Summer in Mara

Summer in Mara – Recensione

I farming simulator hanno sempre un effetto particolare sui giocatori: questo è forse il genere per eccellenza se ci si vuole rilassare e passare un po’ di tempo senza stress e preoccupazioni. Il fatto che questo tipo di struttura ludica risuoni per un gruppo di persone si può facilmente vedere dal successo che Stardew Valley ha avuto: gioco che combina il meglio di titoli del calibro di Harvest Moon e Animal Crossing, Stardew Valley si contraddistingue per la capacità che ha di creare un senso di comunità all’interno del gioco, coadiuvato da un mondo di gioco coloratissimo e craftato con una cura maniacale per i dettagli. Un altro esempio di come una larga fetta di giocatori apprezzi tale genere si può trovare nella recente uscita dell’ultimo capitolo di Animal Crossing, le copie del quale sono letteralmente andate a ruba sancendo l’ennesimo record per l’ibrida della casa di Kyoto. È esattamente sull’onda del successo di giochi simili che, in un certo senso, si può ritenere questo genere una sorta di scommessa vinta in partenza, vista la fame che i giocatori hanno per esperienze simili. Per questo quando circa un anno fa, su Kickstarter, il progetto Summer in Mara fu lanciato, fu supportato da più di novemila persone, finanziando il gioco per più di duecento mila euro.

Summer in Mara si proponeva come una sorta di mix tra Harvest Moon e The Legend of Zelda: The Wind Waker: da una parte, c’era tutta la sezione dedicata alla gestione delle proprie risorse e della fattoria da mandare avanti, dall’altra invece c’era tutta la navigazione in mare aperto con un’esplorazione di chiara ispirazione zeldiana dei tempi del GameCube. Personalmente, Summer in Mara è uno dei progetti che stavo seguendo perché inevitabilmente catturato dal mondo tropicale, coloratissimo, creato dai ragazzi dello studio Chibig. Uscito finalmente nel corso della settimana su PC e Nintendo Switch, con non poca curiosità mi sono tuffato all’interno di questo mondo che sprizza personalità da ogni poro. Tuttavia, le mie aspettative sono state purtroppo deluse per una serie di problematiche inerenti alla struttura di gioco che, ora come ora, compromettono il ritmo generale del gioco, creando non poca frustrazione nel giocatore. Ma andiamo con ordine.

summer in mara

La storia segue le vicende di Koa, una giovane donna vittima di un naufragio quando ancora era una bambina in fasce, salvata da Yaya Haku, donna-pesce dall’aspetto singolare che diventa una vera e propria figura materna per Koa. Le due vivono tranquillamente sulla loro isola, prendendosi cura dell’ambiente circostante, in sintonia con la natura che le circonda. Sin dalle prime battute, appare abbastanza evidente che questa isola ricopre un ruolo molto più grande nel grande schema degli eventi, con Yaya Haku che sicuramente svolge un ruolo pivotale.

Dopo un breve tutorial nel quale si apprendono le meccaniche di base, simili a molti farm-sim in circolazione, il mondo di Summer in Mara si apre dalla piccola isola di partenza, presentando vari luoghi da esplorare. Ed è esattamente in questo momento che cominciano a farsi manifesti quegli elementi che purtroppo compromettono la bontà finale dell’esperienza. In due parole: fetch quest. Summer in Mara si presenta come un enorme fetch quest simulator, dove la maggior parte delle missioni che vengono assegnate al giocatore si risolvono nell’andare a prendere questo o quel materiale, craftare questo o quell’oggetto, per poi riportarlo all’NPC che aveva fatto tale richiesta. In sé e per sé non sarebbe neanche un enorme problema, anche se fondamentalmente tedioso: il nocciolo della questione è che il backtracking nel gioco è incredibilmente snervante; spesso e volentieri, il giocatore sarà costretto a percorrere distanze grandissime per andare a prendere quell’oggetto necessario per craftare quella cosa che ci era stata assegnata come missione, per poi viaggiare nuovamente per portare suddetto oggetto nelle mani di chi l’aveva richiesto. Il fatto è che questa cosa è la caratteristica praticamente di ogni missione che viene assegnata al giocatore. Il modo in cui si può in parte risolvere tale problema potrebbe per esempio essere che al giocatore vengono effettivamente forniti più dettagli su dove trovare il materiale o l’oggetto per completare la missione. Invece, il log delle quest si risolve in una, se non due frasi, che dicono semplicemente cosa un dato personaggio ha richiesto al giocatore. Bisogna quindi ricordarsi dove era il luogo nel quale si poteva trovare quello che si cercava. Tale problematica viene accennata subito nel primissimo tutorial del gioco, dove Yaya Haku da al giocatore la ricetta per la marmellata di arance, dopo che già il giocatore aveva raccolto delle arance e usate per farci del succo. Yaya Haku dice al giocatore solo di fare la marmellata, senza per esempio rimarcare il fatto che servivano altre arance per farla. Insomma, questi difetti potrebbero essere risolti facendo giusto qualche ritoccatina qui e lì per rendere il tutto sicuramente meno tedioso, e causa di minor frustrazione.

summer in mara

Quello che veramente fa risaltare Summer in Mara è inevitabilmente l’aspetto artistico, con un mondo di gioco caratterizzato meravigliosamente, personaggi simil-alieni, e colori accesi e brillanti. In aggiunta a questo, i vari filmati sono animati benissimo, e sono un piacere per gli occhi da guardare (peccato che alla fine non sono di più!). Oltre questo, anche la colonna sonora è molto ben fatta, e riesce a compensare perfettamente il mondo di gioco che i ragazzi di Chibig hanno creato. Pure dal punto di vista tecnico, la versione PC non ha presentato problemi in fase di recensione, e tutto ha girato in maniera fluida a 60 fps fissi.

summer in mara

In conclusione, Summer in Mara è un gioco che sulla carta pare molto promettente, ma che alla prova dei fatti si fa lo sgambetto da solo a causa di alcune scelte di game design che lasciano decisamente a desiderare. Per fortuna l’arte e la musica del gioco riescono in parte a compensare queste cadute. In definitiva, Summer in Mara lascia un po’ con l’amaro in bocca, date le grande potenzialità che il progetto ha, ciò non toglie che se si riesce a chiudere un occhio sulla quantità gargantuesca di fetch quest presenti, allora ci si trova davanti ad un farm-sim carino, capace di regalare molte ore di attività (più o meno) rilassanti.

Summer in Mara
Summer in Mara – Recensione
PRO
Arte del gioco superlativa
Colonna sonora capace di supportare lo stile artistico
Mondo di gioco interessante
CONTRO
Fetch quest su fetch quest
Alcune scelte di game design di dubbio valore
6.5
summertime and the livin' is easy
Redattore