di fronte ad un approccio diverso comunque sempre di base molto stealth con la possibilità di nascondere anche i cadaveri. L’uccisione non verrà mai compiuta in maniera veloce se non nelle fasi finali in cui i vari testimoni possibili si abbassano di numero ma l’azione dovrà sempre essere molto ragionata per evitare di incappare nell’arresto.

Se da assassinare ci sono vari e buffi personaggi tra cui alieni, motociclisti, cubiste, nerd, zombie e deejay, a metterci i bastoni tra le ruote ci sarà ovviamente la polizia, gli SWAT, un idraulico che ricorda Super Mario che ci chiuderà le varie vie di fuga e anche dei forzuti buttafuori che non vedono l’ora di pestarci a sangue. La difficoltà è alta ma mai frustrante, Party Hard vi porterà a ragionare e compiere azioni sempre mirate che si svolgeranno su ben diciannove livelli tutti a variazione casuale che ci propongono quindi un’ottima longevità e tanta rigiocabilità anche degli stage che più ameremo. Oltretutto, Party Hard, regala alcuni eventi straordinari che non sempre avvengono ma tutto ciò sarà affidato al fato: una visita degli alieni, un orso che uccide tutti i festaioli e così via… eventi straordinari totalmente inattesi e molto divertenti.

Party Hard
Di carne al fuoco c’è n’è davvero tanta!!!

Le musiche e il sonoro sono ben fatti e ricalcano comunque uno stile 16 bit molto techno e di atmosfera condito ovviamente dalle urla di chi scopre i vari cadaveri che disseminiamo durante il nostro peregrinare. Peccato che il gioco è arrivato con molti anni di ritardo e fondamentalmente senza nessuna miglioria o extra sulle nostre Nintendo Switch, cosa che eviterà l’acquisto a chi lo ha già giocato tranne, forse, se presi dalla voglia di rigiocarlo in mobilità. Per tutti quelli che non lo hanno già provato è sicuramente un must have e uno dei giochi più divertenti dell’ultimo millennio… a mani basse e coltello in alto!

 

Mother Russia Bleeds – Recensione

La Nintendo Switch, piccola e portentosa console, sembra essere un magnete per gli indie che omaggiano gli anni ’90… una macchina da gioco che sembra fatta per cavalcare la nostalgia di noi vecchietti con giochi nuovi che richiamano un passato lontano. Alzi la mano chi non ricorda Final Fight, un picchiaduro a scorrimento tutto violenza, personaggi bizzarri e divertimento che a suon di gettoni vi faceva perdere un patrimonio per completare le varie missioni. Vi è tornato in mente?

Bene, ora prendete tutta la violenza possibile, sempre in salsa 8-bit, tanti personaggi volutamente non politically correct e ambientate il tutto nella fredda e pericolosa madre Russia ed avrete il gioco più divertente e caciarone degli ultimi tempi. Mother Russia Bleeds è stato creato dalla software house francese Le Cartel Studio ed è stato pubblicato in primis due anni fa su Steam e poi su Playstation 4. Tutto il gioco gira sotto il motore grafico Unity e propone ancora una volta una pixel art che richiama lo stile in voga negli anni ’90 grazie al designer che ne ha curato completamente lo sviluppo, Frederic Coispeau.

Mother Russia Bleeds
Picchiarsi mentre un pubblico di uomini in carne con maschere di maiale sul volto ti guardano… angosciante!!!

Il gioco ha ricevuto una buona accoglienza da parte del pubblico videoludico ma è stato bersaglio anche di numerose critiche al suo essere violento e appunto scorretto ma a volte, queste denunce, le reputo leggermente fuori luogo visto che Mother Russia Bleeds punta proprio all’essere completamente fuori dalle righe e non vuole essere un’avventura tutti cuoricini e orsetti. Ben vengano giochi adulti, con il loro adeguato PG che ne delimita l’utenza ma che permette anche ai grandicelli di godere di un qualcosa ad alto contenuto adulto, sarcastico e divertente. Basta prenderlo per quello che è… semplicemente un videogame che ci trasporta in un mondo al limite ma tutto di fantasia; si spegne la console e si ritorna al mondo reale con le sue regole anche perché se eravamo in un mondo come quello di Mother Russia Bleeds dovevamo solo scappare, a gambe levate!

Ma che buona questa dolce droga… gnam!

All’avvio del gioco verremo catapultati nel lontano 1986 all’interno della fredda Unione Sovietica ormai in mano alla Solncevskaja Bratva. Violenza, anarchia e soprattutto droga sono all’ordine del giorno e in questo caos, la criminalità organizzata, pone le sue basi per insinuarsi negli affari del paese ma soprattutto al governo. Il popolo cerca di ribellarsi a tutti questi soprusi ma la pessima qualità della vita e una nuova droga potentissima e molto usata, la Nekro, tiene in ostaggio la popolazione ormai ridotta a veri e propri zombie.

Mother Russia Bleeds
Quanto siete brutti… meglio scappare

Saremo messi davanti alla scelta tra ben 4 personaggi, tutti molto al limite dell’eroismo ma soprattutto ognuno con i suoi grossi demoni da combattere. Sergei, uno zingaro che viveva in un campo e si guadagnava da vivere grazie a combattimenti clandestini e poi rapito dal governo per testare la Nekro. Riesce a a fuggire dal laboratorio, liberando numerose persone e cercando di aizzare una rivoluziona. Ivan è invece un altro zingaro ma molto più possente e mastodontico di Sergei. Anche se dalla sua ha una notevole lentezza a causa della sua mole, è molto sadico e adora polverizzare e distruggere tutto grazie alle sue possenti mani.

Boris si presenta come il pazzo del gruppo, scappato da un manicomio criminale risulta una mina vagante ma anche dannatamente letale in quanto fa della sofferenza altrui la sua somma gioia. Ultima ma non ultima la femminuccia del gruppo, Natasha. Veloce ma meno efficace dei tre, la ragazza tutto pepe vive per uccidere i suoi nemici e lo riesce a fare dannatamente bene. Grazie a tutte queste caratteristiche, la scelta del personaggio dovrà esser fatta in maniera oculata perché ognuno dei quattro ha dalla sua molti pregi ma notevoli difetti che potrebbero portarci ad un’avventura per niente comoda.

Mother Russia Bleeds
Una serata al Night… e tante botte!!!

Insomma, con Mother Russia Bleeds, affronterete un vero e proprio inferno in terra con nemici armati fino ai denti ma soprattutto che non vedono l’ora di farvi del male ed uccidervi con ogni maniera esistente. Se i cattivoni non bastassero, dovremo fare i conti con la nostra dipendenza da Nekro che in alcuni momenti dovremo iniettarci, prelevandola direttamente dai cadaveri che ancora presentano spasmi, per renderci invulnerabili e dannatamente efficaci nei nostri colpi. Quando le nostre mani e le nostre abilità non saranno abbastanza, troveremo sparse nei vari livelli sia armi bianche che armi da fuoco che ci renderanno dei terminator imbattibili.

Considerazioni finali

Mother Russia Bleeds è ideato, creato e pubblicato per un pubblico di soli adulti e lo si vede dalle ambientazioni ai personaggi, dalla violenza esagerata alle mille situazioni grottesche che incontrerete. Travestiti vestiti di solo latex, schiavi sessuali, persone in sovrappeso che indossano maschere di maiale e tanti altri bizzarri personaggi sono davvero all’ordine del giorno, anzi del gioco.

Mother Russia Bleeds
Si respira aria malsana per tutta la durata del gioco!

La grafica proposta, sicuramente ben fatta e con buoni sfondi ed effetti, non tende a rendere il tutto più soft ma ci inonderà di sangue in pixel art. Tutto gira a 1080p con 60fps stabili e costanti mentre abbiamo il solito abbassamento a 720p in portable. Lo stile usato per questo Mother Russia Bleeds è comunque unico e serve a far ricordare il gioco per molto, molto tempo. Il gameplay è quello tipico dei picchiaduro a scorrimento, sicuramente intuitivo ma anche in parte ostico e di non facilissimo approccio.

I comandi sono molto semplici con il movimento affidato allo stick analogico sinistro e le varie azioni ai pulsanti posti alla destra ma essendo presenti varie mosse e combo, governare il tutto non sarà molto facile. La difficoltà del gioco si attesta su buoni livelli anche se spesso, l’inondazione di nemici su schermo, risulta un po’ troppo forzata ed esagerata ma da un gioco che fa di quest’ultima un cavallo di battaglia non ci potevamo aspettare diversamente.

Mother Russia Bleeds
Gore, gore, ultragore… forever gore!

La longevità si attesta sulle sei ore per la sola modalità storia se poi contiamo che tutte le missioni si possono ripetere in una simpatica modalità coop locale ed è presente anche una modalità arena, tipo orda, in cui uccidere nemici in quantità industriale, queste ore di gioco sono destinate a salire. La trama è buona anche se non vive di grandi acuti ma i momenti provocatori, crudi e violenti saranno in gran numero e molte situazioni saranno sicuramente bersaglio di critica.

Quello che Mother Russia Bleeds ci restituisce è quella voglia di rivalsa delle classi sociali più povere, spesso abbandonate e castrate volutamente da stati che abbandonano i più poveri ai margini rendendoli vere e proprie marionette da usare a piacimento… come spesso accade quindi la violenza e la situazione scorretta celano un messaggio finale potente e importante. Questo gioco riesce a divertire, lascia un messaggio ed è dannatamente piacevole per i ragazzi degli anni ’80 che nel ’90 amavano questi picchiaduro a scorrimento… con solo 14,99 potrete godere di gore, violenza e tanto divertimento. Consigliato è dir poco!

Trine Enchanted Edition – Recensione

Trine è un indie, un gioco a basso budget e non è stato creato da acclamatissime e enormi software house… eppure potrebbe tranquillamente essere ricordato come un’avventura memorabile, una di quelle che ti lasciano tanto dentro e rende difficile approcciarsi ad altri giochi.

Stiamo parlando di una creatura un po’ datata visto che l’anno prossimo spegnerà ben dieci candeline; infatti venne pubblicato nel 2009 su PC grazie alla software house finlandese Frozenbyte e poi vide il suo debutto anche sulla mitica Playstation 3. Trine è stato il terzo gioco creato da questa software house che ha avuto dalla sua inizialmente un budget di trentamila euro e una forza lavoro di sole tre persone ma è terminato grazie ad una spesa di ottocentomila euro e il lavoro di sedici persone.

Trine
10 anni… invecchiare magnificamente!

Anche le idee per il gioco sono cambiate in corsa e se inizialmente i livelli dovevano essere molto più estesi, alla fine si è deciso per stage molto più compatti che compongono una storia pratica, veloce e che ha raccolto pareri positivi dalla scena videoludica. Non c’è una persona amante dei videogames che non ha provato Trine ma a volte l’eccezione è sempre presente e lasciando il posto ad altri giochi, la mia copia era andata dimenticata ma ora grazie a questa Enchanted Edition e il suo approdo sulla piccola Nintendo Switch, ho il piacere di provarlo per voi e aggiungo solo che non averlo giocato prima è stato un grande errore… Trine colpisce e delizia, un’altra perla nel genere platform per tutti noi.

Un maghetto, una ladruncola e un forzuto guerriero!

Avviando il gioco saremo accolti da una breve introduzione animata che ci farà conoscere la trama, semplice e di sicuro impatto. Tre misteriosi personaggi: una ladra, un mago e un guerriero, trovano all’interno di una cava, una pietra magica chiamata Trine dal bagliore lucente e irresistibile. Tutti e tre i nostri eroi, non resistono ai loro istinti e toccano con mano la pietra magica che scatenando il suo potere unisce le anime dei tre protagonisti in un entità unica e indissolubile.

Trine
C’è poesia a non finire in questo gioco! Spesso vi fermerete incantati ad osservare i paesaggi!

Ai nostri protagonisti non resterà altro che partire in un’avventura densa di nemici, trappole e molti enigmi per arrivare infine a liberarsi da questo maleficio. Ma per riuscire nella missione si dovrà cooperare, sempre e comunque con tutti e tre i protagonisti, insegnandoci che nessuno è meno utile di altri ma ognuno con le proprie caratteristiche sa essere indispensabile.

La ladra avrà come dono la destrezza che le permetterà di saltare agilmente sulle piattaforme oltre che un rampino per arrampicarci su zone altrimenti non raggiungibili e un arco con frecce per eliminare i nemici più lontani. Il mago, che all’inizio vi sembrerà il più debole dei tre, può letteralmente materializzare cubi e piattaforme per permetterci di creare ponti e scale. Il guerriero, con la sua corazza e la sua spada, ci aiuterà a farci largo tra i molti nemici vista la sua abilità nello scontro corpo a corpo. Oltre i nemici che troveremo lungo il nostro cammino, sono presenti anche numerosi boss finali che ci daranno molto filo da torcere e abbatterli sarà davvero soddisfacente.

Trine
I nemici scheletri vi daranno davvero del filo da torcere!

Considerazioni finali

Che spettacolo è questo Trine e grazie alla Enchanted Edition, risulta tutto ancora più brillante e vi lascerà senza fiato. Infatti il gioco è stato rimasterizzato utilizzando il motore di Trine 2 rendendolo ancora più appetibile a chi cerca anche una grafica degna e su questo punto Trine non delude. E’ davvero uno spettacolo per gli occhi e grazie a sfondi dettagliati, una grafica tridimensionale ancorata a una giocabilità bidimensionale e al motore fisico PhysX vi saprà regalare più volte l’effetto Wow. Il tutto, sulla nostra piccola Switch, gira a 1080p con 60fps granitici mentre in modalità portatile la risoluzione cala a 720p ma gli fps rimangono stabili a 60.

Trine
Acqua e fuoco… elementi della natura pronti a scatenarsi!

Il gameplay è immediato e tipico del genere platform con comandi che man mano che le ore passano diventano sempre più intuitivi. Il movimento dei personaggi è infatti affidato allo stick sinistro con i pulsanti alla destra dedicati alle azioni mentre i dorsali al cambio personaggio. L’uso invece dello stick analogico destro, è utilizzabile per la mira nel lancio frecce usando la ladra, per la creazione delle piattaforme con il mago e nell’uso dello scudo col guerriero, tutto è davvero reattivo e i comandi rispondono con precisione.

La difficoltà è ben settata e se con la modalità facile vi basteranno poche ore per terminare tutta l’avventura, a patto che non siate dei collezionisti, con la modalità più difficile dovrete sudare le fatidiche sette camicie. La longevità è il difetto più grande di Trine che non propone altre modalità oltre la storia e questo vi farà accantonare il gioco una volta terminato completamente. Ottima notizia è la presenza dell’italiano sia sotto forma di sottotitoli ma soprattutto nel doppiaggio che ci permetterà di godere ancora meglio della trama. Quest’ultima non è molto appassionante ed è creata come pretesto per giustificare la missione però non è neanche la peggiore mai vista… diciamo che su questo punto si poteva fare di più.

Trine
Arco e frecce sapranno essere letali dalla lunga distanza!

La menzione d’onore va alle musiche create da Ari Pulkkinen; personalmente non sono tipo che ascolta anche dopo il gioco una soundtrack di un videogame ma questo Trine è riuscito a farmi ricredere… la colonna sonora del gioco è una perla rara ed un vero capolavoro. Molto interessante, inoltre, la possibilità di poter giocare in multiplayer locale per affrontare con più facilità le missioni o riscoprire segreti. Non ho altre parole per descrivervi quella che potrebbe essere un’apoteosi del platform e non ci rimane altro che attendere con trepidazione e ansia, il secondo capitolo.

SNK 40TH Anniversary Collection – Recensione

SNK 40TH Anniversary Collection è una rimembranza dei tempi belli passati, di un’infanzia ormai passata e di ricordi che riaffiorano potenti. Ci giriamo indietro e vediamo quei bambini che passavano molte ore davanti a quei cabinati che sembravano enormi, con quegli schermi CRT che ci inondavano il viso di bagliori e quelle pulsantiere troppo grandi per delle mani così piccole. Ci voltiamo ancora una volta e ci accorgiamo che di tempo ne è passato, l’industria videoludica è andata avanti ma capiamo che molte cose erano meglio una volta ma forse viviamo di ricordi che semplicemente non ci fanno essere realisti.

SNK 40TH Anniversary Collection
Gli sparatutto a bordo di aerei erano il must negli anni ’80

Ci sono marchi storici che negli anni a cavallo tra gli ’80 e i ’90 erano letteralmente sulla bocca di tutti grazie a giochi che innovavano e sapevano divertire… Data East, Konami, Taito e molte altre, bastava entrare in qualche sala giochi e trovare tutte queste software house sotto un unico tetto ma una di queste si distingueva per avventure dense di sparatorie e un pizzico di follia, la SNK. Molto conosciuta per la serie Metal Slug, ha saputo anche negli anni precedenti a quello che è il suo capolavoro, proporre titoli interessanti che forse per lo strapotere delle software house prima nominate, sono passati un po’ in sordina anche conquistando comunque una buona fetta di pubblico.

Purtroppo però, la casa giapponese, che tanto ha saputo rivoluzionare negli anni passati, si è seduta sugli allori e non ha saputo innovare gli ultimi titoli o proporre qualcosa di fresco ma ha dalla sua comunque quarant’anni di vita quindi bisogna festeggiare… quale migliore idea se non quella di pubblicare una collection? La scelta di titoli a disposizione stupisce visto l’ampio ventaglio storico e sicuramente troverà una casa nelle nostre Nintendo Switch che ricordiamo è la console esclusiva che accoglierà il titolo. Solo acquistando presso lo store NIS America o SNK potrete mettere le mani su una ricca versione fisica da collezione che contiene anche un delizioso libro, ben tredici art print da collezione, un box da collezione e un cd con tutte le soundtrack; insomma un edizione davvero ghiotta. Ma ne varrà la pena? Scopritelo insieme a me… si parte!

SNK 40TH Anniversary Collection
Queste edizione da collezione è davvero ghiotta per ogni amante dei videogames

Una collection a metà… per adesso!

Quello che già dall’avvio stupisce sono la cura e la passione messe a disposizione del titolo cercando di proporre una collection che in qualche maniera si discostasse da quelle uscite precedentemente. Tutti i menu’ sono curatissimi e propongono uno sfondo davvero delizioso.

SNK 40TH Anniversary Collection
Street Fighter fece scuola ma anche questo titolo è memorabile!

La modalità gioco ci permetterà di scegliere, al momento in cui scrivo, tra ben quattordici giochi a cui se ne aggiungeranno altri tramite la distribuzione di due DLC totalmente gratuiti. Alpha Mission, Athena, Crystalis, Guerrilla War, Ikari Warriors, Ikari Warriors II: Victory Road, Ikari III: The Rescue, Iron Tank, P.O.W., Prehistoric Isle, Psycho Soldier, Street Smart, TNKIII e Vanguard sono i titoli inseriti e ognuno di essi ha una certa valenza storica. Basti pensare che ad esempio Psycho Soldier, uscito nel 1987, è stato il primo gioco arcade ad avere avuto una propria soundtrack mentre Vanguard datato 1981 è stato il primo titolo a permettere di continuare da dove eravamo morti.

Di carne al fuoco c’è n’è proprio tanta ma si vede anche attraverso questa collection, una netta deriva di mamma SNK verso lo sparatutto vero e proprio; tra carrarmati, guerrieri a petto nudo e mitra carico, aerei da guerra e dinosauri infervorati, gli amanti del genere avranno di che divertirsi riscoprendo titoli che sono davvero invecchiati bene. Molti vengono proposti nella versione Arcade mentre i giochi che hanno avuto anche la controparte per console, trovano spazio per la doppia modalità che potrete scegliere nella selezione titoli.

SNK 40TH Anniversary Collection
Rambo sei tu??? Mi sa di no… ma forse è il gemello!

Se tutto ciò non bastasse potrete anche scegliere il metodo di visualizzazione oltre comunque alla possibilità di salvataggio in qualsiasi punto e anche il riavvolgimento in caso di game over o per scoprire segreti e riprovare intere sezioni. Oltre al gioco vero e proprio, la SNK 40TH Anniversary Collection ci propone anche momenti di approfondimento tramite la modalità Museo in cui potremo trovare screenshot, bozzetti, materiale promozionale, immagini dei cabinati originali e tante annotazioni oltre alla colonna sonora di tutti i giochi inclusi. Piccole chicche che faranno felici i più nostalgici e ci faranno scoprire piccole curiosità.

Considerazioni finali

Questa collection fortunatamente è bella ricca e ci donerà molte ore di intrattenimento rendendo l’acquisto quasi obbligato. Devo ammettere che la scelta di presentare un prodotto in parte completo fa storcere un po’ il naso ma dobbiamo anche dire che già con il suo contenuto iniziale,  SNK 40TH Anniversary Collection, ci terrà incollati allo schermo per molto tempo.

Graficamente nessuna novità dal fronte, i giochi presentano la grafica originale senza nessuna miglioria ma bisogna ammettere che la maggior parte dei titoli è invecchiata davvero bene. Molto simpatica la possibilità di scegliere il formato di visualizzazione, così come lo sfondo disegnato che accompagna i titoli. Anche i menu’ graficamente sono molto gradevoli donandoci un qualcosa di totalmente completo e colorato.

SNK 40TH Anniversary Collection
I soldati psicopatici… i titoli erano l’anima del commercio

Il gameplay è immediato e sicuramente divertente, adatto davvero a tutte le età e a tutti i tipi di giocatori. Grazie a SNK 40TH Anniversary Collection, infatti, i più giovani potranno scoprire titoli che altrimenti nemmeno conoscerebbero mentre i più grandicelli rigiocarli e approfondirli magari anche dal lato “storico”.

La difficoltà di tutti i titoli e ben livellata con una curva che aumenta man mano che le ore di gioco passano. La longevità è davvero molto alta e tutta questa collection si presta ad essere giocata e rigiocata per molto tempo. Anche le musiche e il sonoro sono rimaste quelle di un tempo e vengono riproposte fedeli e originali.

Non c’è molto che effettivamente mi ha fatto storcere il naso anche se continuo a ripetere che in un futuro neanche troppo lontano, mi piacerebbe rivedere questi capolavori magari rimasterizzati affiancati comunque alle loro versioni storiche proprio per rimanere al passo coi tempi ed essere maggiormente appetibili alle nuove generazioni. Il ritocco, infatti, basterebbe dal punto di vista squisitamente grafico perché dal lato gameplay, questi titoli, non hanno nulla da invidiare ai cosiddetti giochi di nuova generazione. In ogni caso grazie SNK e grazie alla SNK 40TH Anniversary Collection per averci fatto ripassare questa ricca pagina di storia.

 

Smart Wifi Bulb ShellBox – Recensione

La settimana appena trascorsa ha visto il debutto dei dispositivi Echo creati dal gigante Amazon, il noto sito di e-commerce fondato da Jeff Bezos nel lontano 1994 e ormai azienda dominante dell’intero panorama online che propone una moltitudine di servizi ai suoi utenti Prime (Video, Music, ecc.) creando per loro un vero e proprio ecosistema. Ma cosa è effettivamente Echo ed a cosa servono questi dispositivi ormai sulla bocca di tutti? Io li reputo la finalizzazione eccelsa per gli utenti che hanno in Amazon il loro centro totale ma anche un cavallo di troia per far penetrare la domotica in tutte le case.

I dispositivi Echo sono all’apparenza delle casse sonore con all’interno un microfono ma dentro c’è molto di più, un assistente vocale di nome Alexa con cui interfacciarsi attraverso varie Skill che la completano offrendo all’utente una moltitudine di servizi semplicemente con una richiesta vocale. Alexa metti un po’ di musica allegra, Alexa accendi la televisione, Alexa metti radio Deejay, Alexa svegliami domani alle otto… basterà pronunciare il nome Alexa per aprire un mondo davanti a voi e comandare tutto ciò che con questo dispositivo è compatibile. Molti servizi sono presenti (Just Eat, Uber, ecc.) e presto molti altri se ne aggiungeranno in quello che già è un successo di livello mondiale, ma la cosa più interessante è il poter rendere smart la propria abitazione.

amazon Echo

Su Amazon potrete acquistare molti prodotti compatibili con il sistema Echo, dalle ciabatte elettriche con prese usb alle lampadine ed è proprio su queste ultime che mi vorrei concentrare vista la moltitudine di prodotti disponibili all’acquisto. Molti di noi, infatti, usano una lampada dietro la televisione o comunque giocano con la luce accesa per non affaticare la vista e mi sono concentrato principalmente su quelle da 10W che potrebbero essere utili anche per l’uso quotidiano escludendo di fatto quelle da 7W che illuminano in maniera blanda.

Molto interessante è l’offerta della ditta Shellbox che propone una lampadina di qualità ad un ottimo prezzo, al momento in cui scrivo 18,99 euro, che si attesta nella media. La lampadina ha all’interno un connettore wifi che sfrutta la rete domestica a 2,4 Ghz e si collega alla vostra rete tramite l’app “Smart Life” scaricabile in maniera gratuita sui vostri dispositivi Android. Questo permetterà di inserire la vostra password e connettere quindi la lampadina a tutto il sistema casalingo. Una volta effettuata questa registrazione, potrete collegarla molto facilmente anche al sistema Alexa che sarà quindi libera di comandare l’accensione delle luci semplicemente attraverso la vostra voce. Tutta la configurazione si è dimostrata all’atto pratico molto rapida ed è bastato far partire la modalità pairing della lampadina tramite una semplice azione di accendi-spegni, dopodichè è bastato scaricare la skill di Alexa e tutto ha funzionato a meraviglia.

Shellbox led lamp

La lampadina Shellbox come vi dicevo è una 10W che equivale ad una vecchia lampadina ad incandescenza da 80W, ha una durata indicativa di 50000 ore e propone una moltitudine di colori con cui sbizzarrirsi per mettere atmosfera alla vostra abitazione. Tutto ciò sarà anche facilmente memorizzabile grazie all’uso delle scene che vi permetterà di salvare colore e intensità per poi usarli in determinati contesti come ad esempio una festa, una serata romantica o qualsivoglia evento. Ovviamente l’illuminazione principale ed anche la più intensa è quella bianca mentre con i vari colori abbiamo una luce molto tenue ma se siete amanti della cromoterapia, la lampadina proposta da Shellbox sarà perfetta per una doccia rilassante.

La garanzia, fortunatamente, non l’ho ancora provata ma visto che questa lampadina è spedita da Amazon, potrete usufruire di tutti i vantaggi che il colosso americano offre e sicuramente potrete dormire serenamente e tra due guanciali. Quindi, se volete partire nell’avventura di trasformare la vostra casa e renderla moderna e funzionale, con ogni azione comandabile dalla vostra semplice voce, partire con queste lampadine Shellbox sarà un inizio facile e agevole.

The Bug Butcher – Recensione

The Bug Butcher è un titolo che richiama gli anni ’90, le polverose sale giochi, gli arcade ben fatti immediati quanto innovativi ed entra di diritto nella mia top ten degli indie da prendere assolutamente su Switch. Poche volte ho iniziato le mie recensioni dando già indicazioni sui meriti del titolo e raramente mi espongo così tanto ma questo gioco merita davvero.

Super Pang
Che gioco che era Pang, quanta nostalgia…

Voi ve lo ricordate Pang? Lo si trovava sia nelle sale giochi ma anche sui primi PC e sull’Amiga 500 ed era un gioco che aveva fatto della sua immediatezza una virtù,  attraendo una grande fetta di pubblico sia casual che hardcore. Sviluppato dalla Mitchell Corporation e pubblicato nel 1989 da Capcom,  vi permetteva di affrontare una serie di stage in giro per il mondo nei panni di due esploratori che dovevano distruggere tutte le palle colorate che cadevano dal cielo prima con un arma semplice, un arpione, che via via si poteva potenziare tramite molti coin up. Era divertente e lo è ancora, vi permetteva di affrontare il tutto anche in uno scoppiettante multiplayer locale e fu un vero successo.

Ma tutto ciò cosa c’entra con The Bug Butcher? Semplice, l’omaggio a Pang permeane su tutto il gioco e dal primo start la somiglianza tra i due è palese. Ma non è ne un clone ne una copia, lo potremo definire un omaggio avente una propria anima visto che comunque ha delle proprie peculiarità che ne fanno un piccolo capolavoro.  Inizialmente il titolo è stato sviluppato da Awfully Nice Studios ed in particolare da due ex membri di Blizzard: Till Aschwanden e Rainer Zoettl.

The Bug Butcher
Sisi, c’è una certa somiglianza… un omaggio sicuramente!

Pubblicato nel 2016 su pc e console, ha ricevuto un vero e proprio plebiscito facendo incetta di numerosi premi tra cui il “The Big Indie Pitch” al GDC Europe.  Ma quale miglior console se non la strabiliante e piccola Switch per accogliere nuovamente questo gioco tra noi con l’aggiunta della Co-Op locale da sfruttare ovunque si voglia? Preparatevi ad aprire i vostri portafogli per dare l’opportunità ad un gioco, che vi farà divertire sia in singolo ma anche in compagnia, di entrare nelle vostre vite con spensieratezza e divertimento.

Pang? No, The Bug Butcher!

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, un piccolo e tenace sterminatore di nome Harry, ha un innato talento nel far fuori tutti gli insetti che distruggono il pianeta e questo non passa in sordina. Alcuni scienziati sopravvissuti ad uno sterminio globale e che si sono rifugiati in un centro di ricerca futuristica, chiamano in soccorso il nostro piccolo eroe in quanto accerchiati dagli insettacci cattivi.

The Bug Butcher
Il coin-up vi renderà il blaster invincibile!

Non ci resterà altro che correre subito in loro aiuto e affrontare numerosi stage eliminando quanti più insetti possibili fino alla totale e completa decontaminazione dell’edificio. Ovviamente la nostra missione non sarà delle più semplici ed oltre ad uccidere i numerosi insetti dovremo anche raccogliere tantissime monete importantissime per la riuscita della missione ed oltretutto proteggere i numerosi scienziati che saranno costantemente delle appetitose prede per i nemici. Questi ultimi sono numerosi e vari, ognuno presenta le proprie peculiarità ma anche numerosi punti deboli che ci aiuteranno ad eliminarli.

Ovviamente tutto si baserà sui nostri riflessi che dovranno essere veloci ed immediati ma anche la raccolta di molti power up ci aiuteranno nel prosieguo nelle missioni. Per andare avanti nei vari stage, ovviamente, avremo bisogno di un minimo di stelle (da una a tre) che ci verranno assegnate alla fine del livello a seconda delle monete raccolte e bisognerà stare molto attenti ai colpi ricevuti dagli insetti che ci faranno perdere numerose monetine.

The Bug Butcher
Grazie a questo potere, fermeremo tutti gli insetti congelandoli e distruggendoli!!!

Considerazioni finali

Il gioco è divertente, tanto basterebbe per etichettare The Bug Butcher come un must have per la nostra piccola e amata Switch ma se a questo ci aggiungiamo anche un’ottima giocabilità e tante buone idee, sarebbe davvero un peccato lasciarlo solo e abbandonato.

The Bug Butcher
La grafica è deliziosa e gli effetti particellari stupefacenti!

Graficamente il gioco è delizioso con molti sfondi ben fatti e animati, effetti particellari davvero grandiosi e dei personaggi adorabili disegnati in stile cartoon, ricorda molto quello Splasher molto piaciuto al nostro Sisko; tutto gira in docked a 1080p con 60fps granitici che non soffrono del minimo rallentamento e in portatile a 720p con la presenza, anche qui, dei 60fps costanti. Che dire del gameplay… frenetico, immediato e divertente che ben si adatta a giocatori di tutte le età che troveranno tante ore di spensieratezza in questo The Bug Butcher che ha saputo rispolverare con tenacia il genere arcade. I comandi sono semplici con tutti i movimenti di Harry affidati all’uso dello stick sinistro mentre i pulsanti sono dedicati allo sparo o alla scivolata, molto utile per afferrare più monete possibili quando la situazione diventa caotica.

La difficoltà si attesta su ottimi livelli non rendendo mai il gioco frustrante ma alzandosi livello dopo livello in modo da permetterci di imparare bene le varie combinazioni di tasti e saperle gestire al meglio. La trama risulta non propriamente il fulcro del gioco con oltretutto nessuna possibilità di visualizzare i sottotitoli in italiano non essendo presente la nostra lingua ma questo è passabile; tutto ciò è di contorno ed anche non capire alcune frasi non pregiudica l’avventura. Le musiche e il sonoro sono ottime, ben si adattano alla freneticità del gioco e non disturbano minimamente ma anzi, presto vi entreranno nel cervello.

The Bug Butcher
Stage cleared… ben fatto ragazzi!

Il difetto più grande di The Bug Butcher è la longevità; la campagna riuscirete a completarla in una manciata di ore e la sola modalità extra è quella Panic, una sorta di orda a tempo che vi terrà impegnati magari in co-op. Trenta livelli son davvero pochini ma se paragonati al prezzo con cui questo gioco attualmente viene offerto (7,19€), il grande divertimento che questo ci dona, la frenesia che in cooperativa con gli amici elargirà grandi risate; possiamo sicuramente dimenticarci di ciò. The Bug Butcher merita e se come me avete amato Pang, fidatevi e non lasciatevelo sfuggire…

Un fulmine a ciel sereno… Grim Fandango Remastered è tra noi!

La LucasArts ha rivoluzionato letteralmente il mondo videoludico con le sue creazioni; avventure grafiche da tutti riconosciute come geniali che nonostante i loro molti anni sul groppone vengono rigiocate ancora oggi. Chi non ha mai almeno una volta giocato a Maniac Mansion, Indiana Jones e Monkey Island? Farcite di gag umoristiche deliziose, enigmi ben fatti che facevano sudare le fatidiche sette camicie ma soprattutto ore e ore di divertimento.

Ma 20 anni si compiono una volta sola e le candeline non le spengono uno dei giochi sopra nominati ma un’avventura geniale firmata dal genio di Tim Schafer ora coadiuvato da Double Fine. Un’avventura, anch’essa, ricordata come una punta di diamante della LucasArts, Grim Fandango.

grim fandango remastered

In questo folle viaggio saremo nei panni di Manny Calavera, un personaggio molto particolare che lavora presso il Dipartimento della Morte vendendo pacchetti di lusso alle anime dei morti che grazie a questi, possono tornare sulla terra per far visita ai loro congiunti. Ma alle spalle di Manny viene tramata una grande cospirazione che mette in pericolo pure la sua stessa vita e non ci resterà che attraversare quattro lunghi capitoli e aiutare a far luce sulla vicenda in una storia a metà tra un film noir e il folklore messicano.

La versione che arriva su Switch è però totalmente rimasterizzata con texture ad alta risoluzione, una nuova illuminazione dinamica, la colonna sonora registrata nuovamente dal vivo grazie ad un’orchestra, due ore di commenti degli sviluppatori e tanti altri extra; tutto questo ad un costo di €14,99. Lo farete vostro?

Il primo DLC di Prison Architect è tra noi!

Prison Architect è un gioco che personalmente mi è piaciuto molto, ha saputo innovare il genere gestionale proponendo una formula nuova in un’ambientazione poco usata. Il titolo anche se tutto in uno stile grafico essenziale e cartoon ha invece nelle sue radici un qualcosa di profondo e assolutamente maturo; dovremo infatti gestire un carcere di massima sicurezza con le sue atrocità, risse ma anche speranza nella redenzione.

E’ uscito da poco per Prison Architect il primo DLC che da una ventata di aria fresca al titolo proponendo una modalità divertente ed affascinante: la Escape Mode. In questa modalità saremo dall’altra parte della barricata e vestiremo i panni di un prigioniero intento ad evadere dal carcere. Tanti saranno gli approcci che potremo utilizzare: dal saccheggiare un’armeria e farci strada a suon di pallottole o semplicemente usando tanta velocità e circospezione usando mezzi alternativi e creando tunnel sotteranei.

Prison Architect
Vita di carcere dura e pura… rivolte e sangue!

Se tutto ciò non bastasse potremo comunque vivere la prigione creando una banda tutta nostra, assoldando i peggiori criminali o chiamando il boss esterno per farci spedire droga, merce di contrabbando e creando il nostro piccolo market nero. Siete più sadici? Allora potrete uccidere gli altri stando ben attenti alle guardie sennò la vostra pena si allungherà a dismisura.

Un DLC divertente e che allunga ancora di più la già vasta longevità di Prison Architectassolutamente consigliato!

Lego DC Super-Villains – Recensione

Tutti noi subiamo, volente o nolente, il fascino del male e di ciò che comunque rappresenta, un qualcosa di cattivo e deviato soprattutto per quanto riguarda i film, la tv e soprattutto i videogames. Non è difficile infatti incappare in fan di Michael Myers, di Freddy Krueger o del Joker; modelli di pura malvagità ma che nella loro essenza riescono a catturarci e ben presto quasi a volergli bene. E chi e che non ricorda il caro e vecchio Psycho Mantis di Metal Gear Solid? Un vero e proprio capolavoro di villain.

Anche io ci sono cascato spesso soprattutto se il cosiddetto cattivo ha dalla sua anche una teatralità fuori dal comune, humour nero e riesce a farsi volere bene, a farci affezionare a lui, ad essere una vera e propria icona. Prendiamo ad esempio il cattivo per antonomasia, l’eterno nemico di Batman, il Joker… ebbene è un sadico, psicotico, violento e misogino ma ha anche dei difetti eh. Eppure noi tutti amiamo quel clown criminale che è la perfetta antitesi dell’uomo pipistrello.

I cattivoni in tutto il loro fascino… a mattoncini!

Proprio i cattivoni sono stati scelti per risollevare un brand che diciamola tutta, è diventato un po’ ripetitivo e che ben presto rischia di essere giocato solo dagli affezionati; sto parlando del brand Lego. Sono usciti diversi capitoli di questa serie dedicati ai più svariati filoni: Batman, Harry Potter e i vari film Disney ad esempio, ma nessuno dei vari giochi usciti ha cercato in qualche modo di innovare, di non risultare la copia del precedente con solo dei personaggi diversi. L’unico che leggermente ci era riuscito è stato quel Lego City Undercover di cui alcuni ancora parlano ora come del capitolo perfetto preso da modello per tutti i successivi episodi.

E’ di recente uscita questo Lego DC Super-Villains completamente dedicato agli anti eroi di casa DC tra cui Lex Luthor e Joker sugli scudi ma con una marea di altri super malvagi che potremo comandare, impersonare e con cui fare atti criminali. Con una storia tutta nuova e mai vista prima, una scelta sicuramente coraggiosa visto il target d’eta a cui si rivolge, ma con un gioco che comunque rimane sui binari della violenza animata e di un linguaggio frenato, si tenta di dare un colpo di coda ai giochi Lego; ci saranno riusciti? Leggete e lo scoprirete anche se vi avverto… è dannatamente divertente impersonare i cattivi in salsa mattoncini.

Che cosa volete voi??? Sono i cattivi i protagonisti… pussate via!

Why so serious???

Appena avviato il gioco, ci troveremo dinanzi alla creazione del nostro alias virtuale personalizzabile in un’infinita di parti ma soprattutto con molti oggetti, armi e colori, tutto ciò ci farà già passare molto tempo. Una volta decisi sul look, il nostro personaggio è pronto e il suo nome è semplicemente “Recluta“.

Saremo catapultati durante l’evasione dal carcere di massima sicurezza da parte dell’antagonista di Superman, Lex Luthor, a cui daremo una mano nella fuga e soprattutto a far fuori molte delle guardie che ci si pareranno davanti. Un’assenza però si fa pesare ed è la Justice League che a tutto questo caos non risponde come suo solito ma a tutto ciò c’è un motivo.

Lego DC Super-Villains
Dai Lex gioca con noi!!!

Un misterioso gruppo proveniente da un altro pianeta che si presenta come la Justice Syndicate, una versione distorta dell’originale team, ha rapito tutti i veri eroi prendendone il loro posto. E saranno proprio i cattivi, gli anti eroi per eccellenza, ad indagare su questa misteriosa scomparsa ma non proprio per fare del bene ma semplicemente per primeggiare con l’altro gruppo che vorrebbe spazzare via anche loro e dominare così il pianeta.

Ci troveremo a muoverci in un mondo completamente open world che si divide tra le grigie atmosfere di Gotham City e le soleggiate strade di Metropolis dove ad attenderci ci saranno, oltre la storia principale, anche numerose missioni secondarie e tanti extra come gare di velocità e i moltissimi collezionabili da trovare in stile Lego. Man mano che la storia andrà avanti sbloccheremo molti altri personaggi che comporranno un roster di tutto rispetto, oltre i cento, da utilizzare a nostro piacimento e che sicuramente farà piacere ai molti fan della DC.

Lego DC Super-Villains
Una Gotham così dettagliata è davvero una goduria!

Considerazioni finali

Lego DC Super-Villains è stato presentato in pompa magna come il gioco che finalmente avrebbe rivoluzionato una serie stanca, forse troppo ripetitiva e che ha vissuto pochi acuti nella sua decennale carriera. Sicuramente lo scegliere i cattivi della DC è stata una mossa coraggiosa e nelle prime fasi ha salvato letteralmente il gioco ma con il passare delle ore tutti i difetti dei giochi Lego vengono a galla e potrebbero stancare anche i fan più accaniti.

Graficamente ormai siamo ad un punto di arrivo, tutto è ben fatto e disegnato e si ha la sensazione di stare davanti a dei mattoncini reali. Tutto dagli sfondi agli effetti è ben fatto e i nemici, seppur sotto forma di mattoncini, sono ben ricreati e belli da vedere e gestire. Quello che mi ha stupito è la mancanza di situazioni in cui il gioco ha subito dei rallentamenti come avveniva sui precedenti anzi, tutto fila liscio e comunque a 30fps costanti. La risoluzione invece è la solita che abbiamo avuto per altri giochi ovvero 1080p in docked che poi si abbassa a 720p in portable.

Lego DC Super-Villains
Ahahahahah il Joker è davvero il top!

Il gameplay è frenetico, divertente e vario anche se ben presto la solita minestra proposta dal brand Lego pesa sul gioco. I paesaggi da esplorare sono comunque vasti e ci sono molte missioni secondarie con cui divertirsi ma il vero asso nella manica di questo Lego DC Super-Villains sono i boss fight alla fine di ogni livello, ognuno con le sue peculiarità e punti deboli, da uccidere a suon di colpi ma soprattutto sfruttando l’ambiente circostante. Tutto come da tradizione è comunque distruttibile e anche i veicoli sono tutti a nostro uso e consumo.

I comandi sono molto semplici con la levetta analogica che servirà a muovere il personaggio, i pulsanti posti alla destra per le azioni e i dorsali per il cambio personaggio non precisissimo tanto che a volte ci troveremo un po’ impacciati nella scelta rapida del nostro anti eroe. La trama è davvero il punto di forza di questo capitolo che seppur piena di battute, gag varie e uno stile grafico tutto cartoon, non ha nulla da invidiare alle trame mature dei fumetti DC con continui capovolgimenti di fronte e molte storie che si intrecciano.

Lego DC Super-Villains
Solomon è forse il più devastante nel roster!

La longevità si attesta su ottimi livelli visto che una volta completata la storia, che già di per se tra collezionabili e missioni secondarie vi porterà via moltissime ore, sbloccherete una piccola storia extra che vi svelerà i retroscena dietro il rapimento della Justice League e vi permetterà di affrontare qualche livello extra. Anche il sonoro e le musiche si attestano su ottimi livelli, i dialoghi tutti in italiano e ottimamente doppiati sono poi la ciliegina sulla torta.

Peccato davvero invece per il sistema di combattimento poco profondo che alla fine si riduce sulla pressione costante del tasto azione e sulla tempistica con cui sceglieremo il personaggio da usare. Quello che però appare ben presto è una certa routine che chi ha già giocato ad altri giochi Lego ben conosce, quella sorta di noia che ci cattura facendoci abbandonare il gioco; la ripetitività è purtroppo presente anche in questo Lego DC Super-Villains anche se la trama e la moltitudine di personaggi usabili rende il tutto meno amaro. Gli strumenti per cambiare rotta ci sono tutti e alcuni sono stati svelati, il gioco risulta gradevole e si lascia giocare ma al più presto, la saga, ha bisogno di ancora più innovazione e magari un restyling totale per allargare la fetta di fans.

LEGO DC Super-Villains | Nintendo Switch | Gameplay

Con cosi tante uscite ravvicinate di giochi validissimi, non potevamo perderci l'ultimo episodio della serie Lego!In LEGO DC Super-Villains questa volta vestiremo i panni dei cattivi!

Pubblicato da GameScore su Lunedì 22 ottobre 2018

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The Room – Recensione

Ero proprio curioso di poter recensire questo The Room visto le grandi premesse che avevo sentito da più parti ma ero molto dubbioso e mi domandavo: ma come fa un gioco nato per smartphone a stupire? Bè mi sono dovuto ricredere. Non è il primo gioco che dalle piattaforme mobili arriva sulla nostra piccola Nintendo Switch ma, la filosofia di quest’ultima, si presta molto a questo tipo di creazioni, immediate e non per questo meno profonde di altre.

Sicuramente la grande importanza che ultimamente si da ai cosiddetti giochi indie ha aiutato molte creazioni ad uscire dall’ombra scintillando di luce propria ma non sempre questo è andato di pari passo con la qualità. Abbiamo visto molti perire prima dell’arrivo sul traguardo effettuando grandi scatti iniziali per poi non avere più energia ma questo The Room è un moto costante dall’inizio alla fine e merita sicuramente la vostra attenzione.

The Room
Semplicità e immediatezza alla base di The Room

Questo titolo è la prima creazione dei ragazzi di Fireproof Games, studio indipendente nato nel 2008 con sede a Guildford in Inghilterra, ed è grazie alle meccaniche proposte che sono semplici quanto mai banali, che questo The Room si pone come un gioco adatto a tutti, anche a chi non è proprio un appassionato di videogames. Sicuramente tutti noi possessori di Switch siamo ben lontani dal prototipo di persona a cui questo gioco si rivolgeva inizialmente ma ha saputo strabiliare anche gli hardcore gamers grazie a meccaniche che stupiscono e convincono ma soprattutto appassionano.

Non ne potrete fare a meno di giocare e livello dopo livello il tempo scorrerà inesorabile senza che voi neanche ve ne accorgiate, immersi in un procedere di enigmi che metteranno a dura prova la vostra materia grigia senza però mai farvi innervosire. Che idee così vengano premiate più spesso perché effettivamente sono aria fresca in un mondo videoludico un po stagnante. Quello che arriva però sulla piccola di casa Kyoto è una versione rivisitata e rimasterizzata da Team 17 già conosciuto per Overcooked 2, che a noi di Gamescore è piaciuto tanto, tantissimo e forse di più ma ci ha fatto sudare anche le proverbiali sette camicie. Sarà riuscità nell’intento di farci conoscere un gioco altrimenti destinato al solo uso “mobile”?

The Room
Tutto è apribile, nasconde misteri ed è “toccabile”

Enigmi… enigmi come se piovessero!!!

Appena avviata la partita, una sequenza molto misteriosa farà capolino dinanzi a voi e il protagonista, di cui non vedremo le fattezze, entrerà in possesso di una scatola molto ricca di dettagli ma molto povera di informazioni. Scopriremo che è appartenuta ad una persona scomparsa che tramite alcuni appunti sparsi nella stanza, ci aiuterà a far chiarezza sulla nostra storia e sul perchè delle nostre azioni.

Noi dovremmo trovare il modo di aprire i vari marchingegni che troveremo sul nostro cammino ma tutto questo non sarà facile visto che ogni oggetto ha all’incirca una decina di enigmi al suo interno e il nostro compito sarà molto arduo. Grazie alla gestualità che potremo assumere grazie al touch pienamente supportato dalla nostra Switch, dovremo osservare bene gli oggetti anche nei minimi dettagli per trovare le varie soluzioni non lasciandoci trasportare da una ovvietà ma cercando una strada tortuosa e appagante.

The Room
Man mano che si va avanti, gli enigmi diventano sempre più ostici

Dovremo spesso fare uso di altri oggetti che troveremo lungo il nostro cammino che, se ben combinati, ci permetteranno di far luce su alcuni enigmi ma soprattutto usare il nostro fidato monocolo che ci aiuterà nelle parti più spinose. Ben presto vi ritroverete letteralmente rapiti all’interno del gioco e dopo aver trovato una soluzione, un altro enigma vi si ripresenterà in un susseguirsi continuo di emozioni e rebus dall’alto quoziente intelletivo. La trama se vogliamo non è propriamente al centro del gioco ma ci spingerà ad andare avanti anche per carpirne l’essenza.

Considerazioni finali

The Room stupisce, ammalia e lo fa in maniera cristallina e con merito visto che è forse il primo gioco da me testato che sfrutta il touch in maniera perfetta e mai banale. Graficamente siamo su buoni livelli con giochi di luce apprezzabilissimi e dettagli ben eseguiti su un gioco che sicuramente non puntava sulla forza bruta. Sia in docked che in modalità portable il gioco godrà di ottimi pattern, buoni effetti e soprattutto un’ottima fluidità.

Il gameplay è veloce e immediato ed è adatto davvero ad ogni tipo di persona, anche quella che con i videogames ci gioca davvero poco. La grande virtù di questo The Room è insita nell’immediatezza con cui si propone non per questo dimenticandosi la sua essenza di puzzle game ostico e per niente facile. Infatti la curva di difficoltà si attesta su alti livelli ma non disperate, molti aiuti sono disseminati all’interno del gioco tramite suggerimenti che potrete richiamare e vi aiuteranno anche dinanzi quell’enigma che sembrava davvero irrisolvibile.

The Room
E adesso come si risolve? Con calma e pazienza!

I comandi sono un vero e proprio spettacolo, precisi e mai banali; finalmente abbiamo un avventura che sfrutta il touch al cento per cento. Una nota dolente invece sono i comandi con i Joy Con in modalità docked che non sono proprio il massimo dell’immediatezza e ben presto vi porteranno a preferire di giocare a The Room in sola modalità portable. La longevità si attesta su buoni livelli anche se una volta terminato dubito che qualcuno voglia rigiocarlo visto che il vero fulcro è la difficoltà iniziale degli enigmi che una volta risolti portano il gioco ad un lento e doloroso oblio nelle vostre microsd.

Tasto dolente, invece, per le musiche e il sonoro in generale che purtroppo non esaltano un gioco di per sè praticamente perfetto; sarebbero bastati brani che meglio si sposavano con The Room per esaltarne il valore. Purtroppo la trama non è il vero fulcro del gioco e si vede, delude ma soprattutto vi lascerà un po stupefatti nel finale che risulta quasi deludente. Se comunque cercate un gioco che vi appassioni seppur nella sua semplicità e volete sfruttare a pieno lo schermo di Switch, direi che la creazione dei ragazzi di Fireproof Games fa centro.

Con garbo e semplicità ma con una eccellente bravura nel creare enigmi, si posiziona in un ipotetica top ten degli indie presenti sul Nintendo Eshop nei primi posti e guarda molti dall’alto verso il basso. Complimenti The Room e benvenuta su Nintendo Switch!

NBA 2K Playground 2 – Recensione

Quando ancora esistevano le sale giochi, noi bambini di un tempo, a suon di gettoni entravamo in magici mondi e cercavamo la sfida continua con il più bravo del paese per abbattere tutti i record e vedere anche il nostro nome in cima alle classifiche. Quello che regnava nei videogiochi di allora era la parola immediatezza che spesso abbracciava anche i termini divertimento e innovazione.

Anche gli sportivi erano creati sotto questo vademecum e titoli come Virtua Striker e NBA Jam anche nonostante una simulazione pari a zero, raccolsero un successo senza pari e un entusiasmo ancora oggi presente da parte del pubblico videoludico. Ed è proprio l’ultimo titolo, quello dedicato alla palla a spicchi, che ancora oggi mi è rimasto nel cuore e sicuramente non solo a me.

NBA 2K Playgrounds 2
Graficamente siamo molto avanti… ma il gameplay?

Un titolo che sapeva unire una grafica cartoon, effetti volutamente esagerati ma riusciva a divertire come pochi titoli sapevano fare. Servivano solo due tasti, con questi riuscivate a fare qualunque evoluzione, passaggio o tiro, ma era tutto dannatamente ben fatto e ancora oggi il titolo è inarrivabile. L’anno scorso ci provò la Saber Interactive a scalzare dal trono il titolo di Midway Games ma con risultati altalenanti anche se il gioco riuscì in parte a farsi notare ed è proprio grazie a ciò che la 2K ha voluto prendere il titolo sotto la propria protezione, cercando di migliorarne i difetti e provvedendo a crearne un secondo capitolo.

Nba 2K Playground 2 arriva su tutte le piattaforme disponibili in pompa magna grazie ad una battage pubblicitario che ne tesse le lodi, nascondendo ottimamente i difetti che purtroppo affiorano in questo titolo. Era lecito aspettarsi, grazie all’egidia della grande 2K, dei miglioramenti e dei passi avanti ma non nel senso che ci sono stati proposti. Insomma, forse il re incontrastato rimane ancora il titolo di Midway, ma analizziamo bene il gioco, indossiamo le nostre scarpette e… tutti in campo!

NBA 2K Playgrounds 2
Boomshakalaka… no!

Salti, sfere infuocate e frustrazione…

Avviato questo NBA 2K Playground 2, ci attende un menu’ davvero ricco e colorato, ben fatto, che ci propone alcune scelte tra cui il tutorial. Una piccola delusione l’abbiamo già qui, infatti tutte le spiegazioni sono solo scritte e non c’è il benché minimo esempio filmato o una modalità che permette di testare le abilità, cosa che sarebbe stata molto utile.

Tralasciando ciò, davanti ai nostri occhi compariranno dei pacchetti di figurine virtuali che ci regaleranno degli atleti da usare a nostro piacimento, ed è proprio questo il fulcro totale di questo titolo; i campioni non sono tutti presenti ma si dovranno sboccare con calma e pazienza a suon di pacchetti scartati acquistabili tramite i punti guadagnati attraverso le partite o attraverso soldi reali. Purtroppo, sotto questo aspetto, sono sempre un po’ contrariato dalla scelta di introdurre microtransazioni che forse, per questo titolo, non ne sentivamo sinceramente il bisogno.

NBA 2K Playgrounds 2
La scelta del nostro roster… tutta da spacchettare!

Comunque, poco male… grazie ai pacchetti iniziali potremmo comunque giocare a tutte le modalità presenti e se siamo fortunati, qualche leggenda uscirà fuori. Scordatevi però, almeno inizialmente, Jordan, James e tutte le grandi stelle presenti e passate dell’NBA visto che quelle sono presenti solo nei pacchetti oro e sono molto rari da trovare. Oltre ai giocatori contenuti nei pacchetti a loro dedicati, esistono i pacchetti Swag che contengono una serie di oggetti per personalizzare i propri atleti. Giubbotti volutamente esagerati, scarpe luccicanti e molti altri gadget vi attenderanno per rendere il vostro atleta di punta ancora più eccentrico.

Le modalità da affrontare in NBA 2K Playground 2 sono numerose; troviamo la modalità single player che ci propone anche la possibilità di affrontare una stagione NBA in formato ridotto con incontri di tre minuti. Visto che comunque non sono 82 partite come nella realtà e che le partite scorrono veloci, è la modalità sicuramente più azzeccata e diverte sia giocandola da soli ma soprattutto in co-op locale o online. Al termine della stagione, se ne uscirete vittoriosi, porterete nel vostro roster una leggenda, almeno così non dovrete sperare nella fortuna o aprire il vostro salvadanaio.

NBA 2K Playgrounds 2
Una partita by night è quello che ci vuole!

Un’ altra modalità presente è quella delle sfide da affrontare sia in locale che online. Le possibilità sono varie e potremo sfidare un avversario sia accompagnati dalla cpu e sia da un altro utente presente online. Il matchmaking è sempre veloce e non dovrete attendere molto prima di buttarvi nella mischia ma purtroppo se l’altro utente non è un vostro amico e non siete accompagnati da cuffie e microfono, preparatevi a penare visto che se incontrate una persona che tende a voler strafare, perderete senza merito la partita.

Considerazioni finali

NBA 2K Playground 2 vorrebbe essere l’NBA Jam di questa generazione ma purtroppo i difetti sono tanti e con la giusta cura e attenzione che 2K sa dare ai suoi prodotti, sono sicuro che riusciranno a centrare l’obiettivo magari con il terzo capitolo.

Graficamente il gioco colpisce, tutto è molto dettagliato e delineato con gli atleti ottimamente riprodotti in stile cartoon, molti campi “vivi” con effetti speciali ben creati e volutamente esagerati. Tutto gira ovviamente a 1080p e il framerate è granitico, fermo a 60fps costanti. Sicuramente il gameplay è il tasto dolente del gioco, se da una parte abbiamo uno stile sicuramente divertente, con questo capitolo si è visto un pericoloso avvicinarsi a comandi semi-simulativi che in un titolo come questo sono una coltellata nel fianco.

NBA 2K Playgrounds 2
Chi si gode il sole… e chi suda!

Abbiamo: un sistema di tiro in cui bisogna trovare il timing giusto attraverso la nostra prontezza di riflessi fermando l’asticella del tiro in un arco verde, blocchi e spinte non sempre eccezionali ma soprattutto comandi mai precisi. A causa di tutto ciò, spesso sbaglieremo schiacciate da pochi passi, non riusciremo a fermare l’avversario e ci potremo dimenticare allegramente dei tiri da tre. Peccato perché bastava fare un test attraverso una beta prima di rendere pubblico il gioco; se io faccio una schiacciata e mi incanto a vedere l’effetto, due sono le opzioni: o l’asticella con molta fortuna la fermo nel verde o mi perdo la bellezza visiva del gioco concentrandomi sul tiro.

I pacchetti di figurine, presenti anche nel primo titolo, sarebbero anche un’ottima idea se non fosse che per sbloccare l’intero roster o ricevere qualche leggenda ci voglia molto tempo o fortuna spingendoci quindi a spendere ulteriori soldi reali per avere tutto subito e quindi livellando male il gioco online visto che ci troveremo ad affrontare Jordan o James con qualche atleta di basso rango. Inoltre l’assenza di alcune leggende si fa pesare: Rodman, Barkley, Malone… tutti rimandati!

Durante le partite, spesso la frustrazione la fa da padrona, ma godrete comunque di un gioco fluido e che sa regalare, grazie ad alcuni power up, anche punti facili come quelli effettuati con le palle infuocate. Ottimo invece il comparto sonoro e musicale con una buona colonna sonora e con una telecronaca divertente e ben fatta. Nba 2k Playground 2 non è da bocciare totalmente e se continueranno a correggere i piccoli difetti e ad aggiungere con il tempo nuove modalità, il trono è tutto suo ma al momento siamo ben lontani dalla perfezione.

 

Call Of Duty Black Ops 4 – Recensione

Call of Duty, un titolo che evoca numerosi ricordi in me e che da sempre contrasta nettamente i miei sentimenti; amo et odi, delusione e magnificenza in un alternarsi continuo… il mio eros e tanatos in salsa videoludica.

Il primo della serie da me provato, risale ai tempi della mitica Playstation 2 che tante emozioni ci seppe regalare, un concentrato di voglia di stupire e potenza tecnologica almeno all’epoca dei fatti. Era il 2004 e faceva capolino in tutti gli store, Call of Duty, grazie al lavoro di Infinity Ward e al publisher Activision che ne curò la pubblicazione ed il lancio. Reale e crudo, ambientato ai tempi della seconda guerra mondiale con un’atmosfera simulativa unica, il primo capitolo riuscì a fare breccia nei cuori dei videogiocatori facendo incetta di premi, ottime valutazioni da parte della critica specializzata e ottime vendite.

Call of Duty
Nomad è sicuramente un personaggio da scegliere… forza bruta e mastino al seguito

Grazie a cotanto clamore, la serie vide la pubblicazione di altri due episodi ambientati ai tempi della Seconda Guerra Mondiale per poi avere una netta deriva con episodi ambientati in tempi più recenti con toccate anche nel futuro. Non tutti hanno però apprezzato questo salto temporale un po’ troppo esteso anche se, dobbiamo dirlo, la serie non ha mai avuto nessun calo di vendite ma qualche mugugno nell’aria si era levato e qualche fan perso nei confronti dell’avversario più temibile, Battlefield, c’è stato.

Arriviamo quindi al 2017 quando finalmente abbiamo un lampo di genio da parte di Activision ovvero accontentare tutti, non deludere nessuno e regalare a tutti tante ore di divertimento; esce Call Of Duty: World War II. Ritorniamo ai tempi della guerra, accontentando gli amanti di quelle ambientazioni e proponendo qualcosa meno lontano temporalmente semplicemente l’anno successivo.

In questo fine 2018 abbiamo l’uscita di Call Of Duty: Black Ops 4 che ci riporta a tempi decisamente meno lontani e cerca di rivoluzionare ancora una volta la serie con alcune novità e l’introduzione della modalità Battle Royale che ha saputo, con altri titoli, stracciare record di vendita anche di giochi più blasonati. Questo nuovo capitolo, curato da Treyarch, è disponibile per PS4, Xbox One e PC escludendo quindi di fatto, tra le piattaforme più recenti, la sola Nintendo Switch. Ma entriamo nel campo di battaglia e analizziamo per bene questo nuovo sparatutto.

Call of Duty
Esplosioni e fiamme, fuoco e proiettili! This is war!

Proiettili e mine vaganti

Call of Duty: Black Ops 4 è volutamente un nuovo punto di partenza, un ripartire da quanto di buono già fatto ma cercando di aggiungere pepe a un titolo che altrimenti avrebbe rischiato ben presto l’estinzione. Grazie ai ragazzi di Treyarch, team alla guida di questo nuovo capitolo, abbiamo un gioco capace di abbracciare in maniera indifferente sia i casual gamer che quelli competitivi, sia i più giovani che i più vecchietti, insomma vuole essere giocato da tutti ma soprattutto si propone di essere un titolo veloce e senza attese.

Abbandonata ahimè la campagna single player, Call Of Duty Black Ops 4 si concentra tutto sull’online dove sforna, è proprio il caso di dirlo, le sue armi migliori. Abbiamo la classica modalità multiplayer dove, tra quattordici mappe e ben otto modalità, avremo tanto pane per i nostri denti. Finalmente in queste battaglie avremo una maggiore quantità di vita che allunga di fatto il tempo di gioco, un indicatore della vita del nemico ma soprattutto completamente assente la rigenerazione dell’energia; ma la frenesia tipica dei Call Of Duty è comunque, in parte, sempre presente.

Call of Duty
Un accerchiamento vecchio stile… letale ed efficace!

Ottima la scelta delle armi ma soprattutto numerosi gli specialisti tra cui scegliere, ben dieci di cui sei già visti nel terzo capitolo, ognuno con le proprie peculiarità e difetti ma soprattutto con un gadget unico; ad esempio Nomad può liberare un feroce mastino pronto a dilaniare i nemici. Ogni volta che la partita sarà terminata, ci verranno assegnati dei punti che ci permetteranno sia il passaggio ad un livello superiore ma soprattutto lo sblocco di abilità e armi. Tutto ciò sara guadagnabile non solo attraverso le varie kill ma soprattutto con il perseguire di alcuni obiettivi e, ovviamente, la vittoria di una missione.

Effettivamente, tutta la modalità multiplayer, tende nettamente al realismo e l’approccio si sposta dall’essere Rambo all’usare tattica e gioco di squadra… insomma, se giocato in team diverte maggiormente. Mi è capitato, infatti, di essere parte di un team composto da specialisti per lo più uguali e questo ha decretato una vittoria schiacciante del team avversario. Le mappe invece non sono vastissime ma presentano punti in grado di soddisfare l’uso di qualsivoglia arma, anche quelle da cecchino, risultando gradevoli a tutti gli stili di gioco.

Call of Duty
Ho i pugni nelle mani!!!

Tecnicamente questa modalità brilla, con pochi problemi di texture, una grafica molto buona ma soprattutto una fluidità fuori dal comune e nessun calo di framerate. Il matchmaking poi è spettacolare con partite trovate in pochi secondi e un online stabilissimo con nessuna disconnessione o rallentamento, molti giochi dovrebbero prenderne esempio.

Blackout per tutti… Battle Royale is here!

I ragazzi di Treyarch hanno poi deciso di far propria la moda del momento e regalare una nuova modalità a questo Call of Duty: Black Ops 4, la Blackout. Tutto ciò si traduce in una Battle Royale tra cento o ottantotto sfidanti, a seconda della modalità scelta, in cui la vittoria finale andrà ad una sola persona o ad una squadra.

Particolarità di tutto ciò è l’assenza iniziale di armi, tranne la forza bruta delle mani, una mappa che si restringe minuto dopo minuto ed un tempo limite di gioco. Catapultati all’interno della mappa, dovremo esplorare il territorio, stando attenti ai tanti nemici, grazie all’uso delle sole nostre gambe o se saremo più fortunati, di alcuni veicoli e dovremo sopravvivere primeggiando su tutti gli altri.

Call of Duty
Il fuoco purifica tutto!!!

Piacerà sicuramente a tutti gli amanti di questa tipologia di gioco ma Call Of Duty: Black Ops 4 lascia in panchina salti acrobatici e jet pack già visti in altri titoli dando spazio anche qui ad un realismo accentuato che non snatura totalmente il proprio titolo. Tra le mappe ritroveremo molti luoghi già visti nei precedenti capitoli che sicuramente faranno breccia nei cuori dei più nostalgici.

Tutto è ben bilanciato e l’affluenza alle partite è sempre numerosa e non mi sono mai trovato di fronte il deserto o pochi partecipanti. Graficamente il gioco è molto buono con texture che non fanno di certo gridare al miracolo ma che sicuramente primeggiano rispetto ad altri titoli del genere. Anche qui abbiamo un online praticamente perfetto ed un Netcode senza il minimo affanno. I comandi sono immediati e facili e ben presto diventeremo dei veri specialisti, questo Blackout riesce perfettamente a fare ciò che deve, divertire!

Amanti dell’horror… a me!

Ultima modalità proposta ma non per questo meno gradita, almeno da me, è quella Zombi. Qui la quantità di contenuti si alza di livello mostrando anche un lato squisitamente narrativo che farà molto felice chi nel gioco vuole anche un minimo di storia.

Al momento le campagne disponibili sono tre che fanno parte di due grandi sfere, Caos e Etere, ma il titolo di Activision ne proporrà molte altre tramite i DLC. Il capitolo dedicato al Titanic è un vero colpo al cuore per la cura che i ragazzi di Treyarch hanno messo nella trasposizione videoludica della nave in tutti i suoi particolari ma anche in una storia avvincente e che riesce a trasportarci.

Un gruppo di quattro persone progetta, all’interno della maestosa nave, un colpo che permetterebbe di entrare in possesso di un antico manufatto ma tutto ciò verrà impedito da una figura incappucciata che trasformerà tutti i passeggeri in zombie, metteteci anche che ovviamente la nave colpirà l’iceberg e la frittata è fatta. Dovremo uccidere orde di non morti mentre la nave imbarcherà acqua costringendoci a combattere anche sotto il livello dell’acqua cercando in tutti i modi di sopravvivere al disastro. Tutto ciò è davvero una piccola chicca e riesce a divertire all’inverosimile.

Call of Duty
Nuovi luoghi, vecchi ricordi!

Negli altri due capitoli proposti cambia nettamente la localizzazione. Nel primo ci troveremo all’interno di un anfiteatro romano in cui dei poveri gladiatori hanno assistito alla trasformazione del pubblico pagante in assetati zombi mentre la seconda non è altro che il remake di Mob of the Dead già presente nel secondo capitolo di Black Ops.

Questa modalità graficamente è davvero superba con vere e proprie punte di capolavoro sia per quanto riguarda la creazione dell’anfiteatro sia quello dello sfortunato RS Titanic. Anche qui un online sicuramente ottimale con nessun problema da segnalare. Una modalità, questa, che strizza l’occhio a tutti gli amanti degli horror ma che sicuramente divertirà molti.

Piccole considerazioni finali

Call Of Duty: Black Ops 4 riesce in quello che i precedenti capitoli non erano riusciti ovvero divertire senza la minima ombra di frustrazione. Sicuramente non dovrete abbattervi inizialmente in quanto le vostre morti saranno davvero veloci ma via via che affronterete le partite, migliorerete sicuramente il vostro score.

La mancanza di una campagna single player si fa sentire ma tutte le varie modalità, tranne la Blackout, sono giocabili in offline contro gli avversari virtuali che saranno sostituiti da bot. Ovviamente nulla vieterà di affrontare alcune modalità con i vostri amici e in quel caso comparirà in aiuto lo split screen.

Con questo capitolo sicuramente l’Activision si è rimessa sulla retta via affidando il tutto a persone che hanno colto l’essenza della serie, innovando senza snaturare e qui un grazie sicuramente va ai ragazzi di Treyarch. Anche se siete dei detrattori della serie vi consiglio di farci un giretto e coglierete sicuramente delle note positive e rivaluterete il tutto così come ho fatto io. Bentornato Call Of Duty!

 

 

WWE 2K19 – Recensione

Come dice il buon Vasco in una sua nota canzone… io sono ancora qua!!! Ed è proprio così, ma mi fanno compagnia una moltitudine di persone, tutte come me appassionati di una disciplina che da sempre in Italia vive di alti e bassi, di successo e di oblio, molte volte bistrattata ma che continua a regalare molte emozioni e gioie; il wrestling. Come lo conosciamo noi oggi, è ben lontano da come nacque, quella lotta greco romana di cui si parla nei libri antichi.

Poi col tempo abbiamo avuto una netta deriva che lo ha portato ad una spettacolarizzazione puramente americana con match comunque predeterminati e atleti che non si tirano mai indietro dando il massimo per la causa. Attenzione, predeterminato non vuol dire che tutto ciò che vedete nel wrestling sia finto ma solamente che i match vengono studiati e provati con tempi e mosse mai casuali e poi riproposti al grande pubblico. I colpi che gli atleti si scambiano sono ovviamente eseguiti in una sorta di safe mode ma comunque l’impatto c’è e ogni giorno questi lottatori rischiano tanto per farci divertire.

WWE 2K19
It’s time to play the game… Time to play the game!

Dietro le quinte esiste tanto lavoro, tanto sudore e tante lacrime ma chi c’è la fa viene osannato come un dio e tutti i sacrifici, spesso, vengono ricompensati. Ci sono molte federazioni di wrestling attive in tutto il mondo ed anche in Italia abbiamo le nostre che giorno dopo giorno cercano di avere la propria fetta di pubblico che li supporti e che non hanno nulla da invidiare alle major americane. La Rising Sun del nostro amico Fabio Tornaghi, la Mayhem Wrestling e la ICW, sono solo alcune delle federazioni operanti sul nostro suolo e che cercano di portare in alto il wrestling.

Ovviamente la federazione al vertice è una sola, la WWE di Vince McMahon che vanta tra i suoi atleti alcuni tra i top name al mondo e un’organizzazione che fa girare vorticosamente milioni di dollari. Tutti siamo partiti da qui, dai match tra Hulk Hogan e André The Giant, ci esaltavamo al rintocco della musica del becchino The Undertaker, avevamo i brividi quando Ultimate Warrior faceva vibrare le corde ed i nostri occhi di bambini sognavano un match su quel ring. Tutti quegli eroi ormai chi per un motivo e chi per l’altro, non ci sono più e hanno lasciato il posto ad atleti altrettanto validi ma sicuramente con un atletismo migliore.

WWE 2K19
Ronda è al suo debutto in un gioco WWE ma è gia una veterana del combattimento!

Infatti, la deriva che la WWE ha preso, complice anche un PG che tarpa storie e caratterizzazioni più “mature”, ritiene superflua la caratterizzazione dei personaggi, lasciando spazio a tutto ciò che ruota dentro il ring. Gente come Kevin Owens, Dean Ambrose, AJ Styles e Roman Reigns, fanno sognare i bambini di oggi e si lasciano comunque apprezzare dai più cresciutelli come me. Nel settore videogame, la serie WWE ha sempre spadroneggiato ed è stata il perno principale per i fan del wrestling; capitoli come Here Comes The Pain e i vari Raw vs Smackdown ancora vengono ricordati tuttora come meritevoli di attenzione e all’epoca fecero buone vendite. Personalmente ricordo anche con molto piacere Showdown: Legends of Wrestling che nel passato, è stato l’unico gioco, ad avere un roster che esulava dallo strapotere WWE e che aveva molti atleti di rilievo.

Dopo il tracollo di THQ, la serie è passata sotto l’egidia di 2K, il produttore dell’acclamata serie NBA 2K, che si è servita sin dall’inizio dello sviluppatore Yuke’s.  Con l’uscita dei primi capitoli ci sono stati tanti mugugni ma se dobbiamo ammettere che il primo capitolo era un qualcosa di assolutamente dimenticabile, con questo 2K19 la casa californiana si dirige sulla retta via e ci regala il gioco di wrestling più completo mai creato con un roster davvero invidiabili diviso equamente tra leggende e atleti del presente, molti graditi ritorni e numerose modalità. Se ancora non vi siete stancati di me, e lo spero, proseguiamo alla scoperta di WWE 2K19.

WWE 2K19
Yes! Yes! Yes!

The house that AJ Styles built!

Prezzo: EUR 64,90
Da: EUR 72,99

Dopo aver ammirato una bellissima copertina con protagonista la superstar AJ Styles, siamo pronti ad avviare il gioco e già ad una prima occhiata capiamo che il passo avanti da tanti sperato è stato fatto. Tutte le grafiche iniziali e i menù sono stati ricreati ex novo, donandoci un qualcosa di molto dettagliato e pulito, quasi elegante. Una soundtrack molto curata con pezzi per la maggior parte molto energetici, ci accompagna nella visualizzazione delle tante modalità. La cosa che ci fa battere subito il cuore, è un gradito ritorno, la modalità Showcase in tutto il suo splendore.

Con “Il ritorno di Daniel Bryan” potremo ripercorrere tutta la storia del barbuto lottatore, uno tra i più amati, dalla sua ascesa al brusco stop complice un infortunio fino al suo ritorno. Potremo condurre il creatore dello Yes Movemement fino a Wrestlemania 30 accompagnati da molti filmati narranti il suo percorso dalle indie alla WWE, con proprio il Miracle Kid nelle vesti di narratore speciale. Una modalità sicuramente riuscita che fa emozionare e immedesima il videogiocatore al cento per cento in Daniel facendoci rivivere tutte le sue emozioni, i suoi tanti trionfi ma anche la sofferenza e le avversità che ha dovuto superare.

WWE 2K19
Partì tutto con un incontro a Velocity… il resto è storia!

Una nuova modalità che arriva con tutto il suo furore è invece “Le Torri 2K in cui affronteremo una serie di match con determinati obiettivi da completare. Dovremo sconfiggere avversari, dai cinque ai sette, via via sempre più ostici in un crescendo di difficoltà e senza un attimo di respiro e di pausa. Questa modalità vi permetterà di ricevere molti VC, moneta virtuale made 2K, con cui sbloccare una moltitudine di lottatori, oggetti e cinture. Ovviamente il fulcro di questo WWE 2K19, rimane l’esibizione sia in single che in multi. Grazie a questa modalità, potremo ricreare match avvenuti realmente o mettere in scena il nostro dream match come ad esempio un Undertaker vs Sting a cui altrimenti difficilmente assisteremo. Qui i tipi di match sono davvero una moltitudine e rappresentano l’intero universo dei match WWE. Dall’Extreme Rules Match all’Hell in a Cell, avrete pane per i vostri denti e non vi stancherete facilmente.

Se tutto ciò non bastasse ecco la modalità “Il Mio Giocatore”. Potremo creare il nostro personale lottatore grazie ad un editor davvero ben fatto, con numerose personalizzazioni, e portarlo ai vertici della WWE diventando una leggenda. Le proposte all’interno della modalità sono davvero numerose, dalla Carriera alla Road To Glory e devo ammettere che anche qui il salto di qualità è notevole. Nella carriera, finalmente la storia e i dialoghi sono davvero di qualità e addirittura potremo lottare in Giappone e in Messico; presenti inoltre varie possibilità di interazione nel backstage e una marea di altre attività da eseguire. Nella Road To Glory invece sono presenti incontri quotidiani, fazioni da affrontare completamente senza dimenticare la possibilità di qualificarsi ai PPV tutto rigorosamente in battaglie da affrontare online. La cura che la 2K ha messo nel titolo lo possiamo notare anche dai piccoli particolari, come le citazioni delle Superstar inserite durante i caricamenti delle partite che a me personalmente sono piaciute molto e fanno riaffiorare molti ricordi a chi segue la WWE in modo attivo.

WWE 2K19
The House That AJ Built!

Infine abbiamo anche quest’anno la modalità Universe che ci permetterà di vestire i panni della famiglia McMahon e trainare il carrozzone verso il successo finanziario. Starà a noi decidere i match, la durata, il calendario e sopratutto gestire ogni wrestler con i loro mille capricci creando infine anche numerose storyline. Presenti inoltre come ogni anno anche le creazioni della Community che permetteranno di perfezionare un roster già al top ma mancante di alcune superstar per motivi “aziendalistici” come Hulk Hogan o Cm Punk o per “dimenticanze” davvero inspiegabili come l’NXT Champion Tommaso Ciampa e Nikki Cross. Come ogni anno, consiglio l’acquisto del Season Pass che vi permetterà di mettere le mani su cinque pacchetti: l’Accelerator, che vi permetterà di sbloccare tutti i contenuti in un lampo e di personalizzare ranking e attributi; My Player Kickstart con cui avrete accesso a tutte le personalizzazioni per il mio giocatore e un boost di VC; il New Pack Moves con cui riceverete nuove mosse come l’Exploder di Tyler Bate; il Rising Stars Pack con cui avrete a disposizione Candice LeRae, Dakota Kai, Lacey Evans, Lio Rush, Ricochet, Maria e Mike Kannelis e infine il Titans Pack per giocare con Bobby Lashley. EC3 e i War Raiders.  Tutto ciò è proposto ad un costo tutto sommato abbordabile di 29,99 euro ma è incluso nella Deluxe Edition e nella Collector’s Edition.

WWE 2K19
Ricochet, EC3, Dakota Kai… davvero un pack irrinunciabile!

Considerazioni finali

Prezzo: EUR 47,30

Finalmente abbiamo un gioco dedicato al wrestling ed in particolare alla WWE degno delle nostre attenzioni dopo il buco nell’acqua dei due capitoli 2K17 e 2K18… qui il salto di qualità c’è e si vede. Graficamente il gioco raggiunge vette di realismo davvero inarrivabili con volti dettagliati, tutti i corpi delineati e ben proporzionati oltre a piccole perle come il sudore che aumenta durante il match così come il rossore in alcune parti del corpo. Bisogna sicuramente ammettere che non tutte le superstar WWE sono riuscitissime e come ogni anno abbiamo le capigliature che sono il vero tallone d’achille del gioco made in Yuke’s. Apprezzabili i passi in avanti compiuti con la creazione delle cinture, fedelissime alle originali, così come alle arene e al pubblico più vivo che mai che ci restituisce un atmosfera pari alla realtà. Il pubblico è finalmente parte integrante dello spettacolo partecipando ad ogni singolo momento, vi stupirete sicuramente quando sarà pronto a rispondere ad una vostra taunt come il classico urlo di Ric Flair. Inoltre è strabiliante notare il cambiamento umorale che gli spettatori avranno; se vestite la parte dei face ovvero i buoni ma durante il match eseguite una manovra scorretta, la folla lo sottolineerà con numerosi boo che cambieranno il loro amore nei vostri confronti.

WWE 2K19
Adam Cole BAY BAY!!!

Il gameplay è divertente e intuitivo anche se bisogna ammettere che il titolo è sempre più vicino alla simulazione risultando alquanto ostico a chi vorrebbe magari esclusivamente “fare a botte”. I comandi, infatti, sono molto difficili da assimilare ed il tutto risulta molto tecnico e con una serie di combinazioni al limite della perfezione che ci restituirà anche qui un feeling molto reale. Il consiglio è sempre di passare dal tutorial in modo da imparare il tutto visto che anche un semplice trascinamento o un lavoro con le corde, viene attivato attraverso una combinazione di tasti ben specifico. Durante i vari match, tutto risulta fluido e senza il minimo tentennamento con movimenti meno legnosi del passato da parte degli atleti e un ring che ci dona una fisica che trasuda realtà sia nel rimbalzo delle corde che nel feeling col tappeto.

WWE 2K19
Con la Collector’s avrete praticamente un pezzo di storia… Ric Flair! Woooo!

Molto ben fatto e ricco è l’editor che come ogni anno ci permette di creare molti lottatori mancanti o perché no qualche atleta italico con una moltitudine di capigliature, abbigliamento e accessori con cui sbizzarrirci ma se non siete bravi in questo niente paura, le creazioni della Community vi verranno in soccorso e alcune rasentano la perfezione visiva. Ricca e vivace la colonna sonora che presenta molti brani che ben si legano con WWE 2K19 spaziando dal rap al rock, sublimi anche gli effetti sonori e del pubblico. Simpatica l’aggiunta della feature Big Head che trasformerà il vostro gioco in una caricatura divertente stile NBA Playground!

Passiamo ai tasti dolenti e per prima cosa devo citare un, ahimè, online lontano dalla perfezione. Al momento della mia prova, il lag è sempre presente e costante non permettendo un gioco fluido e divertente, costringendomi più volte a terminare in anticipo la partita, così è solo ragion di frustrazione ed è un peccato visto l’importanza odierna del gioco in rete. Altro pollice in giù per la telecronaca che quest’anno è sensibilmente peggiorata con Michael Cole e compagnia che sbagliano più volte i tempi e ripetono sempre le stesse frasi… un consiglio, dateci Mauro Ranallo e i suoi “mammamia” che renderebbero il tutto sicuramente più avvincente.

WWE 2K19
The U.K. Champion… Bruiserweight Pete Dunne signore e signori!

Presenti inoltre numerosi bug che in alcuni casi, come nell’Hell in a Cell, hanno pregiudicato il mio match costringendomi a chiudere la partita visto che non si sa come, il lottatore avversario era al di la della gabbia, immobile; ma di questi bug non me ne preoccupo in quanto 2K è sempre corsa ai ripari in tempo con rilasci costanti. Insomma di passi avanti se ne sono fatti numerosi quest’anno ma per raggiungere le vette eccellenti toccate dal titolo sportivo NBA, la strada è ancora in salita. Di buono quest’anno si è fatto tanto e le lodi ad una 2K che ascolta i suggerimenti dei fan e cerca, anno dopo anno, di non rimanere nel suo laghetto dorato e anzi, migliora e innova i suoi prodotti, sono meritate.

Mega Man 11 – Recensione

Mega Man 11 è tutto quello di cui abbiamo bisogno ora, racchiude delle qualità importanti ed è un platform di tutto rispetto che sicuramente amerete; eppure in molti davano per morto il piccolo robottino blu celebrando gli anni che furono non vedendo all’orizzonte nessun radioso futuro. Eppure Capcom, ultimamente, ha capito l’importanza di curare le icone che ne hanno decretato la gloria creando ottimi remastered e nuovi capitoli delle IP più famose stupendoci con veri e propri capolavori.

Bisogna ammettere che il buon Rockman, il nome con cui è conosciuto Mega Man in Giappone, ha avuto un lento e doloroso declino con la casa di Osaka che l’ha relegato a ruoli di secondo piano o come protagonista in episodi altamente dimenticabili e dal poco appeal. Il piccoletto blu compie trent’anni di gloria, visto che il suo debutto risale al  1987 sulla gloriosa e indimenticabile NES, e non c’era modo migliore per festeggiare che regalare ai suoi fan un nuovo capitolo.

Mega Man
Finalmente un restyling grafico degno di nota… davvero bello da guardare questo Mega Man 11

Ma diciamoci la verità, questa serie aveva bisogno di una bella svecchiata, magari l’introduzione di qualche novità, e con l’abbandono della serie da parte di Keiji Inafune qualche perplessità iniziale c’era. A volte però affidare a nuove persone un personaggio importante e storico come Mega Man che naviga in acque sicure ma terribilmente calme, può portare a quel tocco di brio che serve per esaltare i vecchi fan ma soprattutto per abbracciare le nuove leve che sono il futuro dell’azienda videoludica.

Posso dire senza ombra di dubbio che questa volta ci siamo e ne vedrete delle belle; Capcom ha ricevuto l’illuminazione sulla via di Damasco e ci sta regalando grandi gioie; Resident Evil, Mega Man e tutti gli altri sono tornati, forti e devastanti come non erano da tempo, mi vien quindi solo da dire… grazie!

Mega Man
Lavori in corso ma noi ce ne freghiamo… siamo Mega Man e distruggiamo tutto

Tra passato e futuro… un meraviglioso presente!

Avviando il gioco avremo la sensazione che ci troviamo di fronte all’ennesimo episodio di Mega Man ma l’apparenza inganna ed infatti è il solo menù a non essere cambiato minimamente con la solita selezione del livello vecchia maniera con gli otto livelli rappresentati dall’icona del boss finale che affronteremo. Prima di arrivare però alla scelta del livello, verremo accolti da una graditissima cut – scene che ci spiegherà in pochi minuti la storia di Mega Man e dell’eterno conflitto tra il Dr. Light e il Dr. Wily, cattivissimo della serie, ribaltando in parte i nostri vecchi ricordi.

I due dottori, collaboravano insieme al progetto dei robot ma, mentre il Dr. Light voleva creare degli esseri in parte senzienti e liberi, il Dr. Wily voleva renderli schiavi; macchine perfette e senzienti verso l’uomo. Quest’ultimo aveva ideato uno strumento estremamente potente, il Double Gear, in grado di potenziare i robot e renderli veri e propri strumenti ad uso e consumo umano. Questo dispositivo venne però scartato dall’azienda dove i due lavoravano a favore invece del progetto di Light e al Dr. Wily non restò altro che odio e rancore verso il collega.

Mega Man
Da un grande potere derivano grandi responsabilità!!!

Ma si sa, la vendetta è un piatto che va servito freddo, e dopo anni Wily decide che è ora di scatenare l’inferno assoggettando a se otto Robot Master per distruggere l’acerrimo nemico. Dal canto suo, il pacifico Dr. Light, chiede l’intervento del suo fidato amico Mega Man che accetta l’incarico e riceve in dono un prototipo del Double Gear da utilizzare durante la missione a nostro rischio e pericolo.

A questo punto non ci resterà altro che immergerci nell’avventura e boss dopo boss, affrontare tutti i livelli con lo scopo di distruggere tutti i Robot Master per poi affrontare vis a vis il Dr. Wily. Tanti saranno i pericoli e numerose le fasi platform in cui dovremo mantenere i nervi saldi ma in nostro aiuto accorrerà il Double Gear che ci permetterà di rallentare il tempo o rendere ancora più letale la nostra arma. Se tutto ciò non bastasse, ogni volta che uccideremo uno degli otto Robot Master, riceveremo una nuova tuta con ulteriori poteri da utilizzare a nostro piacimento fino al termine dell’energia. Ancora non siete sazi? Allora ecco un cane robot che si trasformerà a richiesta in trampolino o jet per aiutarvi nelle sezioni più difficili.

Mega Man
Un cane robot che si trasforma in un jet? Anche in trampolino se proprio vi servirà!

Considerazioni finali

Mega Man 11 è un ritorno in grande stile, ai fasti di un tempo, con innovazione e voglia di stupire nonché di innovare un brand che altrimenti aveva un po’ di ruggine nelle meccaniche di gioco. Ben vengano questi restyling che permettono a giochi conosciuti di ricevere nuova linfa vitale che li renda appetibili e pronti per questa nuova generazione.

Mega Man
La selezione del livello è uno dei pochi richiami al passato!

Graficamente Mega Man 11 adotta uno stile dettagliato e ricco di particolari con fondali e texture ben create. Tutti i modelli, sia quelli di Mega Man che dei vari nemici e boss, sono curatissimi e vivono di animazioni ben sviluppate. Finalmente il restyling grafico tanto agognato è stato donato al robottino blu e finalmente può essere goduto in tutto il suo splendore. Il gameplay è frenetico, divertente ma comunque adatto a tutti; nel pieno spirito del genere platform affronteremo molti combattimenti ma anche numerose sezioni di piattaforme da affrontare con la massima calma e i riflessi al massimo.

I comandi sono facilmente assimilabili con i movimenti di Mega Man destinati allo stick sinistro, le azioni ai pulsanti mentre i dorsali sono dedicati sia al cambio armatura che ai due poteri derivanti dal Double Gear. L’idea di quest’ultimo è alla base di questo capitolo ed è un ottimo inserimento che vi permetterà di affrontare i vari stage con due armi in più. Il potenziamento della vostra arma vi servirà molto durante la lotta con i boss di fine livello ma troverete molto utile il rallentamento del tempo che durante le azioni più frenetiche potrà rendervi praticamente invincibili. Ma attenzione, se usati in maniera costante e continuata, rischiate di fare andare il sistema in surriscaldamento e non potrete usarlo per svariati secondi.  

Mega Man
Sconfiggere tutti i nemici, specialmente i vari boss, sarà davvero arduo!

La difficoltà è decisa da voi all’inizio di questo Mega Man 11 ed è settata ottimamente. Se opterete per il livello principiante, ad esempio, potrete contare su vite infinite, nessuna morte se sbagliate un salto e cadete nel vuoto e un livello di IA nemica tendente al basso ma non per questo non avrete filo da torcere anzi… Vi piace invece una sfida più dura? Con l’ultimo livello di difficoltà avrete quello che desiderate con vette di masochismo mai raggiunte prima e nemici incattiviti.

Le musiche e il sonoro in generale sono ottimamente orchestrate con sinfonie che richiamano l’era 16 bit e tutto ciò che ha fatto grande la serie, un vestito fatto su misura e ottimamente disegnato. La longevità è buona e se per finire la storia principale vi basteranno una decina di ore, a livello principiante ve ne basteranno quattro, una serie di modalità che si sbloccheranno solo dopo aver completato l’avventura aiuteranno Mega Man 11 a voler essere rigiocato, Sfide e Time Attack Mode.

Mega Man
Il luna park di Mega Man… salite a bordo!

Insomma, il piccolo robot blu sembra essere tornato, un capitolo che ne rinnova i fasti e lo fa non rinnegando il passato ma innovandolo ulteriormente. Bentornato Mega Man!

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Giana Sisters: Twisted Dreams – Owltimate Edition – Recensione

Tutto partì con un plagio ma forse è meglio dividere il tutto tra un sontuoso omaggio e l’usare una scorciatoia per il successo. Giana Sister e la sua epopea sono proprio nate così, in quegli anni ’80 che videro l’avvento di un baffuto idraulico che sotto l’egidia di mamma Nintendo avrebbe fatto innamorare milioni di persone e abbattuto ogni record di vendita, si parla di quaranta milioni di copie vendute.

Chiunque, come me, sia nato in quegli anni desiderava rigorosamente solo il NES, vera e propria icona di quegli anni, ma soprattutto portatore di tanto divertimento. Chi non riusciva a possederlo, virava nettamente sul Sega Master System (forse il vero anti-NES), l’Amiga, il Commodore64 (in netta fase calante) o sui primi personal computer. Proprio il voler donare un gioco simile a Super Mario Bros ha visto forse la creazione del primo capitolo dell’epopea, quel Great Giana Sisters che già dal nome ci faceva intuire come fosse vicina la querela da parte di Nintendo.

Giana Sisters
mmmm uguali sono uguali… ehm!!!

Arrivato su Commodore64 nel 1987 fece immediatamente gridare allo scandalo frutto di un livello, l’1-1, copiato letteralmente dalla controparte nintendiana e che ne sancì la fine, con la casa di Kyoto che ottenne il ritiro dal mercato evitando quindi una causa in tribunale. Errare è umano ma perseverare e diabolico; così Black Forest Games riceve il perdono di Nintendo che gli permette di pubblicare prima su Nintendo DS un secondo capitolo delle vicende dedicate alle sorelle Giana e poi un terzo capitolo su Nintendo Switch.

Quest’ultimo, Giana Sisters: Twisted Dreams, arriva dopo ben sei anni e un DLC all’attivo ed è frutto di una ricca campagna Kickstarter che ne ha permesso la luce. E noi possessori di Switch, ora, ce lo godiamo in tutto il suo splendore con la Owltimate Edition contenente il gioco e la sua espansione Rise of the Owlverlord, grazie alla pubblicazione da parte di Thq Nordic. Se non avete ancora provato un platform avvincente e in parte innovativo, non vi resta che acquistarlo ma non prima aver letto la nostra recensione. Venite con me in un coloratissimo mondo fatto di un’angelica ragazza, una terribile punk e tanti e odiosi nemici.

Giana Sisters
Davvero bello esplorare questo mondo così dettagliato!

Un angelo o un diavolo?

Fortunatamente Giana Sisters: Twisted Dreams abbandona letteralmente le sue vesti di clone per abbracciare uno stile ed un gameplay personale. La storia è la più classica delle storie, un must ed un evergreen di tutti i platform, il rapimento. Non ci sono principesse o amate da salvare, ma una persona molto importante e molto vicina, una sorella.

Giana Sisters
Raccogliere tutte le gemme non sarà affatto una passeggiata di salute!

Giana, dolce e tenera bionda ragazzina, vede sua sorella Maria rapita da un drago. Partirà in una tortuosa e pericolosa avventura per liberare la sua sorellina e scappare insieme a lei da un mondo pericoloso. Ma forse Giana non è quello che sembra e come la migliore delle favole nere, ha un lato oscuro che potremo richiamare in qualunque momento e che la trasformerà in una punk ribelle e non muterà solo lei ma tutto il mondo attorno.

Da colori sprizzanti, fiori delicati e nemici perlopiù simpatici, tutto si muterà con colori forti, un mondo orrorifico e nemici che sprizzano violenza. Non solo però muterà il design ma anche il nostro approccio che volente o nolente dovrà cambiare in quanto molti enigmi saranno fortemente diversi da una versione all’altra. Anche i poteri variano e se con la ragazzina bionda e angelica potrete planare, con la terribile punk potrete trasformarvi in una vera e propria palla infuocata e lanciarvi in molte direzioni superando ostacoli altrimenti insormontabili. Le due parti però sono strettamente legate tra loro e per superare i livelli agilmente e con successo dovremo mixare in maniera ottimale sia la versione angelica che quella infernale. Un continuo excursus tra bene e male, un legame indissolubile da sfruttare totalmente in un’allegoria fantastica.

Giana Sisters
Questi nemici se le inventano proprio tutte per sbarrarci la strada!

Considerazioni finali

Che gioco e forse per noi più vecchietti è una ventata di aria fresca questo Giana Sisters: Twisted Dreams, un platform ben fatto, curato ma soprattutto con dinamiche avvincenti capaci di incollare anche il giocatore meno avvezzo a questa categoria.

Giana Sisters
Boom… a palla di cannoneeeee!

Graficamente il gioco si presenta in maniera ottimale ed è davvero spettacolare, tutto è dettagliato nei minimi particolari con paesaggi che passano dal paradisiaco all’infernale in un nanosecondo non tralasciando nulla al caso. Anche gli effetti particellari specialmente durante la trasformazione della terribile punk in una sfera infuocata sono ottimamente riprodotti e curati alla perfezione. Tutto gira in modalità docked a 1080p in un 60fps costante e senza il minimo tentennamento così come in modalità portatile in cui la definizione si abbassa a 720p ma abbiamo i 60fps costanti frutto di un ottimo lavoro di ottimizzazione per la piccola di casa Nintendo.

Il gameplay è immediato e divertente come nella migliore tradizione platform anche se non privo di ostacoli e momenti di piccola frustrazione altamente superabili, con comandi facilmente assimilabili ma non privi di insidie. La nostra eroina sarà comandabile attraverso lo stick sinistro per quanto riguarda il movimento mentre dorsali e pulsanti sono dedicati alle tante azioni da mettere in atto durante l’avventura. La difficoltà si attesta su buoni livelli anche se non mancheranno momenti ardui in cui il joypad rischierà una brutta fine ma mantenete i nervi saldi e supererete con calma qualsiasi ostacolo.

Giana Sisters
Come stare in una favola!!!

La trama è semplice ed è d’altronde solo un pretesto per dare un senso al gioco ma difficilmente non vi innamorerete della protagonista e dei mondi che vi accingerete ad esplorare con i suoi nemici perfettamente azzeccati. La colonna sonora e gli effetti sonori sono ben congeniati peccato solo che dopo un po’ risultano quasi ripetitivi ma mai totalmente disturbanti e ricordiamo che in questa Owltimate Edition sono curate dal compositore tedesco Chris Huelsbeck e dalla band svedese Machinae Supremacy. La versione per Switch di Giana Sisters: Twisted Dreams ovvero la Owltimate Edition permette, inoltre, una longevità fuori dal comune con livelli extra che si aggiungono ai già numerosi presenti e tre modalità che si sbloccheranno al termine dell’avventura principale (Time Attack, Hardcore e Uber – Hardcore), tutti i DLC fino ad ora pubblicati e alcune cut-scene che ci spiegheranno meglio la trama.

Insomma di carne al fuoco i ragazzi di Black Forest Games ne hanno messa davvero tanta ed il barbecue che hanno preparato è davvero succulento. Quindi posate alla mano e fatevi un abbuffata di ottimo platform… This is Giana Sisters: Twisted Dreams – Owltimate Edition.