Super Mario Anniversary

Un Super diventato Mario – Fuori Target

Mario secondo Nintendo

Tra le tante icone videoludiche, quella più discussa e, al tempo stesso, più simbolica è quella di Super Mario. Nel 2015 Mario ha festeggiato 30 anni dalla sua prima apparizione indipendente, da quel Super Mario Bros che, non solo rivoluzionò  il concetto di platform all’interno dell’industria, ma influenzò un’intera generazione videoludica. Le sue caratteristiche estetiche unite a un gameplay a scorrimento, dinamico e divertente, ne decretarono l’immediato successo.

La capacità da parte di Nintendo di rinnovare costantemente il brand, mantenendosi fedele al modello concettuale originario, portò enormi vantaggi, tanto che oggi, la figura e i videogiochi annessi a Mario, nonostante la sua longevità, resistono al tempo. Nel corso dei decenni Nintendo ha saputo mantenere una certa fedeltà estetica e concettuale dietro Mario; un uomo paffuto, di età imprecisa (poi dichiarata dal suo creatore), che salta in un regno popolato dai soliti nemici. Eppure, dietro questi rimandi, questi dejà vu, queste ellissi immobili,  Nintendo ha costruito un universo familiare, immutabile e al contempo rivoluzionario; la sensazione è sempre la stessa: tornare a casa.

Perché è sulla familiarità che la grande N poggia le sue basi, quelle fatte da personaggi profondi, inediti e fortemente contestualizzati nella modernità, che accompagnano i giocatori durante tutto l’arco della vita e che approcciano ai nuovi con la stessa identica filosofia. Fuori dagli schermi però, la sua figura è più complessa e ci racconta un’idea, diventata successivamente pensiero, dei suoi creatori, di un Paese e della sua cultura.

Mario nel cinema

donkey_kongMentre oggi la narrazione, in campo videoludico,  ha preso il sopravvento su molte produzioni mainstream,  avvicinandosi pericolosamente a quel mondo cinematografico da cui trae ispirazione, ridefinendo così il concetto di videogioco, Mario ha saputo ritagliarsi un ruolo da assoluto protagonista, passando da comparsa nei giochi con Donkey Kong, a interprete principale. Una scalata spesso vista in quel di Hollywood, che ha colto innumerevoli attori e attrici nel corso di più di 100 anni di storia cinematografica. Non solo, la sua figura, buffa e goffa, al punto da strapparti un sorriso ogni qual volta lo si vede saltare tra tubi e tartarughe, è quella che oggi, in campo cinematografico, va per la maggiore.

Finito lo star system, il divismo, l’egocentrismo da copertina, Mario si pone come interprete della contemporaneità cinematografica, fatta di dedizione al lavoro, di responsabilità e sacrifici. Mario è un anti-eroe e mai come in quest’epoca, un tale personaggio, è attuale (dicasi lo stesso per la figura del suo doppio “WaMario”, antitesi dell’anti-eroe, del suo presente, come forma estetizzante e contraria del suo io “benigno”). Nato alla fine degli anni ’80, in linea con l’avanzare del modello postmoderno cinematografico (quello che vedeva la fine del maschio Alpha uscire illeso da una guerra, o quello à la Rambo, con ipertrofia muscolare); In piena lotta proletaria, nasce Mario, in mezzo, si fa per dire, alle nascenti politiche sul lavoro e sull’emancipazione sociale, sessuale e di genere.

Mario nella società contemporanea

Non è un caso che Mario rivesta un ruolo da umile, da eroe medio quotidiano e che ci spinga a pensare che anche oggi, in costante crisi di identità sociale, rivesta un ruolo da protagonista. Mario sembra un uomo di mezza età, non molto prestante, non particolarmente alto né particolarmente forte e bello. È a tutti gli effetti un uomo comune che fa un mestiere comune e che non pretende di governare su nessuno, né di salvare il mondo.

La struttura che investe Mario è tipicamente anni ’80, quella di un uomo medio inserito all’interno di un contesto straordinario che, con le sue sole forze, combatte per salvare la donna di cui è innamorato. Traendo ispirazione dalla tradizione nipponica, la casa di Kyoto costruisce un personaggio fortemente convergente, tra la propria cultura e quella occidentale (gli Usa – il sogno americano-, L’Italia – nome del personaggio e di suo fratello, Giappone – Il regno dei funghi ricorda fortemente la geografia nipponica-). È la perfetta combinazione tra cultura pop e non, di letteratura principesca e tradizione popolare, di cinema hollywoodiano e cinema indipendente giapponese. E’ buffo pensare a Super Mario come una figura attuale, moderna e contemporanea, perché è proprio la critica che più volte gli viene fatta dalla stampa meno navigata: la sua figura è obsoleta, maschilista, statica.
super_mario___save_peachMario, nelle sue avventure più classiche (2d e 3d) ha un obiettivo: salvare la principessa Peach dalle grinfie del temibile Bowser. Una figura non in linea con la contemporaneità, date le sempre più crescenti politiche a favore delle donne; un’esigenza dovuta a cui le donne sono arrivate con grande fatica.

Mario spezza questo luogo comune, fin troppo abusato dalla società, della donna in pericolo salvata da un uomo, in quanto sesso debole, quando oggi la storia ci dice che una donna può salvarsi da sola e che anzi, spesso è lei che salva gli uomini. Mario ci pone di fronte a un dilemma attuale, più antico che nuovo, più classico che moderno, quello del maschilismo nei videogiochi.

Ma si sa, spesso i dilemmi non trovano terreno fertile. Se fosse maschilista avrebbe uno schema comune, quello che vedrebbe il Nostro essere presentato come un eroe superiore, ma Mario non è il solito personaggio e non lo è neppure Peach; le qualità intellettuali dei due sono ridotte ai minimi termini, non vengono presentate distinzioni di intelletto, semmai solo di classe, ma non è una discriminante (e qui possiamo aprire un altro capitolo cinematografico, con a capo un successo mondiale quale Titanic – colossal rivoluzionario in quel di Hollywood, quando il genere era andato in disuso da oltre 30 anni (Ben-Hur ndr.) che vedeva un Jack /Mario salvare Rose/Peach-) anzi, è un’attenuante, perché Mario non è bello, non è ricco, non è famoso. Non è quello che è Peach. Il controllo resta e resterà sempre nelle mani della principessa.

Mario nella letteratura

Durante la seconda metà del diciottesimo secolo, in campo artistico avviene una grande rivoluzione. L’uomo non è più al centro dell’universo, il suo pensiero non segue più uno schema definito, il cuore prende il sopravvento sulle decisioni, l’agire senza regole, senza comandi, lo spirito libero è il nuovo mantra. Nasce il romanticismo. Narrando con forza le proprie idee, sostenendo la libertà di espressione senza vincoli, la letteratura crea l’eroe romantico. Di eroi romantici il cinema ne è stracolmo, come in pittura e letteratura, ma quanti possono dirlo in un videogioco?

Gli anni ’80, oltre a rivedere
i ruoli degli interpreti in campo artistico, come in quelli cinematografici e di riposizionare la figura del politico, hanno ripreso anche una letteratura dimenticata, quella romantica. Sì, Mario è un eroe romantico, ma non nella definizione standard del termine, quella che lo vede struggersi dietro una siepe in attesa che il mondo faccia un passo. No, nell’accezione del termine, in questo caso, la solitudine di Mario durante le sue avventure, è accompagnata da quell’istinto e quella determinazione che ne fanno un personaggio coerente, eroe romantico da una parte, eroe principesco dall’altra e forse, quel Super che lo precede, reduce dallo Sturm und Drang romantico, sta proprio per Superuomo. Non è un semplice personaggio da videogioco, statico e imperturbabile, ma una vera e propria filosofia, un concentrato di modernità e tradizione, invenzione e conservazione.

Se la casa di Kyoto abbia pensato a tutto questo noi non lo sapremo forse mai, ma le intenzioni del creatore esulano dalla nostra visione e l’aver omesso testo e sceneggiatura ci ha dato, nel corso di più di 30 anni, il modo e la voglia di leggere questo straordinario personaggio secondo una nostra visione.