Elden: Path of the Forgotten

Elden: Path of the Forgotten – Recensione

Il genere soulslike è diventato molto popolare nell’odierno panorama videoludico e sono molti i team di sviluppo che si cimentano in questo genere proponendo videogiochi capaci di soddisfare l’appetito dei giocatori. Attraverso un gameplay complesso ed una narrazione intricata il gioco propone i suoi ambienti ed i suoi misteri, grazie ad un approccio che potrebbe non piacere a tutti. I soulslike sono infatti videogiochi dalla difficoltà abbastanza elevata e sono in molti che decidono di non avvicinarsi a questi titoli. Elden: Path of the Forgotten riuscirà a soddisfare questi giocatori… oppure punterà ad un’utenza più specifica? scopriamolo insieme.

Elden: Path of the Forgotten
Qualcosa mi dice che le cose stanno per andare male… molto male.

Il videogioco in questione, nato dalle mani di un solo sviluppatore, si propone come un soulslike pixelloso nel quale il giocatore interpreta la figura di Elden nel disperato tentativo di salvare sua madre da un orrore che lei stessa sembra aver provocato. Dopo un inizio tetro e misterioso Elden si ritroverà subito coinvolto nella vicenda e, per cercare di salvare la madre, dovrà prepararsi a dovere. Il mondo è pieno di mostri capaci di massacrare ogni cosa, ed ovviamente vanno fermati.

I comandi di gioco di Elden: Path of the Forgotten sono molto semplici da comprendere ed utilizzare. Con l’analogico sinistro il giocatore esplora l’ambiente, con quello destro si modifica la visuale, con Y si usa la propria arma per attaccare ed infine il pulsante A permette di rotolare. Quest’ultimo è molto importante già dalle prime fasi di gioco in quanto permette al giocatore di schivare gli attacchi nemici, a patto di avere il valore di Stamina pieno. In questo videogioco gli scontri sono molto “pericolosi” perché anche già dall’inizio della partita gli avversari sono capaci di fare tanti danni e, come se non bastasse, le occasioni per curarsi possono risultare poche. Al fine di superare gli scontri bisogna mantenere un approccio paziente, usare una strategia “mordi e fuggi” e tenere sotto controllo tutti i propri valori al fine di evitare una morte miserabile.

Ciò che caratterizza maggiormente Elden: Path of the Forgotten è probabilmente il suo comparto estetico. Lo sviluppatore ha infatti dato vita ad un design estetico particolare capace di rappresentare elementi legati al mondo dell’orrore, come quello di Lovecraft. Le ambientazioni possono essere cupe e spesso i mostri sono aberrazioni particolari, tanto che alcune di queste presentano elementi accattivanti. Il tutto viene poi condito da un design pixelloso piuttosto fluido e ben curato, soprattutto in alcune situazioni.

Elden: Path of the Forgotten
Durante il corso di tutto il gioco Elden è seguito da un uccello bianco, che potete vedere molto bene in questa foto. La sua presenza non è soltanto “per bellezza”, ma può dare dei piccoli indizi per agevolare il proseguimento dell’avventura. Nulla di esaltante, sia chiaro, ma può tornare utile.

Elden: Path of the Forgotten è un videogioco dalla longevità bassa (è possibile raggiungere i titoli di coda in 3-4 ore) e questo lo rende interessante ad un pubblico novizio. Essendo questo un titolo legato al genere soulslike il giocatore dovrà affrontare nemici molto pericolosi ed una storia che va compresa ed interpretata sfruttando gli elementi dell’ambiente. Comunque sia il giocatore può sfruttare tutta una serie di oggetti per migliorare le proprie prestazioni. La possibilità di interagire con le rune, ad esempio, permette al giocatore di trovare punti di salvataggio ed aree di ristoro molto utili se non si hanno più oggetti curativi. Se il giocatore sarà in grado di sfruttare al meglio tutti questi elementi (più altri che non sono citati in questa recensione “causa spoiler”) riuscirà a finire il gioco senza troppi problemi.

Come in tutti i casi anche nel titolo in questione ci sono dei difetti da tenere in considerazione. Elden: Path of the Forgotten è infatti un videogioco che soffre su vari punti di vista, a partire da quello tecnico. La gestione degli attacchi di Elden è decisamente scomoda in quanto l’hitbox dei propri attacchi è difficile da comprendere e prevedere. Giocando si ha la sensazione che determinati attacchi siano usati “a vuoto” e questo rende molti scontri frustranti. In aggiunta a questo va evidenziata la gestione del movimento. Elden si muove in maniera piuttosto lenta e macchinosa e per tale ragione avrei preferito un pelino di velocità in più. Come ultima cosa vanno evidenziati la presenza di svariati bug – spesso di natura estetica – ed una narrativa che può non piacere. Come altri titoli di questo genere gran parte della storia viene raccontata tramite l’ambientazione e se non si è abituati il risultato può risultare insolito.

Elden: Path of the Forgotten
“Storia breve che finisce malissimo” – G.Bislacco, mentre vede questa scena.

Alla fine, cosa mi sento di dire su Elden: Path of the Forgotten? Questo videogioco nasce dalle mani di un solo sviluppatore, che è stato capace di proporre un titolo dall’ambientazione tetra e surreale. La sensazione di essere soli contro una minaccia possente è evidente ed il titolo riesce a rispecchiare bene il genere soulslike attraverso una difficoltà elevata, una narrazione all’apparenza minimale e l’assenza di qualsivoglia guida sul gioco e sui comandi. Comunque sia il risultato finale viene bucherellato da una serie di difetti, specialmente i bug e la gestione degli attacchi. Queste due caratteristiche, unite insieme, rendono Elden: Path of the Forgotten un videogioco piuttosto macchinoso e l’assenza di una serie di obiettivi diminuisce drasticamente la rigiocabilità di questo titolo. Tutto questo, poi, mi fa pensare che il prezzo di lancio (€15,99) sia troppo alto e per questo consiglio di prenderlo sotto sconto. Alla fine Elden: Path of the Forgotten parte da un’idea piuttosto carina ed interessante, capace di coinvolgere bene i novizi, ma alla fine tende ad impantanarsi danneggiando il risultato finale. Nonostante reputi questo gioco sufficiente stimo profondamente lo sviluppatore, che è riuscito da solo a dar vita a questo titolo. Con un po’ di limature, il gioco può essere migliorato.

Elden: Path of the Forgotten
Elden: Path of the Forgotten – Recensione
MODUS OPERANDI: ho giocato ad Elden: Path of the Forgotten attraverso un codice download offerto gentilmente dal team di sviluppo. Con un po' di fatica ho finito il gioco in 6 ore e mezzo raggiungendo così i titoli di coda.
PRO
CONTRO
6.5
buono
Caporedattore