Dark Devotion

Dark Devotion – Analisi della versione Switch

Nel mondo oscuro e perverso non esistono buone virtù, bensì solo bassi e grotteschi istinti animaleschi. L’ignoto si riversa sulle povere anime attorniate dalla misericordia in procinto di “rinascere” dalle proprie ceneri. Redimersi dai peccati non è mai stato così semplice, occorre essere lungimiranti e sopravvivere dai continui attacchi di “mostri” interiori. L’animo non si placa e il cuore pulsa costantemente versando sangue ormai diventato nero, in stretto contatto con la melma di profonde e cupe caverne dove il nostro corpo giace inerme. Un luogo maledetto che divide la realtà con l’oscurità, la luce con il buio e l’amore con l’odio. Questa è la manifestazione di Dark Devotion, un gioco che affronta tematiche importanti come la morte o la rinascita all’interno di un contesto decadente e soprattutto macabro.

Nel corso degli ultimi anni abbiamo visto una sorta di trasformazione – o “saturazione” – del genere inizialmente conosciuto come metroidvania e adesso concretizzato in nuove derivazioni come i soulslike, omaggio alle meccaniche rivoluzionarie nel panorama videoludico di nicchia introdotte da Demon Souls e, successivamente, dalla serie Dark Souls di FromSoftware. Un genere che è pieno di riferimenti nascosti e alle volte molto pragmatici, dove il protagonista si muove in uno scenario con mappe divise in macro aree da esplorare liberamente e senza troppi limiti. Soulslike che adesso, anche grazie ai tanti diversi titoli usciti, può distaccarsi dall’ambiente 3D e proporre qualcosa di “nuovo” e fresco perfino in un mondo bidimensionale, con la possibilità di affrontare o approfondire maggiormente tematiche “particolari” come avviene in Blasphemous, opera di  The Game Kitchen. Con quest’ultimo prodotto, Dark Devotion condivide sia l’ambiente, la pixel-art e alcuni riferimenti molto preponderanti sul genere veloce metroidvania. Il 2D, in questo caso, si sposa perfettamente per la sua caratteristica di proporre un’avventura quasi atipica e con elementi action davvero interessanti.

Se da un lato l’obiettivo di The Arcade Crew è quello di trovare un equilibrio tra citazioni e originalità, dal punto di vista ludico l’offerta – come già ampiamente dimostrato nella recensione della versione su Steam – è molto frustrante e poco accessibile su alcuni fronti. La storia, ad esempio, affronta delle tematiche in maniera troppo blanda e difficili da assimilare, rendendo il vostro approccio con il gioco snervante. A differenza di Dark Souls, non dovremo cercare noi la componente narrativa (lore) tra oggetti o altro, ma attraverso dei personaggi più o meno caratterizzati. Un titolo che nonostante i buoni propositi prova a concentrarsi di più sull’esplorazione ed il combattimento. Trovo, per mio gusto personale, l’ambientazione cupa e malsana una delle più adatte per questa tipologia di gioco, con delle tematiche che, seppur abbozzate, cercano di raccontare qualcosa di estremamente significativo e il più autoriale possibile. Procediamo dunque con ordine in questa analisi della versione di Dark Devotion su Nintendo Switch.

Dark Devotion
Il santuario da espugnare!

La rinascita: il luogo maledetto

Il fondamento della rinascita è molto importante nel gioco, poiché viene nominato e trattato quasi continuamente. Il gioco basa una buonissima parte dell’esperienza sia del Gameplay che della trama su un unico universo, ossia quello dedicato al mondo dei templari decaduti. Una narrazione decisamente ermetica, tendenzialmente difficile da comprendere in una prima lettura. Le terminologie adottate sono complesse, specialmente se consideriamo che il titolo è localizzato solamente in Inglese, francese, tedesco e spagnolo: non è dunque fruibile nella nostra lingua, come spesso accade in produzioni con budget contenuti. Ciò che salta subito all’occhio al momento dell’avvio di Dark Devotion è l’ambientazione cupa e misteriosa. I toni sono esattamente simili ad altri titoli che condividono l’anima “metroidvania” e qualche riferimento al mondo di Miyazaki (Dark Souls), con zone interconnesse e mostri o nemici di vario genere.

Il protagonista è un templare anonimo e con un solo compito da assolvere: liberare un tempio misterioso, che presto si scoprirà essere un luogo maledetto e macchiato da tantissime presenze oscure. Il tempio è solo una maschera che contiene una moltitudine di facce sempre cangianti e alle volte pericolose. Tuttavia, il templare è costretto a causa di un vincolo a vagare come “non-morto” tra le fila di questa macabra e oscura location. Non potrà dunque morire: la sua condizione è assai anomala, perché ad ogni morte corrisponde una medesima rinascita. A differenza della tanto citata opera Dark Souls, essere uccisi comporterà la perdita totale di oggetti consumabili nel gioco e che, come dice il termine stesso, non potranno più essere recuperati. Una condizione che potrebbe, ne sono certo, essere molto fastidiosa, nonostante sia un malus doveroso da sopportare e che rende il prodotto abbastanza difficile.

Il gioco non innova nel comparto narrativo, né questa versione su Switch rispetto a quella per PC (Steam) sembra aver portato su questo versante particolari miglioramenti. Anzi, rimane tutto immutato, perfino i difetti sono messi in bella vista, come la pericolosità di non comprendere quale sia il nostro scopo all’interno del titolo o se la strada percorsa sia quella corretta. Elementi che tediano il videogiocatore, oltre a rendere complessa una meccanica che poteva essere benissimo esplicitata in maniera differente. L’aspetto migliore resta comunque la buona atmosfera ricreata.

Dark Devotion
La morte è sempre dietro l’angolo, dunque badate bene a ciò che utilizzate per costruire il vostro templare.

Lo stile di combattimento e la velocità di esecuzione

Ad ogni morte, il giocatore viene teletrasportato nel santuario iniziale. La location svolge il ruolo esattamente di HUB centrale, dove è possibile visitare il fabbro per l’equipaggiamento ogni volta che desideriamo o prepararci per affrontare i vari dungeon collegati. Il mondo è abbastanza interconnesso, con parecchi cunicoli angusti e altre aree immense. Invece nelle stanze che precedono i boss, troveremo dei punti di salvataggio strategici: sono posizionati quasi a voler dimostrare come il gioco possa essere “punitivo” ma anche “permissivo” in alcune circostanze, permettendo infatti al giocatore di eseguire un teletrasporto senza perdere nessuno degli oggetti in possesso dopo la morte per mano del nemico.

I tempi di caricamento sono abbastanza brevi e dunque il gioco su Switch non si discosta particolarmente dalla controparte per PC o PS4. Quello che invece cambia è la mappatura dei tasti, che si adatta di conseguenza ai Joy-Con e alle sue funzioni con l’HD Rumble. Non sono disponibili purtroppo i comandi di movimento, anche se era alquanto prevedibile visto la natura metroidvania 2D del titolo. Inoltre, il sistema di combattimento e l’ottenimento delle risorse è decisamente lineare, con una progressione tendenzialmente sottotono. Uccidere più nemici consecutivamente, scovare alcune zone nascoste o trovare oggetti è notevolmente importante, poiché dona la possibilità di affrontare l’avventura con più elementi a disposizione ad inizio dungeon. Non mancano poi altri aspetti ludici di Dark Devotion che consentono di andare avanti con il proprio stile di gioco, ovvero collezionare alcuni oggetti, aumentare il livello di stamina e vita, scegliere l’equipaggiamento giusto e così via.

I nemici che incontreremo lungo il cammino sono di vario genere e spesso ostici da sconfiggere. Comprendere il pattern, specialmente di creature non ancora incontrate, può richiedere un quantitativo di tempo non indifferente. L’attacco e la schivata consuma stamina e quindi riducono di molto la barra della fatica, creando così un piccolo scompenso nel personaggio da dover tenere sempre in considerazione, pena ovviamente la morte. Un prodotto che ripone la maggior parte dell’esperienza alle abilità del giocatore: basta un piccolo errore per perdere ogni oggetto a disposizione e ricominciare il dungeon partendo dal santuario. Per incrementare il proprio livello e acquisire una delle tante build disponibili è necessario aumentare il parametro della Fede, elemento che si guadagna ad ogni nostra uccisione e che può essere speso per “comprare” delle benedizioni. Quest’ultime servono per aprire passaggi secondari o curare alcune maledizioni.

Dark Devotion
Inchinarsi serve per accumulare “Fede” lungo gli altari, così da poter spendere questi punti in qualcosa di utile durante l’avventura.

Nonostante alcuni difetti, si dimostra buono anche in portatile

Se dal punto di vista narrativo riesce ad incuriosire a malapena per via della sua complessità, nei pochi dialoghi e nello scarso tentativo di raccontare una storia troppo pragmatica da collegare, il Gameplay e l’esplorazione sono il fulcro che fa pendere Dark Devotion nella sufficienza accettabile. Alcune sezioni di combattimento, specialmente quelle contro i boss, sono davvero astruse e snervanti, ma fanno parte di un sistema scelto a priori nella fase di scrittura del gioco e quindi opinabile. Per alcuni può risultare un titolo con una difficoltà troppo elevata, per altri una difficoltà sostenibile e a causa di una buona progressione del personaggio (costruzione della build).

Il comparto artistico resta quello più suggestivo e che, perfino nella versione qui esaminata sulla console ibrida Nintendo, svolge un ottimo lavoro sia in portatile che in modalità docked. Da annoverare però un frame-rate fisso sui 30 fps con qualche sporadico calo nella fascia sottostante ai caricamenti tra il santuario e un generico dungeon, oppure l’entrata della stanza di un boss. Il titolo è impreziosito di tutte quelle funzioni riguardanti effetti di luce e l’adattamento delle texture in più scenari in movimento. Le hitbox, come avveniva nella versione su Steam, soffrono di una blanda collocazione e non risultano facilmente intuibili. Le mappe invece hanno una buona varietà, così anche i nemici. Eppure, nonostante l’eccelso lavoro artistico e il design di alcune creature, il problema peggiore resta la frustrazione e la storia poco accessibile. Il comparto sonoro e audio è abbastanza generico, non risalta particolarmente.

In conclusione, Dark Devotion su Nintendo Switch merita davvero di essere comprato? Sì, ma è un gioco non per tutti, che sia chiaro. Un titolo che rispecchia esattamente la versione uscita precedentemente su altri lidi e che non migliora completamente l’esperienza finale, a meno di non trarre giovamento nel giocare in portatile fuori casa. La longevità è nella media, ossia una ventina di ore per concludere la main quest. Purtroppo è un prodotto che non osa più di tanto, si limita ad emulare alcuni titoli come Dark Souls o altri blasonati metrodivania 2D senza innovare. Un gioco comunque godibile e, in parte, davvero interessante per l’ambientazione in 2D proposta in chiave pixel-art.

Dark Devotion
Lo stile grafico è davvero grazioso, perfino le stanze che precedono i boss sono esteticamente carine e ben organizzate.

Dark Devotion è uscito su Nintendo Switch a 19,99 euro!

Dark Devotion
Dark Devotion – Analisi della versione Switch
PRO
Ambientazione davvero affascinante;
Molto impegnativo e difficile;
Combat System interessante;
Modalità portatile curiosa e piacevole su Switch.
CONTRO
La narrazione è troppo criptica e mal raccontata;
La difficoltà non è del tutto esponenziale;
Alcune sezioni sono sbilanciate;
Alla lunga il titolo è snervante.
6.8
Decisamente sufficiente!
Redattore