Blacksad: Under the Skin

Blacksad: Under the skin – Recensione

Blacksad per gli amanti lettori di fumetti è diventato, dopo l’esordio parzialmente tiepido nel mercato francese e poi sfociato nel resto del continente, un cult imperdibile. Una storia che vede contrapposti temi molto forti come il razzismo, la mafia e l’omicidio in chiave investigativa e quasi sempre con una vena parodistica (per la decisione di ambientare l’intero mondo con persone con fattezze animali). Un chiaro segnale alla società odierna e che vanta il grande contributo di due illustri disegnatori, ossia Juan Dìaz Canales e Juanjo Guarnido: entrambi hanno militato, in diverse forme, con progetti fumettistici famosi come Corto Maltese e i supereroi della Marvel. Il duo non si è comunque voluto risparmiare e hanno unito le forze per creare un intreccio narrativo davvero superlativo, con atmosfere cupe e pieno di colpi di scena interamente disegnato con uno stile molto pulito e con un genere narrativo chiamato “hard-boiled”. 

Con protagonisti animali antropomorfi e ambientato negli Stati Uniti degli anni cinquanta, Blacksad: Under the Skin è il nuovo titolo tratto dall’omonimo fumetto prodotto per Nintendo Switch da ANUMAN INTERACTIVE o Microids e sviluppato da Pendulo Studios, che non è sicuramente sconosciuta tra queste pagine: l’ultima avventura da noi recensita è stata proprio Yesterday Origins. Dopo l’annuncio arrivato nel 2017, con la promessa di uscire entro la fine dello scorso anno, lo studio di sviluppo si è riservato più tempo per proseguire con la stesura e la rifinitura del gioco e posticipare la sua definitiva uscita adesso, esattamente il 28 novembre 2019. Per quanto possa sembrare assurdo, l’iniziativa di proporre un titolo con una storia parallela a quella del fumetto ha stimolato non poco l’interesse di tutti quei fan, come il sottoscritto, ad attendere il rilascio per poter giocare un nuovo investigativo con tinte cupe e noir. Ma è tutto oro ciò che luccica? Vediamo se sono riusciti a mantenere alte le aspettative e proporre qualcosa che possa definirsi un vero e proprio cult come il fumetto

Blacksad: Under the skin
Stilisticamente il gioco è davvero buono e bello da vedere, con gli anni cinquanta di New York nell’ambiente fumettistico cult di Blacksad.

Una bizzarra giornata per John in quel di New York…

Una stanza d’ufficio con alcuni mozziconi di sigaretta ancora accesi nel posacenere, tapparelle abbassate che filtrano solamente un sottile velo di luce, l’aria circostante completamente appestata dal fumo e uno strano oleazzo di vecchio che impregnano le pareti giallastre. Tutte caratteristiche che definiscono il luogo principale dell’intera storia e che vede protagonista un gatto nero antropomorfo di nome John Blacksad, investigatore privato in quel di New York. Luogo che è completamente privo di forme umanoidi, bensì solo di animali con fattezze umane che vivono la loro giornata in completa autonomia e tranquillità. Armonia che è riuscita a stabilirsi dopo tante colluttazioni tra razze per la supremazia: alla fine, ha vinto la democrazia, o almeno in parte. Un parallelismo, come abbiamo già detto, che si può facilmente contrapporre alla vita negli stati uniti degli anni cinquanta: vizi come l’alcolismo e il contrabbando, l’esordio della mafia e tanto altro. Una vita quotidiana degli anni cinquanta completamente stravolta dall’originale e colma di storie che tra loro si intrecciano per formarne un’unica ancora più grande. L’idea degli sviluppatori è quella di raccontare qualcosa di ancora non visto tra le pagine del fumetto, però con chiari riferimenti a personaggi e luoghi già conosciuti su carta. Ovviamente, per chi non avesse mai letto nulla del duo di Blacksad, ogni evento viene ampiamente spiegato senza interruzioni e con eventuali flashback chiarificatori. 

Uno dei tanti giorni, John riceve visita nel suo ufficio: un certo Colbert, un grande e grosso rinoceronte fa irruzione nel suo studio colmo di rabbia. Ben presto otteniamo i primi input di gioco che fanno da contorno all’intero gameplay, ovvero il quick time event. Una meccanica davvero ricorrente nei giochi investigativi e che dona una struttura più action all’avventura. Si tratta, riferito all’energumeno grigio, della vittima di uno dei clienti dell’investigatore privato, dove quest’ultimo ha dovuto immortalare il grosso animale insieme a delle donne “non propriamente note e di facili costumi”. La cliente, cioè la moglie, ha chiesto infatti di indagare segretamente degli spostamenti del marito e dargli le prove per confutare il tradimento in atto. Dopo una breve colluttazione tra i due, il gioco ci propone un bivio, ovvero due scelte che possono alterare il corso della storia: intascare una mazzetta dal rinoceronte e quindi tradire la fiducia di un cliente, oppure dire la verità. Ciò ovviamente, non essendo ancora nemmeno il prologo del titolo, non incide momentaneamente, eppure nel corso dell’avventura avremo modo di conoscere meglio il nostro percorso e fare le scelte che più ci interessano. A corredo, il protagonista gatto ha un taccuino dove può annotare ogni riferimento a luoghi e persone, un po’ come avviene in L.A Noir, gioco investigativo di Rockstar games

A livello di trama, Blacksad non termina qui: propone invece l’intreccio narrativo riguardo ad una misteriosa morte di un famoso ex-pugile e il fu proprietario di una palestra da Boxe più famosa a New York. Le vicende vedono più protagonisti e tutti decisamente interessanti, dal più banale a colui che non ti aspetteresti mai di incontrare. La giovane e attraente figlia, una lince di nome Sonia Dunn nonché l’attuale proprietario del locale, muove i primi passi per una possibile risoluzione del caso, che viene successivamente affidato al migliore investigatore del quartiere, ovvero John Blacksad. Nulla è dato per scontato e come avviene nelle pagine dell’omonimo fumetto, il gioco propone una varietà di sotto-trame curiose e intriganti che non si discostano di troppo dalla quest principale. Il ritmo e l’esecuzione di come vengono narrati i fatti purtroppo non risultano essere tanto esaltanti come gli argomenti trattati, dove dopo una buona ora dal primo avvio il gioco si presenta pesante e lento. L’analisi dei casi non è minimamente paragonabile al tempo perso a vagare per le strade, in attesa che uno dei personaggi da interrogare possa manifestarsi. A ciò si aggiungono diversi limiti dovuti dall’ottimizazione dell’opera su Switch non del tutto raffinata. 

Blacksad: Under the skin
L’osservazione con il senso felino è fondamentale per conoscere più dettagli possibili per proseguire nella trama e risolvere il caso.

Una mancanza di fuoco

La ricerca e la risoluzione degli indizi è qualcosa di veramente fondamentale in Blacksad: Under the skin, poiché al di sotto di una trama così stratificata ma lenta si cela un gameplay investigativo molto classico e che non si discosta di tanto dagli stilemi del genere che già conosciamo. L’introduzione del quick time event non è una vera e propria rivoluzione, eppure aggiunge sicuramente spessore e aiuta il titolo a diversificare tutte quelle fasi che, senza questa meccanica, potrebbero risultare scialbe e senza il giusto mordente. L’aspettativa è quella di un gioco d’avventura story driven un po’ più action, come avviene appunto nel fumetto. In ciò si aggiunge un’ulteriore meccanica davvero importante, ossia la deduzione: John, tra un caso e l’altro, annota gli indizi più caratteristici della main quest che successivamente possono essere associati fra loro, come avveniva nel palazzo mentale di Sherlock Holmes: The Devil’s Daughter o The Sinking City. Riordinare però gli indizi non è semplice e spesso richiede ragionamenti da fare al di fuori dal gioco, dove per proseguire con gli eventi è necessario superare questo piccolo “ostacolo deduttivo”. In più, qualora non avessimo compreso cosa fare, ai fini della trama ci viene in aiuto il telefono: è possibile chiamare il commissario, un pastore tedesco di nome Smirnov, e farci dare qualche utile suggerimento

Il gioco tende a soffermarsi un po’ troppo verso quei personaggi che ritiene essere “speciali” ai fini dello svolgimento della trama e questo aspetto verifica una rottura di un’altra meccanica del gioco come l’interrogatorio. La pletora di risposte o domande che John può fare ad un personaggio da esaminare sono subordinate dagli indizi che noi troveremo sparsi per la mappa. Ad esempio, alcuni oggetti della palestra da Boxe possono essere fonte di descrizione e scaturire nel gatto nero protagonista un breve commento vocale ad esso collegato. Quando avremo l’occasione di esaminare un personaggio, l’investigatore ha a disposizione inoltre un comando particolare per fermare il tempo ed esaminare da più vicino con i tre sensi sviluppati (udito, vista e olfatto) per ricevere ulteriori informazioni. L’ultima meccanica proposta dal team Pendulo Studios è la scelta di risposte multiple e che possono “influenzare” la storia. Uniti tutti questi aspetti, ahimé, non forniscono al gioco qualcosa di minimamente sperato o innovativo, relegando al gameplay una serie di problematiche davvero pesanti e difficili da non osservare

Le animazioni dietro al protagonista non sono tante e purtroppo, aggiungendo una presenza alquanto alta di bug, rendono John troppo statico; infatti le sue movenze sono legnose, prive di personalità e spesso insensate. Non restituiscono lo stesso effetto che invece troviamo nel character design ambizioso e piacevole. Il gameplay proprio per questi “errori non risolti” è soggetto a rallentamenti o, nei casi peggiori, a blocchi dell’intero sistema. Durante l’avventura è capitato al personaggio di rimanere bloccato in un punto vicino ad una scala per colpa di un bug, dove è stato estremamente difficile uscire senza “perdere la partita”. Il gioco sfrutta gli autosalvataggi, anche se le aree coinvolte non sono ben dislocate e spesso si ha l’idea di non aver salvato. I personaggi attorno, almeno solo quelli coinvolti dalla trama, reagiscono alle nostre azioni o risposte date, quindi qualunque evento (positiva o negativa) può sempre accadere. Se sbagliamo, il gioco ci riporta al punto precedente di salvataggio.

Blacksad: Under the skin
Anche durante le cinematiche in engine, il gioco ha dei cali di frame-rate ed è perennemente sfocato.

Abbiamo riposto troppe aspettative?

La questione dei bug è un nodo davvero importante e non da trascurare, poiché incide fortemente sia nel gameplay che nell’esperienza finale del gioco. Blacksad: Under the skin, ormai lo possiamo dire chiaramente non è ottimizzato bene per Nintendo Switch. Non sono state nemmeno implementate le caratteristiche peculiari della console, touch-screen o sensori di movimento, bensì una mappatura dei Joy-Con non del tutto efficace e che non può essere modificata a piacimento: molti tasti non vengono utilizzati, mentre altri sono scomodi per gestire alcune funzioni come il richiamo del taccuino o similari. La giocabilità è fortemente danneggiata dal fattore ottimizzazione, oltre alla movenza del personaggio che risulta difficile e lenta: non può correre o saltare, dunque il rischio come abbiamo detto di rimanere bloccati è assai alto. La struttura poligonale del titolo mette in seria difficoltà la console Nintendo, ma non per una questione tecnica hardware. Gli oggetti su schermo non sono effettivamente molti, solo che per mantenere l’affinità con il fumetto è stato riproposto uno stile grafico decisamente ostico da emulare perfettamente. 

Muoversi tra le location di New York è molto suggestivo a livello d’impatto generale e il risultato è sicuramente curioso da vedere. Rispetto alla controparte per le altre console, Blacksad non sfrutta su Switch gli effetti di luci/ombre o la risoluzione dinamica. Il frame-rate è un altro tasto dolente: decisamente al di sotto delle prospettive, con cali evidenti soprattutto durante le cinematiche e le fasi più concitate. Per un qualche bug non meglio noto, la mia console si è dovuta riavviare dopo un calo violento ed un conseguente freeze della schermata di gioco. Addentrarsi nel mondo del famoso cult non è così bello come ci aspettavamo, con troppi intoppi e momenti morti. Il comparto audio/musicale invece è piacevole, con note Jazz e Blues interessanti ed in pieno stile anni cinquanta.

Ultimo aggiornamento: 2020-09-03 at 20:50

In conclusione, per quanto la narrativa possa essere interessante, non è del tutto originale. La storia di Blacksad: Under the Skin è solamente una piccola costola di ciò che invece è stato prodotto per l’omonimo fumetto, dove vediamo protagonista sempre John, il gatto nero investigatore, con momenti più esaltanti e colmi del giusto trasporto emotivo. Le meccaniche di gameplay sono buone, seppur alcune abbozzate e limitate dal sistema di ottimizzazione poco responsivo. Sono più le occasioni dove avrete modo di riscontrare bug, piuttosto che cimentarvi in piacevoli deduzioni in un ambiente perlopiù molto suggestivo. Un titolo con grandi aspettative, che sono morte dopo una lunga prova durata una decina di ore. Per i completisti però esistono dei collezionabili, sebbene non siano tanti né così curiosi da trovare. Attualmente Blacksad è disponibile per la console Nintendo Switch al prezzo di 39,99 euro, un prezzo che con questi difetti non può definirsi conveniente. Valutate attentamente uno sconto o attendete che lo studio di sviluppo possa rilasciare una patch correttiva nel più breve tempo possibile.

Blacksad: Under the skin
Scelte multiple che aggiungono una buona profondità nel gioco, tralasciando il palazzo mentale con le deduzioni che supera quest’ultimo aspetto.
Blacksad: Under the Skin
Blacksad: Under the skin – Recensione
PRO
Una trama parallela e interessante all'omonimo fumetto;
Alcune meccaniche di gioco sono buone;
Stilisticamente evocativo;
Character Design convincente.
CONTRO
Troppi bug;
Frame-rate più che ballerino;
Ottimizzazione non troppo fiera;
Gli stilemi classici del genere non sono mantenuti;
Quasi sempre fuori fuoco e con risoluzioni basse;
Sistema di movimento legnoso e vetusto.
6.7
Un vero peccato, mannaggia!
Redattore