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Uncharted: il mito, la letteratura, il cinema – Fuori Target

Su Uncharted, videogioco nato dalla mente della Naugthy Dog, si è detto davvero tutto.
È il classico esempio di prodotto convenzionale, e allo stesso tempo fuori le righe, che investe ormai gran parte dei blockbuster medi americani (cinematografici e videoludici), dai comicmovie fino alle grandi produzioni del genere (Pirati dei Caraibi?! Assassin’s Creed?). La sua vicinanza a Indiana Jones e a National Treasure è stata sottolineata da ogni parte tanto che, inutile nasconderlo, ogni considerazione in merito, nel tempo, è diventata pleonastica.
Quello che ci si è sempre chiesti non è tanto da cosa tragga ispirazione, quanto piuttosto perché e come sia diventato, in breve tempo, un caposaldo dell´intera industria videoludica.
Nel 2007, la Software house americana Naugthy Dog  propose al pubblico un gioco: Uncharted, che diventa, in poco tempo, un successo di pubblico e critica. Fioccano i premi, la gente entusiasta chiede a gran voce un seguito che arrivarà pochi anni dopo, migliorato notevolmente sia dal punto di vista grafico che del gameplay. Dal primo episodio, costantemente accostato a Tomb Raider, si arriverà pian piano al paragone cinematografico poiché la sceneggiatura, fino a quel momento di contorno, prenderà il sopravvento sull’intera produzione. Dialoghi e cutscene abbondano, la trama si infittisce, i dialoghi anche, i personaggi aumentano e piano piano, si sente sempre più la necessità di sapere, conoscere come la storia finirà. Si arriva al quarto capitolo (se escludiamo il capitolo psvita), dopo dieci anni dal debutto, di una saga che tanto ha detto del suo passato e presente, con un lieve ma costante sguardo al futuro. Uncharted si può dire concluso.
Dopo un decennio di trama, di personaggi, di ambientazioni, e di attesa, Uncharted entrarà di diritto in quei cult videoludici ricchi di influenze che non nascondono neppure per un secondo la necessità, la voglia, di influenzare.

Uncharted nella letteratura

uncharted 4Tutto parte da molto lontano, all’incirca nel 1300, quando Marco Polo, reduce da lungo viaggio in Cina,  scrive un libro: il Milione.

Quest’ultimo venne dapprima pubblicato in poche copie, per via della difficoltà a ricopiare ogni foglio, e solo successivamente, grazie all’invenzione della stampa, verrà ripubblicato. Il successo in Europa fu tale che convinse, i più, a scrivere di viaggi. Nel secolo successivo si avviò l’espansionismo che fu il propulsore ideale per una letteratura straordinaria, quella dei viaggi. La crescente richiesta di questa letteratura convinse molti “turisti” a prendere parte ai viaggi, pagando ingenti somme, solo per raccontare, attraverso diari di bordo, delle loro avventure nei mari del mondo.
Ma, finite le avventure, gli scrittori iniziarono a capire che bisognava inventare, creare avventure per saziare le menti, e i cuori, del pubblico sempre più avido, appassionato a quello che pochi potevano permettersi: scoprire.
Tra le tante leggende messe in campo da questi scrittori, una in particolare prese piede, tanto da suscitare non solo la curiosità del lettore medio ma anche, e soprattutto, quella degli avventurieri: El Dorado.

La prima ispirazione della Naugthy Dog parte proprio da questa leggenda. Perché non iniziare con il più grande mito dell’età moderna?
Si sa, la scoperta è nel nostro dna, la voglia incessante di spingersi alla conquista di un mondo nuovo, dei suoi segreti, dei suoi tesori, sono tra le più grandi debolezze del genere umano. Abbiamo solcato mari, avventuratoci in terre sconosciute, costruito navicelle per andare oltre il nostro mondo, mettendo piede sulla Luna. Amiamo scoprire e alla Naugthy Dog lo sanno.
Sulla scia della grande letteratura dei viaggi, la software house americana, costruisce il primo grande successo dopo Jak and Daxter, seguendo gli stessi criteri degli scrittori di tale letteratura con uno sguardo sempre più fisso verso il cinema, l’arte che nell’ultimo decennio si è resa più disponibile verso i videogiochi.

Uncharted nel cinema

Ogni prodotto a video che abbia una storia e dei dialoghi contiene una scrittura e, come tale, ha diritto di essere considerata a tutti di effetti una sceneggiatura. Dopo aver capito quale leggenda trattare, alla Naugthy Dog dovevano pensare a come trattarla.
Sembrerà strano a dirsi ma è proprio dall’attore principale che Uncharted è nato.
Nathan Drake, un personaggio un po’ sbruffone, un po’ saccente, costantemente ironico e coraggioso, impavido e sensibile. La sceneggiatura, come nelle migliori produzioni, parte dal basso, non dall’avventura, ma dal suo protagonista. Una costruzione sopraffina, attenta e accurata, studiata nei minimi dettagli. Nathan è un personaggio costruito su più livelli interpretativi ed estetici. Ed è proprio da quest’ultimo elemento che gli sviluppatori sono partiti:  l’estetica. Nathan è un sex symbol a tutti gli effetti, atleticamente dotato, con canoni di bellezza occidentali ampiamente riconosciuti tali. Non è il classico fautore della palestra ad oltranza, ma neppure fisicamente anonimo, poiché ogni dettaglio del viso collima con l´idea(le) estetica di maggior appeal in occidente (barba sì, ma non lunga, corpo atletico sì, ma non palestrato, e poi moro – di gran lunga la tipologia più rappresentativa in occidente- , con linee marcate ma non dure). Da qui, il carattere (citato all’inizio del paragrafo), la personalità e per finire la psiche (sentiamo continuamente cosa pensa, come lo pensa e perché).

uncharted 4Dopo aver capito cosa raccontare, dove raccontarlo e a chi farlo interpretare, Naugthy Dog ha dovuto mettere insieme gli elementi.
Le considerazioni cinematografiche che lo hanno accompagnato per un decennio (la sceneggiatura, i riferimenti ai capostipiti del genere, il concetto di “saga”) sono tutte lecite ma forse non accuratamente valutate. Naugthy Dog non ha mai davvero pensato di affidarsi a film o personaggi particolari, ha piuttosto seguito il trend, costruendo una saga su altre già esistenti, perfezionando il genere di appartenenza, andando a crearsi una sua identità, indipendente dal contesto sul quale poggia.
Nathan Drake ha ben poco da spartire con Indiana Jones, è diverso il linguaggio, l´ironia, perfino il look. Dicasi lo stesso con il Nicolas Cage de “Il mistero dei Templari”,  poiché Cage non ha né il carisma né il fascino estetico di Nathan. E si può continuare con Depp ne “I Pirati dei Caraibi” o con LaBeouf in “Trasformers”. Lontano anni luce, perfino da quel Tomb Raider tanto citato (il sesso, il passato dei protagonisti, le ambientazioni, la personalità… e via dicendo).
È dunque lecito avere dubbi sull’originalità della storia proposta, ma non sulla scelta della Naugthy Dog di utilizzare diverse arti ed influenze per crearne una propria. Tutto ricorda ma nulla è uguale. Ed è forse questa la potenza del lavoro della casa americana, portare una storia di stampo classico (alla portata di tutti), figlia di quei blockbuster americani in voga, che mettono in campo sentimenti in continuo contrasto fra loro (amore/odio, fiducia/sfiducia, vendetta/perdono), alla costante ricerca di qualcosa, con enigmi, avventure, amori e tradimenti.

Uncharted nei videogiochi

Non è stato il primo del suo genere e sicuramente non sarà neppure l’ultimo ma il lavoro della casa californiana è certamente, ad oggi, il più potente. Il perfetto equilibrio tra la settima arte e il videogioco, tra narrazione e interazione,  senza mai privilegiare un aspetto rispetto a un altro, senza mai calpestarsi a vicenda.
nathan drakeLa narrazione di stampo cinematografico adattata al videogioco contemporaneo, è questa la potenza del suo successo, l’essere ibrido, multiforme nella struttura, classico nella rappresentazione (lineare, mai contorto), forte di un personaggio carismatico di facile immedesimazione, attraente e ironico, aiutato da personaggi di contorno convenzionali ma efficaci (il mentore, la bionda, i cattivi, il fratello teppista) e da una sceneggiatura capace di influenzare intere produzioni (deviare molte delle saghe ancora aperte e nate prima di Uncharted che oggi acquistato nuova linfa perché introducono una sceneggiatura) con elementi classici e moderni (genitori scomparsi, orfanotrofio, viaggio, scoperta, amicizia e chi più ne ha più ne metta).

Insomma, Uncherted è la rappresentazione del videogioco oggi, quella di un viaggio che proviene da molto lontano per farsi nuovo oggi, rivisto e corretto nelle dinamiche, appassionato e anche furbo, ma che nasconde, al suo interno, una consapevolezza incontrovertibile: tutti vorrebbero essere Nathan Drake.

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Ultimo aggiornamento: 2020-09-02 at 21:00